Ingegneria Edile-Architettura, Corso a ciclo unico. L’obiettivo, costruire una comunità “fatta di differenze che non vanno appiattite ma coltivate come una ricchezza”

Il prof. Luigi Stendardo, docente di Composizione architettonica e urbana, è il nuovo Coordinatore del Corso di Laurea a ciclo unico in Ingegneria Edile-Architettura. Un incarico che interpreta con uno spirito preciso: servizio, ascolto e lavoro di squadra. “Credo che quello di Coordinatore sia essenzialmente un ruolo di servizio: deve essere un facilitatore, qualcuno che crea le condizioni affinché studenti e docenti possano fare al meglio il loro lavoro”, afferma.

Al centro della sua visione ci sono gli studenti, che devono sentirsi parte attiva del percorso: “Gli studenti devono sentirsi accolti, considerati e messi in grado di esprimere al meglio le loro potenzialità, che sono sempre diverse”. Non solo rendimento accademico, ma esperienza complessiva: “Devono stare bene, devono anche divertirsi. Mi darei un buon voto se tutti i miei studenti potessero dire: sì, mi è piaciuto stare qui, sono cresciuto”. Il docente parla di un vero e proprio lavoro di squadra: “che coinvolgerà studenti e colleghi, non ci sono parti attive o passive”. L’obiettivo è costruire una comunità accademica autentica: “Una comunità non è un club chiuso o esclusivo: è qualcosa di aperto e inclusivo, fatta di differenze che non vanno appiattite ma coltivate come una ricchezza”.

Ingegneria Edile-Architettura è un Corso particolare, a ciclo unico, di durata quinquennale, tra i pochi dell’Ateneo. Una specificità che, secondo il prof. Stendardo, può diventare un punto di forza: “Può diventare un hub culturale in relazione con gli altri Corsi del Dipartimento”. Il Corso, sottolinea, gode già di ottima salute grazie al lavoro dei predecessori: “Funziona molto bene e con risultati molto soddisfacenti. Proprio per questo la responsabilità è ancora maggiore: dobbiamo fare ancora meglio”.

Tra le prime azioni, una fase di ascolto che non sarà solo iniziale ma permanente: “L’ascolto non deve fermarsi, deve diventare un’attività costante”. Da qui partirà il lavoro su diversi ambiti, a cominciare dall’orientamento, termine che il prof. Stendardo preferisce rileggere in modo critico: “Non dobbiamo indirizzare gli studenti in una direzione, ma informare e costruire consapevolezza, fornendo loro strumenti per scegliere e poi supportandoli in ogni modo”. Altro punto centrale sarà la semplificazione delle procedure: “così da ottimizzare le energie”. E poi l’attenzione agli spazi: “Gli studenti trascorrono molto tempo in università a lavorare con noi: devono stare bene nelle aule, nei laboratori, negli spazi comuni”.

Il prof. Stendardo insiste sul concetto di apertura verso l’esterno: “Dobbiamo rafforzare le interazioni con il mondo esterno, con gli stakeholder, con il mondo del lavoro e della cultura: più ci apriamo e ci contaminiamo, più la formazione diventa completa”. In questa direzione si inserisce anche il potenziamento dell’internazionalizzazione: “Vogliamo aumentare gli scambi Erasmus e ampliare le occasioni per consentire agli studenti di guardare più lontano”.

Il ruolo di Coordinatore, però, non può ridursi alla sola gestione amministrativa: “Non deve esaurirsi nell’amministrazione burocratica del Corso, che pure è pesante. Se fosse solo questo, avremmo fallito”. Per questo parla sempre al plurale: “Il mio compito è facilitare, coinvolgere il collegio e gli studenti in un progetto condiviso, dove ciascuno possa dare il proprio contributo”.

Il lavoro si inserisce in una fase di rinnovamento più ampia, con sei nuovi Coordinatori nell’area civile e ambientale: “Lavoreremo in sinergia”, assicura. Un incarico accolto con “pienezza e soddisfazione”, ma soprattutto con la volontà di costruire un percorso sempre più inclusivo, dinamico e capace di valorizzare le differenze come motore di crescita.
Gli articoli del Dicea sono
a cura di Eleonora Mele

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