“Vado via estremamente soddisfatto, da uomo felice e senza nessun rimpianto. Ho dato tutto e ho ricevuto tantissimo”. Il prof. Gilberto Sammartino appende il camice al chiodo e lascia la cattedra: dal 1° novembre è ufficialmente in pensione. Un ‘addio’ che non è passato inosservato, grazie anche alla festa di saluti a sorpresa organizzata per lui da parte dei suoi allievi: “Vedere l’Aula Magna piena di studenti, allievi provenienti da Bologna, Bari, Cosenza, mi ha emozionato davvero molto, è stata una festa pazzesca. La definirei spettacolare e toccante”.
E non sorprende, guardando prima al percorso formativo e poi a quello professionale. Nato il 27 aprile del 1955, Sammartino si è laureato in Medicina e Chirurgia con il massimo dei voti nel 1980 proprio alla Federico II, dove si è anche specializzato in Odontostomatologia e Protesi Dentaria tre anni più tardi. Sette anni più tardi, nel 1990, si specializza di nuovo con il massimo dei voti, in Chirurgia Maxillo-Facciale all’Università di Verona.
Nel 2016, dopo 15 anni da associato, è diventato Ordinario di Chirurgia orale, sempre nell’Ateneo che l’ha formato. Sulle prime sensazioni che sta provando dopo aver chiuso questa fase importante della propria vita, ha detto: “mi fa piacere il fatto che dopo 45 anni mi libero dalle responsabilità. C’è un tempo per tutto e bisogna essere al massimo della forma per assumersene e intervenire”.
A ben vedere, però, non è un addio quello alla Federico II: “dai 70 anni in poi credo si debba iniziare a parlare in termini di concetto, il Rettore mi ha confermato come delegato e sono contento di continuare”. E infatti: già membro della commissione internazionalizzazione di Ateneo, è stato poi nominato del Rettore delegato per l’internazionalizzazione dell’area mediterranea e medio orientale – “coordino l’importante accordo Muna, che raggruppa 33 università del Mediterraneo con il nostro Ateneo capofila”.
Autore di 284 lavori pubblicati su riviste nazionali e internazionali, è stato un innovatore in ambito chirurgico facendo scuola e diventando punto di riferimento tanto in Italia che all’estero – ha operato migliaia di persone – e portando per primo tecniche chirurgiche ‘sotto Roma’. In particolare, “la chirurgia ortognatica su pazienti dismorfici nel 1986, assieme al prof. Nunzio Testa, ora a Foggia. Grazie a questa tecnica si interviene su pazienti che nascono con malformazioni, per esempio una mandibola troppo pronunciata o troppo retratta.
Con l’intervento si riposizionano le ossa e si riesce a coniugare la parte estetica con quella funzionale, garantendo un’occlusione perfetta”. A proposito di assistenza, il docente rileva anche un peggioramento che si è verificato nel tempo. “La differenza sta nei finanziamenti ricevuti a pioggia negli anni ’80 e ’90 e i successivi piani di rientro dal 2000 in poi.
L’assistenza non soffriva a livello di strumenti e organizzazione, poi la fase di grandi restrizioni che ne è conseguita ha garantito un livello altrettanto alto, ma grazie a un impegno personale e volontaristico, direi. Ora le prospettive le trovo nebulose, soprattutto per la transizione verso il digitale. All’inizio è complicato e bisogna imparare”.
Altrettante energie sono state dedicate pure all’insegnamento, a tal punto che, riferisce Sammartino, “già al secondo anno di Medicina ho capito di voler fare il professore, è un ruolo che consente di lavorare con i giovani per tutta la vita. Personalmente, assistere ai cambiamenti delle generazioni, mi ha consentito di mantenere giovane il mio spirito”.
“Prima Scuola di Odontoiatria in Italia” per la seconda volta
E a proposito della trasmissione del sapere, il docente è anche Coordinatore uscente del Corso di Laurea in Odontoiatria e Direttore della relativa Scuola di Specializzazione. E soprattutto il primo dei due incarichi ha richiesto molta fatica, avendolo ricoperto consecutivamente negli ultimi sei anni. “Ho iniziato nel 2019 quando è arrivato il Covid, e gestire è stato veramente difficile.
Successivamente abbiamo dovuto modificare ordinamento e regolamento perché il Corso è diventato professionalizzante. Un anno e mezzo dopo c’è stato l’adeguamento delle Classi di laurea, che ha richiesto un intervento ulteriore. Infine, poco prima della pensione ci sono state le infinite discussioni nella Conferenza dei Coordinatori, le riunioni con il Ministro Bernini e il CUN per il semestre filtro”.
Ma non sono affatto mancate le soddisfazioni: “nello Shanghai Ranking, per il secondo anno consecutivo, siamo risultati la prima Scuola di Odontoiatria in Italia e la 50esima nel mondo, mettendoci alle spalle decine di Università francesi, inglesi, statunitensi. Ovviamente il merito è di tutta la squadra. Quindi posso dirlo: è stata un’esperienza faticosa, ma anche molto entusiasmante”.
Su chi raccoglierà la sua eredità al coordinamento: “non sono state ancora indette le elezioni, dunque ad interim se ne occuperà l’attuale Decano, il prof. Fernando Zarone. Ad ogni modo, sono sicuro che chiunque diventerà coordinatore sarà capace”. Ora il tempo libero sarà occupato dalle passioni: “potrei iscrivermi ad Archeologia, mia grande passione, e vorrei affinare l’arabo, oltre a coltivare le lingue che già conosco”.
Infine, alla comunità che ha salutato solo pochi giorni fa lascia la porta aperta: “sono disponibile per allievi, colleghi e per chiunque avrà bisogno di consigli, tanto nell’assistenza che nella vita”. Insomma, è un arrivederci.
Claudio Tranchino
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Ateneapoli – n.18 – 2025 – Pagina 31








