Stavolta è stato il ‘dentro o fuori’ definitivo. Il 22 e il 26 gennaio la Federico II ha svolto le date degli esami di recupero (orali) per coloro che, all’indomani del semestre filtro, ne hanno superato solo uno o due tra Fisica, Biologia e Chimica e Propedeutica Biochimica. Una trovata dell’ultima ora del Ministero (Decreti pubblicati a fine 2025) per non lasciare posti colpevolmente vacanti dopo che le prove di novembre e dicembre si sono rivelate mortifere per un numero cospicuo di studentesse e studenti – sono stati pochi quelli che hanno raggiunto la sufficienza in tutte e tre le materie.
Inoltre, se le verifiche nel caso del semestre sono state centralizzate, ovvero uguali su tutto il territorio nazionale, l’organizzazione di quelle di recupero è stata affidata per intero alle sedi locali, che hanno dovuto mettere in moto la macchina in fretta e furia. Ad ogni modo, a proposito di ragazze e ragazzi coinvolti, non si è trattato di gestire semplicemente l’ansia da prestazione tipica di un esame universitario, ma di fare i conti pure la consapevolezza dell’occasione insperata, giunta quando tutto sembrava ormai archiviato.
Ateneapoli è andato al Policlinico nei giorni interessati per registrare stati d’animo e sensazioni. Il 22 la giornata è iniziata alle 9.00, quando all’esterno dell’Edificio 20 si è formata una moltitudine di persone in attesa di varcare la soglia per prendere posto nell’Aula Magna, destinataria degli esami di Fisica, la materia che ha creato più problemi; mentre i colloqui per Biologia e Chimica sono avvenuti nelle Aule G e H dell’Edificio 20.
Le porte si sono aperte intorno alle 9.20, la tensione si è potuta leggere tanto sui volti dei ragazzi che dei rispettivi accompagnatori, che sono stati invitati ad attendere all’esterno in religioso silenzio. Nella ‘Gaetano Salvatore’ i docenti non hanno perso tempo e, schierati in circa sei o sette dietro la cattedra, hanno iniziato subito a esaminare i presenti. Due, massimo tre domande a testa e poi registrazione del voto.
I primi a uscire per prendere una boccata d’aria e scaricare l’adrenalina hanno l’espressione trasognata di chi ce l’ha fatta ma fatica a crederci. Francesco Libero Laezza ha appena chiuso la telefonata con la mamma, ha le mani tremanti dopo aver superato Fisica: “è stato bellissimo, una liberazione. Devo dire che è stato più semplice di quanto credessi, il docente mi ha posto due domande, una sul secondo principio della dinamica, la seconda sulla forza, se fosse una grandezza vettoriale”.
Sul futuro: “ora ho un mondo davanti che mi aspetta”. Altrettanto felice poco più in là c’è Ivan Naidenov, che ha strappato un 22: “mi aspettavo di peggio anche se ci avevano rassicurato: i docenti sono stati molto tranquilli e davvero disponibili, l’ansia è passata subito”. Sulle sensazioni vissute: “tendo a stressarmi tanto nei giorni precedenti, non nel giorno dell’esame stesso, perché penso che o so o non so, e dunque è inutile farsi troppi giri mentali”.
Pure Roberta Odierna ha sostenuto Fisica e l’ha superato, ma le emozioni sono più trattenute e si capisce subito perché: “è andata abbastanza bene, mi sento sollevata, non ce la facevo più. È stato uno strazio, ho vissuto tutti questi mesi male, essendo molto ansiosa. Almeno ci hanno dato la possibilità di riprovarci quest’oggi”. Sul fatto di essere entrata: “finalmente, era il mio sogno”.
Alessia De Pietro sorride e gioisce insieme a un’amica: “anche io mi aspettavo molto peggio, l’esame è durato poco, giusto due domande generali e una più specifica, comunque per me è risultato difficile studiare Fisica”. Sul semestre filtro le opinioni sono così così: “soprattutto all’inizio sembrava una montagna difficile da scalare, man mano mi sono detta di non dovermi lamentare, ormai c’ero dentro – tra l’altro sono stata cavia di tante modalità, avendoci provato anche negli anni scorsi. Comunque mi sono caricata e sono andata avanti”.
Accanto c’è Angela, le sue sensazioni a caldo: “se dovessi riassumere tutto in una parola: ansia, che è durata mesi, anche per questi esami c’è stato dato poco preavviso. Avrei preferito di gran lunga il test d’ingresso, è stato tutto così insensato”. Ora le lezioni: “non vedo l’ora di iniziare”. Di sfuggita, appena uscita dall’aula H dove ha sostenuto Chimica, parla Alessia: “le domande sono state toste, ma ce l’ho fatta”. La studentessa non può ancora esultare però: “ora devo correre all’Edificio 21 a sostenere Fisica, incrocio le dita”.
Al contrario, Antonio Miele si aggira con una certa flemma nello spazio antistante alle aule G e H: ha dato da poco Biologia nella prima ed è molto tranquillo: “non è stato troppo difficile, le domande sono state tutte inerenti al Syllabus e non così specifiche. C’è stata nei mesi l’ansia di non farcela, la paura del confronto con gli altri; tutte realtà nuove, ma in un certo senso anche formative. Ho vissuto momenti di stress, è vero, le vedo però tutte esperienze belle: ho conosciuto nuove persone e stretto belle amicizie.
Sono davvero contento”. Giovanna Cacciapuoti, appena uscita dall’aula G, abbraccia forte un’amica, ha superato Biologia: è una studentessa di Medicina: “Personalmente penso che questi esami di recupero siano stati programmati per far passare, i posti vacanti erano troppi, la Ministra avrebbe fatto una brutta figura e aggiungo pure che il semestre filtro è stata una modalità di accesso distruttiva”. La ragazza parla poi di “tanta determinazione per il prosieguo, sono consapevole di poter fare tutto, anche studiare in grandi situazioni di stress”.
Ha chiuso Matteo Andolfi, che ha sostenuto Biologia ed è andata: “fattibile, anche perché da un lato ci siamo impegnati noi studenti, dall’altro i professori hanno capito la situazione, sono stati davvero disponibili”. Lo studente ci ha tenuto a sottolineare alcuni aspetti problematici di quest’ultimo colpo di coda del semestre filtro: “all’improvviso l’organizzazione è passata dall’essere nazionale a locale, inoltre abbiamo avuto solo una settimana di tempo per i recuperi, con soli quattro giorni di distanza tra i due appelli.
Per me il semestre è stato un fallimento totale, ho avuto la sensazione di un sistema che ha voluto sabotare qualcosa di funzionante”.
Claudio Tranchino
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Ateneapoli – n.2 – 2026 – Pagina 20-21







