La plastica, non solo un problema ma anche una risorsa se gestita nel modo corretto. È questo il messaggio emerso dal seminario ‘La plastica che rigenera. Soluzioni circolari tra economia, tecnologia e società’, tenutosi il 9 marzo nella sede di Ingegneria di via Claudio. L’incontro è stato organizzato dal prof. Massimiliano Fabbricino, docente di Energia dai rifiuti ed economia circolare, e ha segnato l’apertura del suo corso rivolto agli studenti del primo anno della Magistrale in Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio.
Il seminario ha riunito studenti, rappresentanti delle istituzioni, ricercatori e professionisti del settore per discutere il futuro della gestione delle plastiche tra innovazione tecnologica, ricerca scientifica e coinvolgimento della società.
Ad aprire la mattinata l’intervento di Gennaro Saiello, consigliere della Regione Campania, che ha definito la gestione delle plastiche “la sfida del secolo”, sottolineando che “oggi le plastiche fanno parte del nostro ecosistema ed è fondamentale trasformare in risorsa ciò che appare un problema”.
Poi ha spiegato: “le sfide sono due: ridurre l’uso delle macroplastiche e capire come valorizzarle. L’Europa parla sempre più di sostenibilità e molte imprese stanno investendo in questa direzione con il sostegno delle istituzioni, che sono in prima linea”. La presenza istituzionale è stata particolarmente apprezzata dal prof. Fabbricino, che ha sottolineato come rappresenti “un segnale concreto dell’impegno della Regione su questi temi”.
Il seminario ha visto gli interventi dei referenti dell’associazione Plastic Free nata sui social e cresciuta rapidamente negli ultimi anni, Silvana Cantone e Salvatore Palmieri. “Noi entriamo in gioco quando il meccanismo tecnico del riciclo fallisce, cioè quando emerge la disattenzione nella corretta gestione dei rifiuti – ha spiegato Palmieri – Lavoriamo per cambiare la cultura dei rifiuti e creare maggiore consapevolezza sul recupero dei materiali”. Palmieri ha poi lanciato un appello agli studenti: “Nella nostra associazione non abbiamo molti giovani, è importante che vi avviciniate a questa cultura.
Siete nati in un periodo caratterizzato da disattenzione, ma è una condizione che si può e si deve superare”. Simbolo dell’associazione è la tartaruga marina, animale che maggiormente subisce l’inquinamento da plastica, dunque per questo è stato scelto come simbolo. “Le tartarughe si nutrono di meduse, che per forma e movimento ricordano le buste di plastica. Spesso le ingeriscono senza accorgersene, con conseguenze mortali”, ha raccontato Palmieri, sottolineando l’importanza della divulgazione soprattutto tra i più giovani.
Gli studenti produrranno un video sul tema durante il corso
E proprio la comunicazione è stata al centro dell’intervento di Marco Signore, paleontologo, tecnologo e museologo della Stazione Zoologica Anton Dohrn, ma anche esperto di comunicazione, che ha fornito agli studenti alcune indicazioni per realizzare contenuti divulgativi efficaci. Durante il corso, infatti, gli studenti saranno chiamati a produrre un video di comunicazione scientifica sul tema.
“La comunicazione è fondamentale. Non date mai per scontato che le persone sappiano ciò che sapete voi”, ha affermato, introducendo il concetto di sticky ideas, ovvero messaggi semplici e memorabili capaci di modificare il modo di pensare delle persone, tra questi il più celebre è quello di Einstein: E=mc². Secondo Signore, una comunicazione efficace deve essere semplice, inattesa, concreta, credibile ed emozionale, ma soprattutto deve essere una storia: “Senza emozione le informazioni non vengono ricordate.
I ricercatori spesso dimenticano lo storytelling, ma senza comunicazione ciò che fate non sarà conosciuto, e quindi sarà come non aver creato. Dedicate quindi la giusta importanza alla buona comunicazione”. Il suo essere esperto di comunicazione si è subito notato dall’attenzione a lui riservata da tutti gli studenti che hanno appuntato ogni consiglio da mettere in atto per la realizzazione del video, ma anche per opportunità future.
La giornata ha dedicato ampio spazio anche agli aspetti tecnici legati alla valorizzazione dei materiali plastici. Tra i relatori, l’ing. Cristina Caramiello (Commissione Ambiente Ordine degli Ingegneri Provincia di Napoli) ha illustrato l’aumento della produzione di rifiuti in Campania e l’importanza dei processi di end of waste, fondamentali per trasformare i rifiuti in nuove risorse, materiali o energia, riducendo gli sprechi e contribuendo alla riqualificazione del territorio. Grande interesse ha suscitato anche l’intervento della dott.ssa Maria Sirakov della Stazione Zoologica Anton Dohrn, tra i più antichi centri di ricerca di biologia marina al mondo.
Sirakov ha spiegato come il problema dell’inquinamento da plastica non riguardi solo le macroplastiche visibili, ma soprattutto le microplastiche e le nanoplastiche, particelle invisibili che derivano dalla degradazione dei materiali plastici e che rappresentano una delle principali preoccupazioni per gli scienziati. Presso la Stazione Zoologica sono in corso, infatti, studi sugli effetti delle nanoplastiche su organismi marini come l’ascidia, nei quali sono stati osservati fenomeni di infiammazione e sofferenza cellulare. “Le plastiche sono ormai ovunque e dovremo conviverci ancora per un po’, cercando nel frattempo soluzioni per mitigarne gli effetti”, ha spiegato, invitando gli studenti a collaborare con il centro di ricerca.
Al seminario hanno preso parte anche professionisti del settore industriale, tra cui Francesco Speranza (Velia Ambiente), Florinda Ardolino (Ambiente S.p.A.) ed Enzo Conte e Maria Rosaria Della Valle (SRI). Le aziende hanno presentato le proprie attività nel campo del recupero e della valorizzazione dei materiali, illustrando agli studenti le opportunità di collaborazione e anticipando cosa avranno modo di vedere dal vivo durante le uscite didattiche previste durante il corso.
Secondo Conte, il dibattito pubblico sulla plastica è spesso polarizzato: “C’è chi la considera il male assoluto, causa dell’inquinamento e chi la vede come una delle più grandi scoperte dell’umanità. In realtà la plastica non è il problema: è un materiale che diventa rifiuto solo quando non gli attribuiamo il giusto valore”. Una riflessione condivisa anche da Palmieri, che ha chiuso l’incontro ricordando l’obiettivo principale: “La plastica è importante e non vogliamo eliminarla. Quello su cui dobbiamo lavorare è soprattutto la riduzione della plastica monouso e la capacità di trasformarla in una risorsa, e chiaramente sensibilizzare sul tema”.
Il seminario ha così offerto agli studenti una visione multidisciplinare del problema-risorsa, mostrando come il passaggio verso un’economia circolare richieda non solo innovazione, ma anche un cambiamento culturale.
Annamaria Biancardi
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