A un anno dalla sua nascita, il Corso di Laurea Magistrale internazionale Digital Society, Social Innovation and Global Citizenship (Digisoc) si conferma come un’esperienza innovativa del panorama universitario italiano ed europeo.
Il percorso, coordinato dall’Università Federico II in collaborazione con la Leopold-Franzens-Universität Innsbruck e la Univerzita Palackeho v Olomouci, ha appena concluso il suo primo ciclo di attività didattiche e si prepara ora ad affrontare nuove sfide e sviluppi.
Digisoc, Magistrale in lingua inglese che rilascia un titolo congiunto delle tre università partner, è un progetto, come spiega il prof. Emiliano Grimaldi, che ne è il Coordinatore, nato per rispondere alle grandi trasformazioni della società digitale globale. Non una semplice collaborazione formale, ma un’iniziativa pienamente condivisa: il team di docenti è internazionale e la progettazione delle attività didattiche avviene in modo congiunto, favorendo un reale confronto accademico tra Paesi e culture diverse.
L’obiettivo formativo del Corso è ambizioso e ben definito. “Il Corso ha l’obiettivo di formare figure professionali nuove, quelle che noi chiamiamo gli innovatori sociodigitali – spiega il prof. Grimaldi – ovvero professionisti capaci di utilizzare le tecnologie digitali per guidare processi di innovazione all’interno di organizzazioni pubbliche, private e del terzo settore, mantenendo sempre uno sguardo attento alle implicazioni etiche e sociali. Non a caso, tra i riferimenti centrali del percorso formativo figurano gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030, che rappresentano il quadro etico e valoriale entro cui si colloca l’uso delle tecnologie”.
Ripercorrendo il primo anno di attività, Grimaldi sottolinea come sia stato “un anno di sperimentazione”. Digisoc è infatti il primo Corso di Laurea di questo tipo attivato alla Federico II e una delle poche esperienze analoghe a livello nazionale. “Portarlo all’attenzione degli studenti ha significato presentarlo come un’opportunità formativa nuova e, per molti aspetti, unica”. Nonostante le difficoltà iniziali, il bilancio è ampiamente positivo.
“La prima coorte di studenti si distingue per una forte caratterizzazione multiculturale e multietnica, con iscritti provenienti da Paesi come Ghana, Cina, Nigeria e Malesia”. Studenti “globali nel vero senso della parola – come li definisce il Coordinatore – che hanno restituito feedback molto positivi sulla qualità dell’offerta didattica e sulla ricchezza dell’esperienza formativa”.
Tra gli elementi distintivi del Corso, la didattica ibrida strutturale. Le lezioni si svolgono simultaneamente nelle tre sedi universitarie, grazie ad aule tecnologicamente attrezzate che consentono un’interazione in tempo reale tra docenti e studenti collocati in Paesi diversi. A questa modalità si affiancano periodi di mobilità internazionale intensiva. Un esempio significativo è “la settimana di attività didattica svolta a Olomouc, lo scorso novembre, che ci ha riuniti tutti in presenza, studenti e docenti delle tre università”.
Un’esperienza che, sottolinea Grimaldi, “secondo gli studenti, ma anche secondo me, arricchisce profondamente sia dal punto di vista accademico che umano”.
Come ogni progetto innovativo, il Corso ha dovuto confrontarsi con alcune criticità. La principale ha riguardato le procedure di immatricolazione degli studenti non europei, in particolare i tempi necessari per l’ottenimento del visto per motivi di studio. Molti candidati ammessi non sono riusciti a completare le pratiche in tempo, rinunciando così all’iscrizione.
“Per evitare il ripetersi di queste problematiche, sono stati introdotti due importanti correttivi per il nuovo anno accademico”, spiega il professore. Ossia: l’anticipo del bando di iscrizione, aperto già a dicembre con scadenza fissata al 27 febbraio, e l’introduzione di una suddivisione dei 90 posti disponibili, con 15 riservati a studenti non europei e 75 a studenti con cittadinanza europea.
“Sono misure pensate per rendere il Corso più accessibile e sostenibile dal punto di vista organizzativo”. Grimaldi sottolinea, inoltre, l’importanza del sostegno economico che accompagna il progetto nelle sue fasi iniziali: “Ho piacere nel sottolineare che in questa fase iniziale è finanziato dal progetto europeo EURIDICE, che prevede anche borse di studio destinate a studenti in condizioni di svantaggio socio-economico, migranti o persone con disabilità certificate, a supporto delle tasse universitarie e delle spese di mobilità”.
Lo sguardo, però, è già rivolto al futuro. È infatti prevista una revisione dell’ordinamento didattico del Corso, anche in vista dell’ingresso di almeno altre due università europee, una francese e una slovacca, interessate ad aderire al progetto. “L’obiettivo è ambizioso: trasformare Digisoc in un vero campus intereuropeo, con cinque atenei coinvolti nel rilascio di un titolo congiunto, un’esperienza ancora rara nel panorama accademico europeo”, conclude Grimaldi.
Il messaggio finale rivolto agli studenti è chiaro e fortemente orientato al futuro: “viviamo in una società in cui il digitale permea ogni aspetto della vita. Per questo servono competenze capaci di indirizzare l’evoluzione tecnologica verso la sostenibilità, la giustizia sociale e un uso etico delle tecnologie. Digisoc nasce proprio per formare queste figure e contribuire a dare forma, oggi, alla società digitale di domani”.
Annamaria Biancardi
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Ateneapoli – n.1 – 2026 – Pagina 26







