Oltre il profitto, l’innovazione si fa responsabile con le ‘Lezioni di Adriano’

Il Laboratorio ‘Lezioni di Adriano’ torna per il secondo anno consecutivo al Dipartimento di Economia, Management e Istituzioni (DEMI) e si consolida non come una nostalgica celebrazione di un’icona del passato, ma come un necessario esperimento di ‘potenziamento’ per gli studenti della Triennale.

L’iniziativa nasce dalla consapevolezza che la formazione accademica tradizionale, spesso confinata tra rigidi grafici di bilancio e proiezioni di rendimento, debba aprirsi a una dimensione esperienziale capace di connettere la teoria alla complessità del mondo reale. L’obiettivo è trasformare lo studente in un osservatore critico, capace di distinguere tra una gestione d’impresa intesa come mera estrazione di valore e una che si fa carico di una missione sociale.

Il percorso prenderà ufficialmente il via il 19 febbraio presso l’Aula Di Sabato, nel complesso di Monte Sant’Angelo, con una lezione di preparazione e inaugurazione che segnerà l’avvio operativo del Laboratorio. A tracciare la rotta di questa sfida è il prof. Mauro Sciarelli, docente di Economia e gestione delle imprese, il quale sottolinea come il tema più urgente sia oggi quello dell’innovazione responsabile: “Si parla di digitalizzazione e intelligenza artificiale, ma l’innovazione non può essere volta solo al profitto; bisogna tener conto della sostenibilità in tutte e tre le dimensioni: economica, sociale e ambientale”.

Questa riflessione mette in discussione la narrazione dominante che vede nell’efficienza tecnologica l’unico driver di crescita, evidenziando che, senza una bussola etica, il progresso rischia di diventare un processo predatorio. Insieme al prof. Sciarelli, il Laboratorio è curato anche dalla dott.ssa Anna Prisco, la quale evidenzia come il Dipartimento si sia mosso in anticipo rispetto ad altri Atenei inserendo il corso di Governo ed Etica d’Impresa.

Poi fa luce sull’obiettivo del Laboratorio: rafforzare questo impegno già dalla Triennale, affinché i ragazzi affrontino lo studio delle altre materie con una consapevolezza critica che permetta di distinguere le diverse logiche di produzione. L’obiettivo è formare futuri manager, imprenditori o consulenti che siano anche consumatori consapevoli, capaci di percepire se la sostenibilità di un’azienda derivi da una reale intenzione o sia semplice greenwashing.

La dott.ssa Prisco ribadisce che l’impresa deve essere un attore sociale capace di generare impatti positivi e, con una vena critica verso i modelli standard, aggiunge: “si pensa che la gestione d’impresa sia unica, ma un approccio più etico e sociale spesso rende di più anche sotto il profilo economico”. La provocazione è chiara: l’etica non è un accessorio per il marketing, ma un fattore di rendimento che vede nel dipendente una risorsa e non un semplice numero.

Il successo dell’iniziativa è confermato dai numeri: per questa seconda edizione sono state ricevute circa 200 richieste, ma per preservare la natura stessa del laboratorio il numero è stato ridotto a 80 partecipanti attraverso un ordine cronologico di prenotazione. Si tratta infatti di un percorso progettato per essere un luogo di confronto autentico, dove i numeri ridotti consentono a tutti di dialogare, interagire ed essere seguiti con attenzione.

Attraverso la collaborazione con il Gruppo Piccola Industria di Napoli, il Laboratorio mostra ai ragazzi che l’eccellenza non abita solo all’estero, ma vive nel tessuto campano in aziende che operano con “dignità olivettiana”. L’Università assolve così alla sua Terza Missione, anche grazie alla collaborazione con l’ing. Bruno Esposito, memoria storica ed ex dirigente dell’Olivetti, chiamato a dialogare con ragazzi che domani dovranno decidere se essere esecutori o imprenditori consapevoli.

D’altronde, come il prof. Sciarelli ricorda: “l’obiettivo è mettere in luce i valori che motivano gli imprenditori, affinché questa consapevolezza non rimanga confinata nelle aule, ma diventi la base per un nuovo modo di abitare il mondo del lavoro”.
Lucia Esposito

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Ateneapoli – n.2 – 2026 – Pagina 17

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