La propaganda elettorale dai muridi Pompei ai social media

Dai manifesti elettorali di Pompei alle campagne dei grandi leader contemporanei, la propaganda cambia linguaggi ma non natura. È il filo che ha guidato l’incontro ‘Verba Manent: la propaganda elettorale dai muri di Pompei ai social media’, affollata lezione conclusiva del corso di Letteratura latina 2 della prof.ssa Maria Chiara Scappaticcio, tenutasi lo scorso 4 novembre nell’aula 103 (complesso di San Pietro Martire) per gli studenti di Filologia Classica.

Relatore, Francesco Nicodemo, Direttore della Fondazione Italia Digitale e founder di Lievito Consulting, già responsabile della comunicazione del Partito Democratico.
Ad introdurre la lectio è stata la prof.ssa Chiara Renda, docente di Lingua e Letteratura Latina e responsabile della sezione di Scienze dell’Antichità, che ha definito la lezione “un confronto importante, necessario, che punterà i nostri occhi sull’ulteriore consapevolezza dell’eterna attualità del classico”.

La prof.ssa Scappaticcio, accogliendo l’ospite, ha poi ricordato gli anni della sua formazione classica proprio alla Federico II. “Mi è sembrata una scelta significativa – ha spiegato la docente – invitarlo qui, dove tutto è cominciato. Il suo ritorno rappresenta una testimonianza preziosa per i nostri studenti: un percorso partito dalle Lettere Classiche e approdato alla comunicazione politica e digitale”.

Dalla centralità delle idee a quella del racconto

Dopo la laurea in Letteratura Latina nel 2002 ed un Erasmus a Leida, Nicodemo ha infatti progressivamente orientato il suo lavoro verso il mondo della comunicazione istituzionale e digitale, fino alle esperienze a Palazzo Chigi e ai ruoli di consulenza nel campo delle strategie narrative.

Nel suo intervento, ha tracciato agli studenti un ritratto lucido della metamorfosi del linguaggio politico, evidenziando come “la politica abbia perso la centralità delle idee per guadagnare quella del racconto”. Oggi, ha spiegato, “non si comunica più per convincere, ma per coinvolgere: il consenso nasce dall’emozione, non dal programma”.

Il leader contemporaneo, secondo Nicodemo, costruisce dunque la propria identità pubblica attraverso una narrazione continua, alimentata ogni giorno dai social media: “Non è più il tempo dei comizi, ma dei feed. Ogni post, ogni foto, ogni parola contribuisce a rafforzare o incrinare l’immagine del politico. La politica vive dentro la grammatica dell’attenzione”. Da Berlusconi a Renzi, da Draghi a Meloni, ha osservato, ogni leader ha saputo costruire una propria ‘story-line’, coerente con il contesto e il pubblico.

“La destra, in particolare – ha sottolineato – ha trovato un linguaggio identitario forte, basato sulla sfida, sulla rottura, sull’idea di essere fuori dal coro. È una comunicazione che funziona perché intercetta emozioni primarie come la paura e l’appartenenza”. Nicodemo ha poi richiamato il parallelo tra politica e marketing: “I grandi brand non vendono più prodotti, ma mondi simbolici. Allo stesso modo, la politica non propone più programmi ma visioni di vita. L’obiettivo non è convincere con gli argomenti, ma costruire un senso di comunità”.

Si è poi fatto riferimento alla responsabilità di chi comunica nel mondo digitale: “La rete amplifica tutto, nel bene e nel male. Per questo serve una nuova etica della parola pubblica, capace di unire e non dividere, di informare senza manipolare”.

Nel finale, Nicodemo ha riportato lo sguardo alle origini, al mondo antico evocato dal titolo dell’incontro. “Il futuro ha radici antiche”, ha ricordato riprendendo lo slogan di uno storico spot del PDS, il Partito Democratico della Sinistra. Un richiamo che gli ha permesso di riflettere su come “i codici emotivi e narrativi che oggi usiamo non siano nuovi: nascono da archetipi, da miti, da modelli di racconto che l’uomo utilizza da sempre per dare senso alla realtà. Il compito di chi comunica oggi è aggiornare quei linguaggi alla contemporaneità, senza perderne la profondità”.

“La formazione umanistica può aprire a percorsi professionali innovativi, perché la conoscenza delle parole, delle storie e dei simboli resta alla base di ogni forma di comunicazione, anche nella società digitale”, ha sottolineato la prof.ssa Scappaticcio nel ringraziare l’ospite. Un lungo applauso ha suggellato la conclusione dell’incontro.
Giovanna Forino

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Ateneapoli – n.18 – 2025 – Pagina 23

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