Giocatori, content creator e business: il mondo del Fantacalcio ai raggi X

Da pratica ludica diffusa e informale a fenomeno degno di attenzione scientifica. Il Fantacalcio entra nel dibattito accademico come osservatorio per comprendere i mutamenti dell’industria sportiva, dei consumi mediali e delle forme di socialità nell’era digitale. Con questo obiettivo il 4 e 5 maggio il Dipartimento di Scienze Sociali ospiterà il convegno “Fantacalcio: mutamenti dell’industria e delle culture sportive nell’era digitale”, due giorni di studi che intendono mettere in dialogo sociologia, economia, scienze umane, media studies e, auspicabilmente, diritto, attorno a un fenomeno che coinvolge milioni di praticanti e un ecosistema sempre più articolato di piattaforme, professioni e interessi economici.

In occasione è stata aperta una call for papers la cui deadline è fissata per il 9 marzo. L’iniziativa, spiega Luca Bifulco, docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi e di Sociologia dello sport, nasce da una riflessione interna al gruppo di ricerca: “Tutto è partito da un confronto tra me e i colleghi Sergio Brancato e Gianfranco Pecchinenda. Ci siamo resi conto che il fantacalcio è un fenomeno sociale, economico, culturale e giuridico estremamente articolato, ma ancora poco studiato in ambito sociologico.

Ci è sembrato un oggetto di ricerca capace di raccontare molte trasformazioni contemporanee dello sport e del digitale”. Il convegno non è stato pensato come un evento isolato, ma come l’esito di un percorso didattico e scientifico progressivo. Prima ancora della call for papers, infatti, il tema è stato sperimentato all’interno di un tirocinio intramoenia che ha coinvolto un piccolo gruppo di studenti della Magistrale in Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica.

“Abbiamo voluto dare una ricaduta formativa concreta alle nostre riflessioni – racconta Bifulco – Abbiamo coinvolto cinque o sei studenti, e li abbiamo accompagnati in un lavoro di ricerca. L’idea era formare competenze sociologiche a partire da un fenomeno vicino alla loro esperienza quotidiana”. Il tirocinio si è strutturato in tre linee di ricerca, che costituiscono anche l’ossatura scientifica del convegno.

La prima riguarda le motivazioni dei fantagiocatori, con particolare attenzione agli aspetti identitari e relazionali: perché si gioca, come il fantacalcio incide sulle relazioni, in che modo ridefinisce il tifo e l’appartenenza. “Il gioco può diventare uno strumento di socialità, un modo per consolidare legami o crearne di nuovi – spiega il docente – Ma mette in campo anche identità multiple e talvolta conflittuali: sei tifoso di una squadra, però ti trovi a ‘dipendere’ dalle prestazioni di calciatori che giocano contro di essa. Sono dinamiche interessanti dal punto di vista sociologico”.

Un secondo filone analizza l’emergere di nuove figure professionali, in particolare i content creator che producono analisi, consigli e strategie per le piattaforme digitali. “Si tratta di soggetti che si collocano a metà strada tra influencer e professionisti del settore sportivo. Monetizzano competenze e visibilità: è un esempio concreto di come dal gioco possano nascere vere opportunità professionali”. La terza linea si concentra invece sui modelli di business delle piattaforme, interrogando la dimensione economica e industriale del fenomeno. “Il fantacalcio – osserva Bifulco – non è più solo un’attività informale: è inserito dentro un’economia delle piattaforme che produce valore e attira l’interesse di media e organizzazioni sportive”.

Su queste basi si è costruita l’idea del convegno, concepito come momento di restituzione e confronto più ampio. L’evento si articolerà in tre sezioni: una dedicata a esperti e professionisti del settore, dal giornalismo sportivo agli operatori delle piattaforme; una riservata ai lavori degli studenti coinvolti nel tirocinio e anche di altri studenti “che ci hanno manifestato interesse nel voler parlare dei propri lavori di ricerca, magari inerenti alle tesi di laurea”; una terza composta dai contributi selezionati tramite call for papers che “immaginiamo siano tre o quattro in quanto non vorremmo dilungarci troppo.

Vogliamo capire se altri gruppi di ricerca stanno lavorando sugli stessi temi e creare una rete di confronto – afferma Bifulco – Il fantacalcio è per sua natura multidisciplinare: richiede sguardi sociologici, economici, mediali e giuridici. Per questo siamo aperti a prospettive diverse”. Il valore scientifico del fenomeno, secondo il docente, risiede nella sua capacità di intercettare processi più ampi: la digitalizzazione delle pratiche sportive, la centralità delle piattaforme, la quantificazione costante delle performance, il valore economico.

“È un tema diffusissimo, con un portato socio-economico molto interessante – sottolinea – Ma soprattutto è futuribile: attraverso il fantacalcio possiamo studiare molte delle trasformazioni che stanno investendo lo sport contemporaneo e il digitale”.

La questione, in prospettiva, riguarda persino il rapporto tra esperienza reale e virtuale: “Mi chiedo se un giorno il referente concreto del campionato possa essere superabile. È possibile che in futuro l’esperienza sportiva diventi sempre più virtualizzata? Sono interrogativi aperti che meritano di essere esplorati, e magari questo convegno può essere un punto di partenza.

Spero che questa traccia che abbiamo lanciato venga fatta propria anche da altri gruppi di ricerca come l’Academic Football Lab di cui faccio parte, che potrebbe raccogliere l’eredità di questo primo semino che abbiamo lanciato e portare avanti il progetto per ulteriori riflessioni successive”.
Annamaria Biancardi

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Ateneapoli – n.3 – 2026 – Pagina 26

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