Borghi, una docu-serie “capace di offrire una lettura inedita del territorio”

Raccontare un territorio non significa ridurlo a una cartolina. Significa ascoltarne le voci, intercettarne le memorie, restituirne la complessità storica, sociale e culturale. È da questa consapevolezza che nasce Borghi – Building Opportunities for Rural Growth: Heritage and Innovation, la docu-web-serie disponibile su piattaforme gratuite come Youtube, che mette in dialogo università, comunità locali e linguaggi digitali, proponendo un modello innovativo di divulgazione del patrimonio culturale.

Prodotto dall’associazione Renovatio, con la regia di Lorenzo Zeppa e la supervisione scientifica della prof.ssa Nadia Barrella, ordinaria di Museologia al Dipartimento di Lettere e Beni Culturali della Vanvitelli, il progetto attraversa alcuni territori significativi tra le province di Caserta e Benevento: Sessa Aurunca, Cusano Mutri, Montesarchio, Sant’Agata de’ Goti, Aversa, Maddaloni e Santa Maria Capua Vetere. Alla base c’è un’idea di patrimonio che supera la dimensione puramente espositiva. “Il museo non è semplicemente il luogo dove ammirare delle cose, anche magari bellissime – spiega Barrella – ma è sostanzialmente un servizio per la comunità”.

Una visione maturata in oltre vent’anni di ricerca sul rapporto tra musei e territorio, anche attraverso la direzione dell’Osservatorio sui musei della Campania. Borghi nasce dall’incontro tra questo percorso di studio e l’esperienza di Renovatio nella comunicazione audiovisiva dei luoghi, già sperimentata con progetti come Napoli Digital Tales. L’occasione arriva con il PNRR e con la possibilità di dare visibilità a piccoli e medi centri, spesso esclusi dai grandi circuiti della promozione culturale.

Il cuore dell’iniziativa è un percorso di ricerca che rifiuta il semplice video promozionale. “Fare un video promozionale è da tutti – sottolinea Barrella – Noi abbiamo scelto una strada diversa. Ogni episodio si costruisce attorno a una parola chiave, emersa dal confronto con amministrazioni, istituzioni e comunità locali, capace di offrire una lettura inedita del territorio”.

Le parole chiave dei luoghi

Cusano Mutri diventa il borgo dei legami. A raccontarlo è Fabio Nardiello, PhD, ricercatore e divulgatore scientifico: “Abbiamo capito subito di non voler raccontare semplicemente le bellezze naturali e artistiche, ma di andare più a fondo, cercando ciò che rendesse il paese unico”.

Da qui la scelta di concentrarsi sull’Archivio digitale di Cusano Mutri, “non un semplice contenitore di immagini, ma una vera infrastruttura culturale costruita insieme alla comunità”. Un lavoro che ha avuto un ritorno diretto e inatteso sul territorio. Nardiello racconta un episodio emblematico: “Qualche settimana fa sono stato invitato all’inaugurazione della nuova sede della biblioteca comunale di Cusano Mutri. Abbiamo guardato insieme ai cittadini il video e, a un certo punto, li ho sentiti anticipare in coro le parole di uno spezzone. Una signora mi ha detto: ‘Lo abbiamo visto così tante volte che lo conosciamo a memoria’. È stata una grande soddisfazione, perché ha significato aver centrato il segno e aver lasciato qualcosa, prima di tutto a loro”.

A Sessa Aurunca la parola chiave è devozione. A guidare la ricerca è stata Stefania Del Re, dottoranda in Tecnologie per Ambienti di Vita Resilienti, che ha costruito il racconto a partire dall’ascolto e dalla presenza costante sul territorio. “Per me il progetto Borghi è stato un’occasione di profonda gratitudine nei confronti di un patrimonio culturale immenso, spesso poco visibile – racconta con entusiasmo – Lavorare sui borghi ha significato spostare lo sguardo, dare spazio a contesti ricchissimi di risorse che troppo spesso restano ai margini del racconto pubblico”.

Al centro del racconto c’è la Settimana Santa e il Miserere, canto penitenziale tramandato oralmente. “Quando lo ascolti, il tempo sembra sospendersi. Il valore non sta nell’esecuzione, ma nella relazione che quel canto continua a generare tra le persone”. Il patrimonio “non è un insieme di riti da conservare, ma una relazione viva tra individui, comunità e memoria”. Per Del Re, l’esperienza è stata anche una vera apertura verso il futuro: “Per una volta si è usciti dallo schema tradizionale dell’accademia come luogo dei libri e della teoria, per entrare nel terreno concreto di ciò che oggi c’è davvero da fare per accompagnare territori fragili ma vitali”.

Per Santa Maria Capua Vetere, spesso identificata quasi esclusivamente con l’archeologia, la chiave scelta è stata il cavallo. “È un Comune straordinario, non solo il luogo dove noi lavoriamo”, afferma la prof.ssa Barrella. A sviluppare questo percorso è stata Nadiaclara Trigari, PhD: “Questo progetto apriva la possibilità di far emergere altre traiettorie: memorie, luoghi e storie che non sempre trovano spazio nella narrazione dominante, ma che dicono tantissimo sull’identità della città e su come ha attraversato il tempo”. Un’esperienza che, sottolinea, l’ha colpita soprattutto “per il suo forte aspetto umano”.

Ad Aversa, la narrazione passa attraverso la cultura enogastronomica, dalla mozzarella alla polacca, simboli di una tradizione produttiva importante. A raccontarla è Nicola Urbino, anch’egli PhD, che ha svolto un ruolo di raccordo tra la direzione tecnico-scientifica e il gruppo di lavoro più giovane, gli studenti. “Mi sono avvicinato a questa iniziativa con la speranza che un progetto di ricerca potesse diventare qualcosa di più concreto, e così è stato”, dice.

Borghi nasce infatti da studi già avviati nell’Osservatorio di Dipartimento, ma trova nel progetto una declinazione pratica capace di trasformare la teoria in esperienza. “Ciò che più mi ha sorpreso – aggiunge – è stato confrontarmi con realtà che apparentemente hanno poco a che vedere con i musei, come i processi di produzione della mozzarella o della polacca aversana. Eppure rappresentano patrimonio culturale immateriale con lo stesso valore del patrimonio materiale e fisico”.
Infine, Maddaloni viene raccontata attraverso le competenze artigianali e il dialogo con il museo civico mentre Montesarchio e Sant’Agata de’ Goti completano il mosaico tra musei archeologici e progetti di museo all’aperto, racconta la prof.ssa Barrella.

I giovani al centro del racconto

Un elemento centrale di Borghi è il coinvolgimento di laureati, dottorandi e giovani ricercatori. “I testi sono stati scritti dai ragazzi – precisa Barrella – Io ho svolto solo un’azione di supervisione, perché per me, in qualità di docente, è fondamentale la formazione”. Gli stessi giovani diventano protagonisti dei video, affrontando la sfida di comunicare davanti alla camera: “Nessuno di loro è un attore e imparare a comunicare con chiarezza davanti a una cinepresa non è stato affatto semplice”.

I cinque capitoli tematici, docu-film di circa quindici minuti, sono affiancati da contenuti brevi pensati per i social network. Una strategia che ha permesso al progetto di raggiungere un pubblico ampio, con quasi due milioni di visualizzazioni. “La divulgazione deve diventare anche intrattenimento culturale – osserva Barrella – senza mai cadere nella banalizzazione, e credo che uno degli aspetti più importanti di Borghi sia stato proprio quello di insegnare a divulgare la ricerca”.

Dietro i numeri resta una riflessione più profonda sul ruolo dell’università. “Non ha senso la ricerca se è autoreferenziale – afferma la docente – Il senso della conoscenza è lo sviluppo del territorio e la crescita degli individui e della comunità che vive quel territorio”. Come sottolinea Del Re, Borghi “non può da solo risolvere le criticità strutturali di questi territori”, ma il suo valore sta “nell’essere un ponte: una connessione viva tra università, professionisti del patrimonio, comunità locali e futuro possibile”.

Un percorso non sempre lineare, fatto anche di rifiuti e difficoltà, che diventano però parte integrante della ricerca sul campo e di un approccio realmente rispettoso dei territori. Borghi si è concluso dal punto di vista scientifico ma guarda già al futuro: “Sarebbe molto bello poterlo replicare – conclude Barrella – e far comprendere agli amministratori che è possibile immaginare prodotti di grande qualità, accessibili anche per i Comuni, dialogando con l’università”.
Annamaria Biancardi

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Ateneapoli – n.2 – 2026 – Pagina 26-27

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