Gli studenti etiopi e sudanesi attratti dalle attività applicative

Betemariam Getu Yemiru, dall’Etiopia, racconta il suo recente arrivo e l’inizio del percorso accademico alla Federico II: “Sono arrivata qui circa un mese e mezzo fa dall’Università di Addis Abeba. Abbiamo appena ricevuto tutte le informazioni sui corsi che seguiremo e sulle esperienze che faremo durante questo programma”. Per lei questa fase rappresenta soprattutto l’inizio di un nuovo percorso accademico e culturale in un contesto internazionale.

Anche Tewodros Temam Sambi ha scelto Napoli dopo aver conosciuto il programma attraverso seminari organizzati con i docenti del Dipartimento. “Ho saputo di questa opportunità grazie a Befekadu, un dottorando che studia qui – spiega – Abbiamo partecipato a un seminario online con il prof. Di Ludovico e la dott.ssa Valeria Peluso e sono rimasto molto colpito dai corsi offerti da questa università”. L’aspetto che l’ha convinto di più è l’approccio pratico della formazione: “Mi hanno spiegato che il programma prevede molte attività applicative e questo mi ha appassionato subito”.

È arrivato circa un mese fa, ora ha iniziato i corsi. “L’Italia è un Paese molto accogliente e i professori mi stanno aiutando molto”, afferma. Le differenze tra i due sistemi universitari: “Nel mio Paese gli esami sono soprattutto scritti, mentre qui sono orali. Penso che sia un metodo molto interessante perché ti chiede di dimostrare davvero di aver capito ciò che hai studiato”. Ammar Ahmed Elrayah Elshaikh, uno degli studenti sudanesi, racconta di aver scoperto il programma grazie alla rete di collaborazione tra università.

“Mi sono laureato in Ingegneria civile all’Università di Khartoum nel 2020 – spiega – Ho conosciuto questa opportunità tramite la nostra comunità accademica e grazie a un dottorando che studia qui”. Il suo obiettivo era specializzarsi nell’analisi e progettazione delle strutture: “Stavo cercando un modo per approfondire le mie conoscenze nel design e nell’analisi strutturale e questo programma era esattamente ciò che cercavo”.

Dopo aver ottenuto il visto a settembre è arrivato a Napoli a fine ottobre: “Siamo arrivati a semestre già iniziato, quindi non è stato facile recuperare tutto, ma i professori ci hanno aiutato molto”. Nonostante le difficoltà iniziali, i primi risultati sono arrivati presto. “Sono riuscito a sostenere l’esame di Ingegneria sismica con il massimo dei voti e ora mi sto preparando per gli altri esami del semestre”. Ahmed Abdelaziz Hider Mohammed, sempre dal Sudan, sottolinea come il programma della Federico II sia stato scelto dopo un’attenta ricerca: “Quando l’ho scoperto ho trovato un curriculum molto ben strutturato e perfettamente in linea con i miei obiettivi”.

Dopo aver presentato la domanda, l’ammissione è arrivata rapidamente: “Il processo di candidatura è stato molto semplice: ho ricevuto la risposta nel giro di un mese”. Il suo racconto non riguarda solo lo studio, ma anche l’esperienza nella città: “Mi piace molto Napoli: il clima è simile a quello del nord del Sudan e le persone sono molto amichevoli. E naturalmente mi piacciono molto anche il cibo e la pizza napoletana”. Tra le novità più significative c’è il sistema degli esami orali: “All’inizio è stato molto stressante perché era la mia prima esperienza con un esame orale. Ma sono riuscito a superarne due, uno con 20 e uno con 28, e sono molto soddisfatto”.

Anche Ammar Mohammedelbashir Mohammed Idris, laureato all’Università di Khartoum, ha scelto Napoli per specializzarsi nell’ingegneria strutturale e geotecnica. “Quando ho saputo che potevo studiare una Magistrale che unisce ingegneria strutturale e geotecnica, ho deciso subito di candidarmi”, racconta. Arrivato a Napoli circa cinque mesi fa, descrive l’esperienza come molto positiva nonostante alcune difficoltà iniziali: “Ci sono alcune differenze rispetto al mio Paese, ma è stato facile adattarsi”. Secondo lui una delle principali differenze riguarda il metodo di valutazione.

“Gli esami orali sono molto interessanti perché permettono di valutare non solo le conoscenze tecniche ma anche il pensiero critico e la capacità di risolvere problemi – spiega – Sono competenze fondamentali per un ingegnere nella vita professionale”. Apprezza anche l’ambiente delle lezioni: “I corsi sono molto interattivi e questo probabilmente dipende anche dal numero più ridotto di studenti nelle classi”.

Un ruolo importante nella collaborazione tra la Federico II e le università etiopi è stato svolto da un dottorando – è qui da tre anni – in Ingegneria Strutturale, Geotecnica e Rischio Sismico sotto la supervisione del prof. Di Ludovico, Befekadu Chalew Gashe, arrivato a Napoli grazie al programma Erasmus Mundus e oggi impegnato nella costruzione di nuovi rapporti accademici.

“Grazie a questo progetto abbiamo creato un collegamento tra la Federico II e due università etiopi”, sottolinea il dottorando che ha studiato in entrambe le istituzioni coinvolte (“Ho conseguito la laurea ad Addis Abeba e il Master all’Università di Bahir Dar, quindi avevo già contatti con entrambe le università”).

Per promuovere il programma ha organizzato diversi incontri informativi: “Nel luglio scorso sono tornato in Etiopia per presentare il programma agli studenti. Abbiamo organizzato workshop e seminari per spiegare i corsi, la vita a Napoli e le opportunità di studio”. Non tutti i selezionati sono riusciti a partire: “Tre studenti erano stati ammessi, ma purtroppo non hanno ottenuto il visto in tempo. Speriamo di poter rafforzare questa collaborazione anche nei prossimi anni”.

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Ateneapoli – n.5 – 2026 – Pagina 11

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