È uno di quei momenti dell’anno accademico in cui si è a cavallo tra il primo e il secondo semestre. Una parte – appunto la prima – si avvia verso la conclusione: terminate le lezioni, è tempo di mettere in pratica le conoscenze acquisite, durante gli esami; dell’altra – la seconda – si intravede l’inizio, ovvero il ritorno tra i banchi per riaprire la mente a concetti e competenze del tutto nuove.
A proposito di queste ultime, Ateneapoli ha contattato docenti di CTF e Farmacia che apriranno a breve le porte dei propri insegnamenti. Tra questi c’è la prof.ssa Daniela Marasco, che si occupa di Chimica generale e inorganica al primo anno di CTF. La docente prova a riassumere contorni e scopi della propria materia: “spesso ripeto ai miei studenti che la ‘C’ del nome del Corso di Laurea sta per Chimica, e non a caso. Questo è un insegnamento fondamentale per la loro formazione, la Chimica generale è la base di tutto.
Dal punto di vista sperimentale – capire ciò che avviene negli esperimenti – e soprattutto per quanto riguarda la parte di stechiometria, al fine di comprendere le relazioni ponderali – cioè se si fa reagire un componente, quanto ne si ottiene? Purtroppo, a questo tipo di valutazione quantitativa – ovvero, quanto prodotto posso ottenere da una reazione chimica – i ragazzi non sono molto avvezzi, a meno che non provengano da esperienze di settore. Per questo, quello che provo a trasmettere loro è l’importanza delle relazioni ponderali che esistono tra reagenti e prodotti, e soprattutto tento di far capire che la base di tutti gli esperimenti e di ciò che si osserva nella vita reale si basa sulla composizione chimica degli elementi prima e delle molecole poi. In sintesi, bisogna avere una visione che va dal microscopico al macroscopico”.
Alcuni consigli utili: innanzitutto sostenere quanto prima questo esame e ottenere “una buona panoramica di base, che può essere applicativa per altri esami”; in secondo luogo “durante la prima lezione suggerisco sempre di studiare giorno per giorno, purtroppo è un esame che ha bisogno di esercitazione continua. La chimica va scritta, dunque all’inizio non è il caso di avvilirsi: non bisogna avere paura di questa materia, ma capirla”.
Dello stesso avviso il collega prof. Giancarlo Morelli, docente del medesimo insegnamento, ma su Farmacia: “Parliamo di un corso propedeutico a tutti i corsi successivi di chimica, organica, farmaceutica, biochimica; insomma, rappresenta un punto di partenza. E anche se ha un programma abbastanza vasto, è di fondamentale importanza, deve essere affrontato con grande impegno. Durante le lezioni provo a somministrare agli studenti un percorso estremamente funzionale agli scopi: mi soffermo molto sugli argomenti più impegnativi, lasciando invece più autonomia su quelli più semplici”.
Chimica generale è un esame complesso anche per com’è strutturato: “prevede una parte scritta, in cui si affrontano una serie di esercizi, e una orale, in cui si discute sulla teoria”. Anche Morelli insiste sull’assoluta necessità di capire la materia: “durante la verifica noi docenti ci rendiamo conto subito se è stata imparata a memoria, e non ha senso farlo”.
Per supportare gli studenti durante il corso, il docente li sottoporrà a due prove intercorso: “una a metà strada, l’altra durante l’ultimo giorno di lezione. Chi supera entrambe salta lo scritto e va direttamente all’orale. È un modo per aiutare i ragazzi a dividere la parte di esercizi in due momenti separati”. Infine il consiglio: “seguire in aula, studiare volta per volta e interloquire di più con noi docenti venendo a ricevimento, c’è la massima disponibilità da parte nostra. Al primo anno di università, e lo capisco, manca un po’ di coraggio nel farlo”.
Chiude il prof. Stefano Cinti, che insegna Chimica analitica al primo semestre del secondo anno di Farmacia – dunque in questo caso per la coorte di studenti di quest’anno accademico le lezioni sono terminate e gli esami sono già in corso. “L’insegnamento introduce il concetto delle analisi dal punto di vista delle strumentazioni e dei metodi, per questo è uno dei primi che proietta lo studente alla vita di laboratorio, dopo aver affrontato Chimica generale.
Lo scopo è fornire le buone pratiche per eseguire degli esperimenti non solo analitici ma anche di preparazione”. Il docente spiega: “quando si entra in un laboratorio si ha a che fare con campioni, matrici, sostanze. Queste, tipicamente, vanno processate in termini di purificazione, filtrazione per essere analizzate o per degli esperimenti. Dunque, questa disciplina è centrale perché riesce a dare risposte di cui necessitano tutte le altre discipline della chimica; perché, nel portare avanti gli esperimenti, consente di sapere quali sono le concentrazioni, le quantità che utilizzano, cioè di quantificare il processo”.
Il docente poi prova a rassicurare su una falsa credenza, smentendola: “ogni anno mi rendo conto all’inizio delle lezioni che sembra un po’ tosta la materia perché serpeggia l’idea che la parte analitica porti con sé molta matematica. In realtà io parlerei di logica. Per questo provo a spiegare che ciò che noi facciamo nel laboratorio scientifico non è molto diverso da ciò che facciamo in cucina, per esempio, dove scaldiamo cibi, diluiamo o restringiamo un sugo per averlo più o meno denso. Significa che quotidianamente ci scontriamo con la chimica”.
Poi un consiglio: “suggerisco sempre di razionalizzare il problema, capire bene cosa si ha davanti. Serve leggere per bene il testo dell’esercizio e immedesimarsi, senza svolgerlo meccanicamente. L’esercizio va studiato, ne va compreso il metodo”.
Claudio Tranchino
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Ateneapoli – n.2 – 2026 – Pagina 21







