A Diritto Processuale Civile contatto diretto con le fonti e con gli atti

Non solo manuali e definizioni, ma lo studio di casi concreti, sentenze e atti giudiziari. Con questo proposito nascono i seminari teorico-pratici di Diritto Processuale Civile tenuti dalla prof.ssa Valentina Capasso, pensati per accompagnare gli studenti alla dimensione reale del processo. I seminari hanno preso avvio lo scorso 9 febbraio e termineranno il 10 marzo con cadenza bisettimanale.

Tra gli oggetti di studio: i principi del contraddittorio e di non contestazione, la tutela del consumatore e giudicato, gli atti introduttivi in appello e il ricorso per cassazione e controricorso. L’iniziativa, che rientra nella preparazione degli esami di Diritto Processuale Civile I e II, prevede un duplice taglio: da un lato l’analisi di casi giurisprudenziali, contestualizzandoli, dall’altro l’illustrazione delle tecniche di redazione degli atti. Un modo per colmare una difficoltà che la docente ha riscontrato direttamente durante gli esami: “mi sono resa conto che anche gli studenti bravi, che dal punto di vista teorico rispondono bene e conoscono le definizioni, spesso si perdono sul piano pratico, non riescono a spiegare concretamente cosa significa quello che stanno dicendo”, racconta.

La nuova programmazione del corso, che distingue una prima parte più teorica e una seconda fortemente procedimentale, ha spinto la docente a modulare i seminari secondo esigenze diverse. Nella prima fase l’obiettivo è “far funzionare” la teoria, mostrando come gli istituti studiati trovino applicazione nei casi reali. Non a caso, uno dei primi incontri ha affrontato il tema del climate change: “È un argomento che agli studenti tendenzialmente non arriva, eppure sta acquistando una grande risonanza a livello mondiale e si affronta con gli strumenti del diritto processuale”. Un altro aspetto centrale riguarda il contatto diretto con le fonti: “Mi sono resa conto, anche parlando con studenti del quinto anno, che molti non hanno mai letto una sentenza. Nei seminari, invece, partiamo proprio dalle sentenze, le leggiamo e le analizziamo applicandole a problemi concreti”.

Nella seconda parte il lavoro diventa ancora più operativo. Qui il focus si sposta sulla scrittura degli atti, ovvero come si redige concretamente una domanda, come si formula una contestazione efficace, cosa significano davvero le formule che spesso si ripetono in modo automatico. “Ci chiediamo, ad esempio, cosa vuol dire davvero non contestare, in riferimento al principio di non contestazione, e che cosa bisogna scrivere per contestare in maniera rilevante”, spiega la docente.

Accanto agli incontri, è previsto anche un test finale di autovalutazione, facoltativo e senza incidenza sul voto d’esame. Uno strumento che la professoressa ha già sperimentato in altri contesti e che considera particolarmente utile “perché ciascuno studente può confrontarsi da solo e capire dove sbaglia. Non c’è un voto né l’antagonismo tipico degli esami, ma c’è maggiore consapevolezza per gli studenti”. Infatti tra le domande vi sono proprio gli errori più frequenti in sede d’esame, così da trasformare l’errore in occasione di apprendimento. L’obiettivo finale va oltre la semplice preparazione alla prova: “Vorrei che lo studente comprendesse che Procedura civile non è solo uno scoglio da superare o un esame da inserire sul libretto, ma qualcosa di vivo”.

E c’è anche un messaggio più profondo: dietro le teorie e le questioni che si trovano sui manuali e che spesso sembrano astratte si nascondono problemi concreti di tutela dei diritti e del cittadino, “nel diritto processuale non c’è nulla di sicuro: quelle tesi che troviamo nei manuali racchiudono valori fondamentali, questo è ciò che vorrei far emergere”, conclude Capasso.
A.B.

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Ateneapoli – n.3 – 2026 – Pagina 30-31

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