La ricerca nazionale ha coinvolto cinque Atenei. Una mappa per ‘stare bene’ a scuola

Che la scuola non sia solo un luogo di apprendimento ma uno spazio relazionale decisivo per la crescita emotiva di bambini e adolescenti è emerso con forza soprattutto durante la pandemia. Da questa consapevolezza è nata, nel 2022, ‘Mapping Social Emotional Learning and School Climate in Italian lower secondary schools: advancing understanding and participation to inform intervention’, una ricerca nazionale finanziata dal PNRR che ha visto la Federico II e il Dipartimento di Studi Umanistici impegnati in prima linea.

Il progetto ha coinvolto cinque Unità di Ricerca – afferenti, oltre alla Federico II, alle Università di Perugia, Parma, Milano Bicocca e Firenze – con un obiettivo preciso: contribuire alla promozione del benessere nella scuola secondaria di primo grado, che accoglie ragazzi in una fase evolutiva delicata come la prima adolescenza, dando voce alle esperienze quotidiane di studenti e insegnanti e ai loro desideri di cambiamento.

“L’idea è nata nel pieno della pandemia da Covid-19, quando è diventato drammaticamente evidente che la scuola è un contesto relazionale strategico per il benessere di bambini e adolescenti – racconta la prof.ssa Santa Parrello, docente di Psicologia dello sviluppo e dell’educazione e responsabile dell’Unità di Ricerca federiciana, che ha coordinato il lavoro nelle scuole dell’area sud – Privarli dell’incontro reale con gli altri, coetanei e adulti, ha avuto effetti importanti sul loro sviluppo psichico.

Non solo: anche gli insegnanti hanno sofferto molto, tra l’ansia del contagio, le nuove modalità di lavoro e il compito di contenere emotivamente i loro studenti”. La cornice teorica entro cui si colloca la ricerca è quella della Psicologia Positiva, un approccio che invita a focalizzarsi non solo sulle criticità, ma anche “sui punti di forza e sulle risorse degli individui e dei contesti educativi”. Un’impostazione che, come precisa Parrello, è coerente con il suo impegno nelle attività di terza missione, da tempo orientate alle sfide educative dell’adolescenza e al contrasto alla dispersione scolastica.

La portata dello studio restituisce la misura del lavoro svolto: 38 istituti scolastici distribuiti su tutto il territorio nazionale, 3.675 studenti e 567 insegnanti coinvolti in attività di raccolta dati quantitativi e qualitativi, oltre a percorsi di autovalutazione. La ricerca si è concentrata su due dimensioni chiave: “Da un lato il Social and Emotional Learning (SEL), che riguarda competenze come la consapevolezza di sé, l’empatia, la capacità di prendere decisioni responsabili e di regolare le proprie emozioni; dall’altro lo School Climate (SC), che misura il clima relazionale della scuola, la qualità delle relazioni e le pratiche didattiche”.

A queste si è affiancata una componente narrativa, pensata per dare voce diretta alle esperienze e ai desideri di studenti e docenti. “Abbiamo scelto un approccio di ricerca-azione partecipata – sottolinea Parrello – Siamo tornati in ciascun istituto coinvolto per presentare i risultati nazionali e locali, discuterli con gli insegnanti e costruire insieme ipotesi specifiche di intervento. Per noi era fondamentale superare il paradigma della separazione fra accademia e scuola”.
Parrello anticipa alcuni dei risultati che confluiranno nel convegno conclusivo di Perugia, in programma il 6 febbraio mentre andiamo in stampa.

“Per quanto riguarda il SEL, gli studenti dichiarano di sentirsi abbastanza capaci di comprendere gli altri e di prendere decisioni responsabili, ma mostrano una scarsa consapevolezza di sé e difficoltà nella regolazione emotiva”, afferma. Un aspetto cruciale, soprattutto se si considera che “il cervello degli adolescenti è ancora in fase di sviluppo e li espone a impulsività e vissuti emotivi intensi, come vergogna e rabbia”.

In questo senso, “le relazioni educative con adulti capaci di riconoscere e contenere le emozioni sono fondamentali per favorire il passaggio da una regolazione esterna a una interna”. Un compito tutt’altro che semplice per gli insegnanti, che infatti riconoscono quanto sia complesso lavorare sull’autoregolazione emotiva, soprattutto “nei contesti scolastici più fragili, dove il carico emotivo e relazionale è elevato e le difficoltà di collaborazione non sono rare”.

Sul fronte dello School Climate, la ricerca mette in luce una frattura significativa tra la percezione degli adulti e quella degli adolescenti. Se gli insegnanti ritengono di garantire equità, ascolto e coinvolgimento, molti studenti riferiscono invece esperienze di ingiustizia e scarso supporto. “Questi risultati suggeriscono che la scuola ha bisogno di spazi strutturati di ascolto reciproco e di confronto produttivo”, evidenzia Parrello.

Particolarmente ricca è la parte qualitativa della ricerca, condotta attraverso lo strumento ‘Stop, Start and Continue’, che ha permesso a studenti e docenti di indicare cosa sarebbe opportuno smettere, iniziare o continuare a fare a scuola. “Gli studenti chiedono insegnanti più rispettosi e meno punitivi, compagni più gentili e inclusivi e un maggiore supporto per la gestione delle emozioni e per il metodo di studio. I docenti, dal canto loro, auspicano studenti più motivati e rispettosi, colleghi più sereni, collaborativi e disponibili a sperimentare pratiche didattiche attive, e una scuola meglio organizzata, con meno burocrazia e maggiore attenzione al benessere di tutti”.

Dati che restituiscono un quadro chiaro di come potrebbe, e dovrebbe, essere la scuola. “Immergersi in questi racconti è come leggere un romanzo autobiografico della scuola – conclude Parrello – I protagonisti sanno bene cosa serve per garantire benessere, equità e apprendimento, e ci offrono indicazioni preziose su come innovare le pratiche didattiche e costruire un clima relazionale positivo”.

Per gli interessati, a breve sarà disponibile il sito dedicato al progetto (www.perstarebeneascuola.unipr.it), “con strumenti, materiali operativi e dati normativi utili a orientare interventi educativi secondo i principi della use-inspired research”.
Giovanna Forino

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Ateneapoli – n.2 – 2026 – Pagina 13

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