Tra le centinaia di programmi di scambio internazionale di studenti e docenti ce ne sono vari con le Università cinesi, relativi a molteplici settori disciplinari. Il 15 aprile scadono i termini per candidarsi alla mobilità con la Tongji University (Shanghai) per il semestre autunnale 2026.
“Possono proporsi – spiega il prof. Stefano Albanese, responsabile federiciano del programma di scambio, un geochimico in forza al Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e della Risorse (Distar) – non solo gli studenti (Triennali e Magistrali) di Geologia, perché lo scambio è aperto a tutti gli iscritti all’Ateneo. Ciò premesso, va detto che noi di Geologia abbiamo rapporti consolidati da diversi anni con la Tongji University e con altri Atenei cinesi, relativi anche alla mobilità dei ricercatori e degli studenti. Lo scorso anno è stato ospite a Napoli il Vicerettore di quell’Ateneo e ha incontrato il nostro Rettore, il prof. Lorito. Un mio attuale collaboratore ha svolto lì il suo dottorato di ricerca. Ora è a Napoli una ricercatrice cinese, che resterà un paio di anni. Un’altra è stata sei mesi ed è partita da non molto tempo”.
Quanto agli studenti, prosegue il prof. Albanese, “in quindici anni sono venuti a seguire lezioni e laboratori nel Dipartimento una trentina di cinesi. I nostri sono un po’ restii a partire, ma chi è andato ci ha poi raccontato che ha vissuto un’esperienza molto interessante e stimolante. La geologia in Cina è tra l’altro considerata una disciplina importantissima, con Atenei interamente dedicati. La Cina è d’altronde un Paese molto impegnato nella ricerca delle risorse energetiche e minerarie indispensabili alla sua produzione e il geologo è il professionista centrale in queste dinamiche”.
Il programma di mobilità con la Tongji University al monento non prevede borse di studio “voglio verificare con gli Uffici centrali dell’Ateneo se c’è modo di individuare qualche possibilità. Va però anche detto che le università cinesi sono dei veri e propri campus e che chi andrà lì avrà la copertura dell’alloggio e del vitto, non avrà il problema di cercare casa”. Discorso differente per i cinesi che vengono a Napoli. “Negli ultimi anni – racconta il prof. Albanese – anche in considerazione della trasformazione di migliaia di appartamenti in bed and breakfast e case vacanze, a Napoli è sempre più difficile che gli studenti stranieri – e tra essi naturalmente anche i cinesi – trovino alloggi a prezzi accessibili.
Per ottenere il visto, però, i cinesi devono dimostrare che hanno già dove dormire qui a Napoli. Capita, dunque, che inizialmente prenotino per qualche settimana una stanza in albergo e che poi, giunti in città, si mettano alla ricerca di una sistemazione economicamente più sostenibile. La ricercatrice che ora è in Dipartimento ha preso casa al Rione Traiano, che è un po’ decentrato rispetto alla sede universitaria dove sta lavorando. Nelle altre zone di Fuorigrotta, per non parlare del centro storico di Napoli, purtroppo, non avevamo trovato nulla”.
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Ateneapoli – n.5 – 2026 – Pagina 15








