Dalle patologie croniche al sistema: focus sulle fragilità nella due giorni che si è svolta il 20 e 21 gennaio. L’infettivologia italiana ha fatto tappa a Napoli

“Sono molto soddisfatto, è stata una due giorni davvero intensa. L’infettivologia italiana si è concentrata a Napoli e ogni collega ha provato a dare il proprio contributo, non era affatto scontato”. Si è espresso così il prof. Ivan Gentile, Direttore del Dipartimento di Medicina Clinica e Chirurgia, a proposito della seconda edizione di ‘Infettivologia all’ombra del Vesuvio.

La fragilità oggi: dalle patologie croniche alla fragilità di sistema’, convegno di respiro nazionale che ha avuto luogo il 20 e il 21 gennaio scorsi nell’Aula Magna del Centro Congressi della Federico II di via Partenope. L’iniziativa, promossa da SIMIT (Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali) e SITA (Società Italiana di Terapia Antinfettiva), è stata presieduta proprio dal prof. Gentile e dal prof. Nicola Coppola (Vanvitelli). Al centro del dibattito la fragilità, declinata in senso clinico, sociale e di sistema.

Come spiega proprio il docente federiciano: “innanzitutto mi sento di dire che la discussione è stata affrontata in modo davvero innovativo, di solito siamo abituati a considerare la fragilità come propria della sola persona anziana, ammalata, immunodepressa. Ed è sicuramente vero, ma noi siamo andati ben oltre. Abbiamo parlato della fragilità sociale, cioè del ruolo delle nuove strategie terapeutiche nel trattamento dei pazienti immigrati, degli homeless, delle persone che arrivano tardi alla diagnosi. Inoltre, ci siamo concentrati sul soggetto più fragile di tutti: il nostro sistema sanitario. È come un elastico teso, non si può tirare ulteriormente”.

Un fatto che si verifica ogni giorno: “per non tornare al Covid, che ha messo in crisi tutti i sistemi del mondo, basti pensare ai tanti accessi di quest’ultimo periodo ai pronto soccorso a causa dell’influenza, che hanno mostrato quanto siamo in grande difficoltà”. Secondo Gentile ci sarebbero una serie di criticità: “servirebbero più medici e infermieri per far sì che il sistema possa diventare una sorta di fisarmonica, cioè espandibile. Attualmente, nelle migliori condizioni, si va comunque in crisi”. Dunque è necessario pensare anche a delle contromisure, tanto contingenti quanto di lungo termine. Una di queste è “giocare d’anticipo”. Ovvero: prevenzione.

Che “non è un costo, ma un investimento. Per ogni euro speso, ne tornano indietro dieci, secondo stime attendibili”. Nello specifico, Gentile parla di prevenzione vaccinale: “si tratta di strumenti importantissimi che consentono di farci ammalare meno, di andare meno in ospedale e pure di morire di meno. Averli e non usarli è un controsenso”. Il perché ciò accada è un tema enorme e delicato, che chiama in causa comunicazione e informazione. E dunque anche i social, che fanno da cassa di risonanza alimentando complottismi e dietrologie: “c’è ancora tanta confusione”. L’esempio: “pochi giorni fa un influencer ha condiviso sui social un mio articolo scritto proprio in occasione del convegno, in cui sottolineavo la necessità di vaccinarsi.

I commenti rilasciati fanno intendere proprio quanto ho appena detto: tutti sembrano saperne sull’argomento, anche più di un infettivologo. È un qualcosa di difficile da combattere”. Ecco perché è sempre utile ribadire la funzione di un vaccino e perché si fa così difficoltà ad assumerlo. “Viene somministrato al soggetto sano, e il nostro cervello non accetta di prendere farmaci in assenza di una patologia. Al contrario, viene reputato comunemente come una sorta di veleno, senza alcuno studio a sostenere questa affermazione. L’antivaccinismo, d’altronde, è nato proprio con il vaccino stesso”.

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Ateneapoli – n.2 – 2026 – Pagina 22

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