Un viaggio tra co-living, ecovillaggi e nuove forme di comunità. È questo il tema del workshop ‘Le forme del co-abitare’, tenuto dall’architetto permacultore Alessandra Gelormini lo scorso 11 marzo, nell’ambito del laboratorio di Interior Design del Corso di Laurea Magistrale in Design per l’innovazione. Durante l’incontro, Gelormini ha raccontato diverse esperienze di vita comunitaria e di sperimentazione abitativa, partendo dalle prime forme di co-living nate negli anni ’90 del secolo scorso a Berlino. In quel periodo, ha spiegato, la città era un laboratorio creativo: spazi abbandonati o riconvertiti diventavano luoghi di incontro per artisti e comunità creative.
In alcuni casi ex negozi o locali, come vecchie macellerie, si trasformavano in laboratori artistici e spazi condivisi, dove ognuno contribuiva con il proprio lavoro e lasciava traccia del proprio passaggio. Da queste esperienze informali sono nate molte delle pratiche oggi associate al co-living e al co-working. Si tratta di modelli abitativi in cui spazi privati e spazi condivisi convivono, favorendo la collaborazione e la creatività. Un’altra parte centrale dell’intervento ha riguardato gli ecovillaggi, comunità che scelgono di vivere insieme in modo sostenibile, condividendo risorse, attività quotidiane e valori comuni. “Sono luoghi dove si crea una comunità che vive insieme per salvaguardare sia il territorio sia la propria salute – ha spiegato Gelormini – Spesso si tratta di persone che, stanche delle dinamiche di lavoro, hanno sentito la necessità di vivere un periodo di rigenerazione e distacco dai ritmi frenetici”.
Il ruolo degli spazi comuni
Negli ecovillaggi gli spazi comuni hanno un ruolo fondamentale: luoghi ampi e curati in cui si discute, si prendono decisioni collettive e si organizzano le attività quotidiane. Anche la cucina diventa uno spazio centrale della vita comunitaria, perché è proprio attraverso momenti condivisi come cucinare e mangiare insieme che si costruiscono relazioni. In Italia queste realtà sono diffuse in diverse regioni, tra cui Puglia, Umbria, Toscana e Sicilia, e fanno rete attraverso associazioni come la Rete Italiana Villaggi Ecologici (RIVE). Tra gli esempi più noti c’è la Valle degli Elfi, una delle esperienze italiane più longeve di ecovillaggio.
Vivere in comunità, però, non è semplice. “Bisogna sacrificare una parte di sé”, ha sottolineato Gelormini, spiegando che le forme di co-abitazione funzionano solo se esistono regole condivise. Per questo, nelle sue esperienze di accoglienza e lavoro collettivo, anche attraverso pratiche di scambio e convivenza come il wwoofing e il Workaway, ha sempre previsto alcune regole di base per chi entra a far parte della comunità. Il tema dello spazio è centrale: cucine, luoghi di lavoro e spazi creativi richiedono organizzazioni diverse; ma ci sono anche aree collettive che possono essere progettate in modo polifunzionale, adattandosi alle esigenze della comunità.
Nel dibattito finale è intervenuto anche l’architetto e dottorando Francesco Tanzillo che ha proposto alcuni esempi cinematografici per riflettere sulle forme di vita comunitaria. Film come Suspiria di Luca Guadagnino o Midsommar di Ari Aster mostrano in modo diverso comunità chiuse e spazi condivisi, mettendo in luce le dinamiche che possono nascere all’interno di gruppi che vivono insieme.
Entrambe le pellicole descrivono con immagini forti gli spazi e le modalità del vivere in collettività: la prima racconta gli spazi e l’atmosfera nella Berlino divisa degli anni ’70; la seconda dipinge invece quello che potrebbe avvicinarsi a un esempio di ecovillaggio, tra la dimensione folkloristica e gli spazi rurali della Svezia.
La discussione si è poi concentrata sul rapporto tra spazio privato e spazio collettivo: ognuno definisce il proprio spazio personale in base a ciò a cui non può rinunciare, quando si ha la necessità di cercare altro, ci si sposta negli spazi comuni.
Il workshop ha offerto agli studenti l’occasione di riflettere su come il progetto e l’organizzazione degli spazi possano influenzare relazioni e forme di vita condivisa, un tema sempre più centrale nella progettazione contemporanea, per un’architettura che tenga conto delle esigenze sociali e personali di chi quegli spazi li abita.
Daniela Francesca De Luca
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Ateneapoli – n.5 – 2026 – Pagina 30







