Moving Italianness, Italia-Argentina: un’esperienza di formazione che può cambiare la vita

Rafforzare la cooperazione accademica, promuovere la mobilità internazionale e costruire percorsi di formazione condivisi tra Italia e Argentina. È questo l’obiettivo di Moving Italianness, progetto inserito nel PNRR nell’ambito della Transnational Education (TNE), realizzato da un consorzio di 13 università, tra cui l’Università Federico II.

L’iniziativa, acronimo di ProMOting innoVation capacity IN the hiGher Education System of Argentina and ITalia through an Action scheme for the MobiLIty And cooperation of UNiversity StudeNts and ProfESsorS, punta a creare uno scambio strutturato di competenze tra i due sistemi universitari. Responsabile del progetto per l’Ateneo federiciano è la prof.ssa Carla Masi, Delegata del Rettore per le Relazioni internazionali con l’America Latina e Direttrice del CUIA, Consorzio InterUniversitario Italiano per l’Argentina, che ha coordinato anche l’organizzazione degli incontri di confronto.

“Moving Italianness prevede scambi di competenze, mobilità di docenti e studenti, corsi avanzati che portano competenze e doppi titoli tra Atenei – spiega la prof.ssa Masi – È un’esperienza bellissima: siamo riusciti a fare tanto, abbiamo realizzato corsi molto interessanti, in particolare con l’Università ISALUD di Buenos Aires. Ho coinvolto non solo Giurisprudenza ma anche Biologia, Scienze Politiche e alcuni ambiti di Medicina”.

Momento particolarmente significativo è stato l’incontro del 20 gennaio, racconta la docente, che ha messo in dialogo gli studenti italiani rientrati da due mesi di studio e ricerca in Argentina con i colleghi argentini appena arrivati a Napoli. Un confronto diretto, fatto di racconti ed emozioni, che ha restituito il senso più autentico del progetto. “Gli studenti sono stati bravissimi, profondi, maturi – racconta la docente – Le loro testimonianze sono state fantastiche, quasi commoventi.

Mi hanno fatto capire che tutto il lavoro fatto per costruire questi percorsi non è stato inutile. Mi ha colpito la loro consapevolezza e la capacità di spiegare quanto questa esperienza sia importante per la loro formazione”.

Gli studenti “Una rara e preziosa opportunità di crescita personale e intellettuale”

Un lavoro compreso e apprezzato anche dagli studenti, come Giulia Oliviero, laureata in Giurisprudenza che si dice “grata per sempre all’università, alla prof.ssa Masi e a chiunque abbia contribuito alla realizzazione di questo percorso”.

Le testimonianze dei partecipanti rendono tangibile l’importanza del progetto. Fabrizio Sava, al quinto anno di Giurisprudenza ed Economia, descrive il periodo in Argentina come “un’esperienza estremamente formativa”, capace di ampliare concretamente lo sguardo sul mondo.

“Confrontarmi con una realtà in cui nulla è scontato, dai problemi legati all’inflazione alla precarietà economica diffusa, mi ha fatto riflettere sul valore della stabilità e delle istituzioni che spesso diamo per acquisite in Europa. Mettermi in gioco in un contesto così diverso mi ha arricchito moltissimo, sia dal punto di vista umano che accademico”, dice.

Per Sara Sparano, all’ultimo anno di Giurisprudenza, il soggiorno alla Universidad de Buenos Aires è diventato parte integrante del suo lavoro di ricerca: “Mi ha permesso di dare un taglio comparatistico e originale alla mia tesi, confrontandomi con una realtà extraeuropea diversa ma con interessanti punti di contatto giuridici”. Seguita da un docente locale, ha trovato “un entusiasmo accademico contagioso e una disponibilità sincera”.

Ma l’esperienza è andata oltre lo studio: “Ho creato legami che porterò sempre con me. L’Argentina non è stata solo un luogo di studio, ma un modo diverso di vivere e di stare al mondo. Una cosa che mi ha colpito molto è il modo in cui gli studenti argentini vivono l’università, non solo come un luogo in cui si va a preparare un esame, ma come uno spazio da abitare davvero.

Le classi sono più raccolte, il rapporto con i professori è più diretto e spesso lo studio non si limita al manuale ma passa anche attraverso progetti e momenti di confronto. L’università è pensata come un luogo di vita, di incontro, di condivisione dove si respira un clima vivo, partecipato, con un’attenzione a ciò che accade fuori dall’accademia facendo sí che lo studio e la vita vera non siano due mondi separati”.

Tra i ricordi più intensi, una cena a casa di una docente argentina: “Un momento semplice, ma capace di raccontare meglio di qualsiasi parola il valore dei rapporti umani, perché la professoressa ci ha accolto come parte della famiglia e questo racconta come il rapporto umano lì venga prima di tutto, anche dentro l’università”. Uno sguardo più strettamente giuridico arriva da Gelsy Rattacaso, studentessa al quinto anno, che ha vissuto il progetto come “una rara e preziosa opportunità di crescita personale e intellettuale”.

L’esperienza le ha consentito di confrontarsi con un ordinamento straniero con radici comuni a quello italiano e di ampliare la sua ricerca grazie all’accesso alle banche dati argentine. Determinante è stato l’incontro con il giudice Gustavo Herbel, suo tutor: “Ho potuto assistere alle udienze presso il tribunale di Buenos Aires. Entrare in un’aula di giustizia lontana dal mio Paese, osservare una prassi diversa e confrontarmi con professionisti di un altro sistema giuridico è stato di altissimo valore formativo, oltre che umano”.

Per lei, lo studio del diritto “deve necessariamente aprirsi a prospettive interculturali: giuristi sensibili alle diversità sono più preparati ad affrontare le sfide del presente e a contribuire al cambiamento sociale”. Anche Giulia Oliviero parla di un’esperienza che supera i confini accademici: “È stata un’esperienza di vita unica. Ho conosciuto la meravigliosa cultura argentina e un popolo incredibilmente ospitale. Ho capito fin da subito che sarebbe stata un’occasione speciale”.

Quattro percorsi diversi a testimoniare un filo comune che è l’obiettivo del progetto, cioè la consapevolezza che la mobilità internazionale non sia soltanto uno scambio didattico, ma un investimento sulla crescita personale, culturale e professionale. Un messaggio che la prof.ssa Carla Masi rivolge soprattutto ai giovani: “C’è bisogno di apertura mentale e di saper cogliere le occasioni che si presentano. Magari uno di questi progetti è proprio l’occasione giusta che può cambiare la vita”.
Annamaria Biancardi

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Ateneapoli – n.2 – 2026 – Pagina 15

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