Capelli, colorazioni e tonalizzanti: il peso dei social sulle scelte dei consumatori

Hair color e market trends: il punto sullo stato dell’arte del settore, le tendenze del momento, il peso dei social nell’influenzare le opinioni dei consumatori e sui progressi della ricerca. I temi trattati in un incontro organizzato dalla prof.ssa Sonia Laneri, Coordinatrice del Corso di Laurea Magistrale in Scienza e Tecnologia dell’Industria Cosmetica, in collaborazione con le aziende Prodotti Gianni e Sensient Beauty, il 30 ottobre, nell’Aula Magna Sorrentino del Dipartimento di Farmacia.

Un ulteriore risvolto dell’evento, come ha sottolineato la docente in apertura, è stato “infondere voglia di conoscere e di avere basi solide per essere competenti e coscienti di ciò che si fa”, rivolgendosi agli studenti, rispetto ai quali ha poi aggiunto: “stiamo crescendo dei piccoli chimici”. I saluti, al solito, sono arrivati dal Direttore, prof. Angelo Izzo, che ha detto: “il concetto di bellezza si è evoluto nel tempo e non è un fatto meramente estetico.

In questa occasione parliamo dei capelli, che contribuiscono al nostro stato di salute e sui quali ci sono notizie contrastanti: cosa fa bene, cosa fa male? Bisogna fare chiarezza, e per nostra fortuna ospitiamo chi se ne occupa da tanto”. I lavori sono stati aperti dalla dott.ssa Vera Tofani, laureata in CTF e South Europe Account Manager per Sensient, multinazionale che ha diversi siti produttivi nel mondo e leader nel settore dei coloranti. Nel suo doppio intervento, con focus prima sulle colorazioni per capelli e poi sugli hair toners, ha ribadito un concetto generale: “si tratta di argomenti interessanti che permettono di approcciare una materia per niente semplice”.

Se da un lato “le colorazioni aiutano a esprimere la propria personalità”, la tecnica del semipermanente è “utile per evitare danni”. Gli hair toners sono “un grande trend del momento, sul mercato c’è la necessità di agire anche sulla correzione del colore che si possiede, neutralizzando l’evoluzione di una colorazione che non si vuole”.

Il punto è che “tutto questo aiuta i capelli a essere più sani e meno trattati; inoltre ne giova anche il consumatore finale potendo spaziare tra varie colorazioni senza impattare negativamente su salute e sempre meno sull’ambiente”. Successivamente ha preso la parola il dott. Andrea Cavenaghi, anche lui South Europe Account Manager per la medesima azienda.

Ed è entrato nel merito di Make up Trends on TikTok: “abbiamo un intero reparto che si occupa solo di questo: studiare i colori dell’anno tramite le tendenze, per esempio. Su TikTok c’è una community molto forte legata al beauty, a tal punto che il 91% usa la piattaforma come punto decisionale dopo aver visualizzato recensioni”. Il rovescio della medaglia, che lo studioso ha definito “molto pericoloso”, è che la figura dell’influencer propone contenuti per un ritorno economico e, spesso, senza avere reali competenze – si tratta pur sempre di prodotti chimici e “una influencer con 240mila follower ha un peso. Tutti possono diventarlo, anche se gli stessi brand cavalcano quest’onda”.

Laneri sottolinea come in Cina stiano provando a prendere delle contromisure “imponendo di possedere competenze a chi intende fare divulgazione su certi argomenti, non si può fare a cuor leggero”. E una percentuale tra le tante racconta bene l’impatto social sul consumo di questi prodotti: “per questo e il prossimo anno si prevede un incremento del 39 per cento nell’utilizzo del blush grazie alle piattaforme”. E questo ha determinato un cambiamento: “ora il prodotto deve essere funzionale”.

Non solo aspetti negativi, però. Un trend che ha preso piede negli ultimi anni e che sta cambiando l’approccio al prodotto di bellezza, oltre all’inclusività, è la body positivity: “è sempre più importante che le imperfezioni vengano accettate serenamente, tiktoker mostrano spesso la propria acne durante i tutorial, costruendoci il proprio brand”.

Interessante anche un dato del settore relativo all’uomo: al di là del fatto che si registra un incremento importante del consumo – 4% a livello mondiale, destinato a crescere – ma “in Germania, Regno Unito e Stati Uniti gli uomini preferiscono usare prodotti specificamente destinati alla categoria, mentre in Cina, al contrario, non danno peso a questa specifica”. Dopo la sessione mattutina e la successiva pausa pranzo, i lavori sono continuati con altri due interventi dei medesimi relatori. Si è registrata una buona partecipazione di pubblico.
Claudio Tranchino

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Ateneapoli – n.18 – 2025 – Pagina 30

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