La laurea in Giurisprudenza conseguita più con la testa che col cuore; la professione di avvocato civilista svolta con impegno, affidabilità e capacità tecnica, ma senza il divertimento che è il sale della vita. Poi un problema di salute: a 31 anni gli ha dimostrato che nulla è scontato, che il tempo può finire all’improvviso e che vale la pena provare ad inseguire i sogni e le passioni.
Si potrebbe raccontare così, per sommi capi, il percorso universitario e lavorativo che ha seguito fino ad oggi Alessio Monetti, trentatreenne napoletano il quale ha partecipato al corso di fotografia naturalistica promosso per la prima volta dal Corso di Studi Triennale in Scienze per la Natura e l’Ambiente, che afferisce al Dipartimento federiciano di Biologia ed è coordinato dalla prof.ssa Olga Mangoni. Monetti frequenta il terzo anno.
“Dopo la laurea in Giurisprudenza – ricorda – superai l’esame per l’iscrizione all’Ordine e cominciai a svolgere l’attività di avvocato civilista. Ho sempre avuto la passione per la natura, sin da bambino, ma a volte quando si sceglie l’Università si commette l’errore di orientarsi verso quello che si crede possa garantire un lavoro e non verso quello che più piace, a prescindere dalla spendibilità lavorativa. Dico errore perché le passioni vanno coltivate e perché nulla garantisce che una certa laurea dia maggiori opportunità di un’altra. La vita è piena di incertezze e colpi di scena”.
Monetti segue dunque la routine dei giovani avvocati: il tribunale al mattino, lo studio e i clienti al pomeriggio. Carte, fascicoli, vertenze e quella sensazione che tutto va bene, forse, ma che in realtà manca qualcosa di importante. A tratti sensazione perfino dolorosa. Tutto questo va avanti fino ad un giorno nel 2021. “Per una ventina di secondi – ricorda – persi l’uso della parola. La risonanza magnetica evidenziò che avevo avuto una ischemia cerebrale.
Provocata, rivelarono poi gli accertamenti ai quali mi sottoposi, ad una malformazione cardiaca che si chiama Forame Ovale Pervio e in alcuni casi può causare appunto un ictus. Era capitato a me, per fortuna senza esiti invalidanti. Mi sottoposi ad un intervento chirurgico, che consiste nell’inserimento di un dispositivo, un ombrellino per chiudere la piccola apertura nel cuore ed evitare altri episodi ischemici.
Problema sanitario superato, ma la vicenda spiacevole mi ha aiutato a riflettere che la vita è una e non sappiamo quanto lunga. Ho deciso perciò dopo la malattia che era arrivato il momento di inseguire il sogno di diventare naturalista. Non ho abbandonato la professione di avvocato, che mi dà da vivere, ma spero che dopo che avrò conseguito la Laurea Magistrale il mio nuovo lavoro sarà proprio quello di naturalista a tempo pieno”.
L’incontro con il corso di fotografia naturalistica
In questo contesto s’inquadra anche la scelta di partecipare al corso di fotografia naturalistica. Racconta Monetti: “A ottobre dell’anno scorso avevo acquistato una macchina fotografica e, quando la prof.ssa Mangoni mi ha parlato di questo corso, non ci ho pensato due volte. La foto per un naturalista è fondamentale, perché quando si svolge campionamento sul campo essa cristallizza lo stato dei luoghi”. L’esperienza è stata più soddisfacente.
“I docenti che si sono avvicendati nell’ambito dei cinque giorni di durata del corso – dice Monetti – ci hanno aiutato ad acquisire conoscenze e tecniche, che abbiamo sperimentato nelle escursioni svolte all’Orto Botanico e al lago di Miseno”. Proprio all’Orto Botanico l’avvocato-naturalista ha scattato la foto che per lui sarà il più bel ricordo dell’esperienza che ha vissuto. “Avevo una macchina fotografica scafandrata – ricorda – e questa caratteristica consente anche di immergerla. Siamo andati nella zona del felceto e ho fotografato in acqua un tritone punteggiato, una specie che non si vede facilmente in ambiente urbano. Il professore che era con noi mi ha detto che la foto era venuta bene e io sono tornato a casa davvero contento”.
I colleghi del corso di fotografia erano per la maggior parte studenti Triennali e Magistrali di Scienze Naturali. “C’erano poi – ricorda Monetti – una ragazza di Veterinaria ed uno studente di Ingegneria”. Al di là delle tecniche, l’insegnamento che Alessio ha ricavato dall’esperienza che ha appena concluso è che “per essere un buon fotografo naturalista occorrono solide competenze teoriche. Ce lo hanno ripetuto tutti i fotografi che si sono avvicendati nei cinque giorni. Ci hanno spiegato che alla base di una fotografia riuscita c’è la capacità di osservare un ambiente con gli occhi di uno competente che sia capace di distinguere le specie che ne fanno parte e di prevederne, per quanto possibile, il comportamento. Le conoscenze teoriche sono fondamentali anche per vedere in un certo habitat quello che non dovrebbe esserci e magari da lì sviluppare uno studio di una certa specie aliena ed invasiva”.
Nessuno dei fotografi che hanno accompagnato gli studenti durante il corso, peraltro, ha negato che dietro una bella foto di una pianta o di un animale c’è sempre anche un pizzico di fortuna: “Ci hanno raccontato per esempio – ricorda Monetti – di appostamenti protrattisi per diverse ore per una foto che poi magari non si è scattata perché l’animale è passato proprio nell’istante in cui il fotografo si era distratto dall’obiettivo per prendere una bottiglietta di acqua o un panino nello zaino. Però capita anche che si scatti la foto della vita, o quantomeno da copertina, quando non ce lo si aspetta”.
Fabrizio Geremicca
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Ateneapoli – n.5 – 2026 – Pagina 13







