Nell’era della medicina di precisione, della robotica e dell’utilizzo dell’IA, cerca la maggiore diffusione possibile un messaggio di una semplicità disarmante. Lavarsi le mani salva vite. Proprio così. Perché è il primo baluardo efficace contro la proliferazione delle infezioni negli ospedali, una delle principali minacce per la salute pubblica a livello globale che ogni anno causa un numero di morti ancora molto alto.
Troppo. L’11 marzo, in un’Aula Magna ‘Gaetano Salvatore’ affollatissima, il linguaggio utilizzato per sensibilizzare i futuri medici sul fenomeno delle infezioni correlate all’assistenza (ICA) e pure dell’antibiotico-resistenza, è stato quello del teatro. Potente, diretto, intenso. Così si è rivelato ‘As It Was – Le ultime ore di vita di Fulop Semmelweis’, uno spettacolo scritto da Carolina Sellitto e interpretato dagli attori Fabio Brescia e Adriano Fiorillo, che rappresenta le ultime ore di vita di Ignac Fulop Semmelweis, il medico ungherese che nell’800 scoprì che il lavaggio delle mani riduceva drasticamente la mortalità per febbre puerperale. Ma la biografia dell’uomo – e così la pièce – non racconta solo di questa grande scoperta.
Pur elaborando infatti un rigido protocollo che imponeva ai medici di lavarsi le mani prima di entrare in contatto con i pazienti, determinando così un crollo delle morti, Fulop fu osteggiato dalla comunità scientifica dell’epoca. L’isolamento cui venne sottoposto gli provocò un crollo psichico. Lasciò l’Ospedale generale di Vienna, nonché sede dell’Università di Medicina dove lavorava, per essere ricoverato in un manicomio. E lì morì. Promotrice dell’iniziativa è l’Associazione Fulop, che da anni porta la messa in scena in tour in tutta Italia, da Brescia a Taranto, passando per Roma e tornando a Napoli, dove ‘As it Was’ era già stato.
Prima che lo spettacolo iniziasse, ha preso parola il presidente dell’Associazione, Raffaele Di Monda: “siamo felici di essere in una delle università più prestigiose al mondo come la Federico II – ha dichiarato – per far comprendere agli studenti del primo anno di Medicina l’importanza della prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza. Secondo le previsioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, questa patologia sarà tra le più impattanti a livello globale nei prossimi anni. Per questo è fondamentale trasmettere ai giovani medici il valore di gesti semplici come il lavaggio delle mani, che può contribuire in maniera decisiva al contrasto delle infezioni. Non dobbiamo dimenticare che un gesto apparentemente banale può realmente salvare delle vite”.
Successivamente è intervenuto il dott. Alessandro Perrella, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Malattie Infettive dell’Ospedale Cotugno di Napoli e membro del Comitato scientifico della Fulop: “Il coinvolgimento degli studenti del primo anno dimostra l’attenzione e la sensibilità che la Federico II dedica alla formazione dei ragazzi, non solo rispetto ai comportamenti da adottare in reparto, ma anche nella vita quotidiana”.
Poi ha concluso: “questa rappresentazione teatrale sottolinea l’importanza del fenomeno delle infezioni correlate all’assistenza e del lavaggio delle mani, che resta l’arma principale che abbiamo a difesa della salute di tutti. Farlo attraverso il linguaggio del teatro, con uno spettacolo che ormai ha scritto un pezzo di storia nel nostro Paese, è un modo efficace per lasciare un segno nella formazione di questi giovani medici”.
Al termine della rappresentazione, che è durata all’incirca un’ora, si è espressa anche l’autrice, Carolina Sellitto. Che si è rivolta direttamente a studentesse e studenti raccontando il proprio percorso: “proprio qui nell’aula accanto partecipai al concorso per il dottorato con l’allora professore Gaetano Salvatore. Abbandonai il mio piano A, cioè la scrittura, per abbracciare il piano B, la scienza, alla quale tutt’oggi sono molto grata, perché mi ha permesso oggi di essere qui, anche attraverso la chiamata della Fulop, per chiudere il cerchio e tornare all’origine. Al mio sogno, proprio la scrittura”.
Claudio Tranchino
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Ateneapoli – n.5 – 2026 – Pagina 25







