C’è preoccupazione nel Corso di Medicine and Surgery – e nell’Ateneo – per i propri studenti iraniani. Tanti ragazzi e ragazze vincitori del test d’accesso Imat dello scorso settembre non sono mai arrivati in Italia perché, ancora oggi, restano bloccati nel paese d’origine che, come noto, versa in uno stato di agitazione permanente. Una situazione che stanno vivendo diverse università italiane.
“È un problema serio – spiega il prof. Pasquale Abete, Coordinatore del Corso di Laurea – noi abbiamo uno zoccolo duro di iraniani, al 2024/25 ne contiamo 160, e alcuni di loro, ad oggi, sono bloccati lì a causa della guerra civile”. Segnatamente all’anno accademico in corso, su 70 posti banditi (c’è stato un aumento), 25 sono stati destinati a comunitari, i restanti 45 a extracomunitari. Ebbene, di quest’ultima fetta, circa una trentina sono originari della Repubblica Islamica dell’Iran – alcuni sono riusciti ad arrivare a Napoli, per fortuna.
In realtà, il docente segnala che anche prima del precipitare degli eventi sussistevano delle difficoltà: “le iscrizioni registravano mesi e mesi di ritardo, questi studenti sono sempre stati costretti a lotte feroci per ottenere i visti dalle Ambasciate, naturalmente la situazione è peggiorata a causa di tutto quello che sta succedendo. Nel frattempo, non potremo aspettare ancora a lungo, dovremo darci una scadenza, perché ci sono studenti in graduatoria provenienti dai più disparati Paesi che spingono per ottenere un posto, essendo risultati comunque vincitori”.
L’Ateneo, così come l’Ambasciata italiana, ha messo su iniziative politiche e diplomatiche per provare a risolvere una “situazione delicatissima”. Purtroppo proprio qualche giorno fa l’Ambasciata italiana a Teheran ha reso noto che “la Cancelleria consolare resterà chiusa al pubblico fino a nuove indicazioni. Saranno garantiti unicamente i servizi essenziali, urgenti e non differibili in favore dei connazionali. Ogni altro appuntamento già fissato sarà riprogrammato non appena le condizioni lo consentiranno”.
Insomma tutto fermo. Tra l’altro, a novembre scorso, la Farnesina ha resto noto che per l’anno accademico 2025-2026 l’Ambasciata d’Italia in Iran aveva già offerto 4.500 appuntamenti per gli studenti: “si tratta di quasi il 40% di tutte le domande di visto attualmente raccolte alla Sede”, si legge. In tutto questo, sempre a novembre il Tribunale di Torino emetteva un’ordinanza che ha imposto al Ministero degli Affari Esteri e alla stessa Ambasciata italiana a Teheran di fissare celermente gli appuntamenti per i visti per centinaia di studenti iraniani ammessi negli atenei italiani. La decisione serviva a sbloccare la situazione che ha reso impossibile, in sostanza, ottenere il visto prima del 30 novembre 2025 (giorno di scadenza per la richiesta).
Al di là di una questione assai ingarbugliata che, da solo, il Corso non può certamente risolvere, quanto a spazi e didattica, Medicine and Surgery procede su buoni standard: “la maggior parte di studentesse e studenti frequenta nell’Edificio 6 – contiamo 30, 40 posti a sedere per aula – in più, essendo aumentati i posti banditi rispetto allo scorso anno, ci è stata assegnata un’aula nell’Edificio 20, capiente per tutti i 70 ragazzi del primo anno”.
Infine, si sta insistendo sul miglioramento del tirocinio professionalizzante, rispetto al quale lo scoglio principale è la lingua: “gli studenti hanno capito che per farlo devono conoscere l’italiano e, infatti, abbiamo inserito un corso di lingua ufficiale, obbligatorio, al terzo anno, per gli stranieri che non parlano il nostro idioma”, conclude Abete.
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Ateneapoli – n.3 – 2026 – Pagina 18







