Dipartimento di Architettura. Ex mattatoio diventa un hub universitario. In mostra i lavori degli studenti

Gli studenti del quarto anno di Architettura a ciclo unico hanno sviluppato un progetto di rifunzionalizzazione dell’ex Mattatoio di Santa Maria Capua Vetere, edificio oggetto della prova d’esame del Laboratorio di Progettazione Architettonica guidato dal prof. Efisio Pitzalis. “Ogni anno cerchiamo di individuare dei punti sensibili dell’agro aversano per costruire una prova d’autore, in base al tema proposto”, spiega il docente.

La scelta dell’ex Mattatoio a che fare con la prossimità a strutture di interesse come i Dipartimenti di Lettere e Beni Culturali e di Giurisprudenza e il vicino campo da calcio. L’idea progettuale immaginata dal docente e dagli studenti è la realizzazione di un hub universitario, culturale e sportivo: uno spazio dedicato soprattutto, ma non solo, ai giovani che comprenda residenze universitarie, biblioteche, aree di scambio e socialità.

“Tutto il progetto avviene con un’idea di restauro in cui il vecchio non viene mimetizzato, ma salvaguardato, con un sistema architettonico congruente ma moderno”, aggiunge Pitzalis, il quale evidenzia come l’intervento non sia soltanto una rifunzionalizzazione, ma anche un adeguamento capace di recuperare i materiali originari e tradurli in un manufatto moderno, che parli una lingua amica al soggetto preesistente. L’attenzione non si è limitata agli spazi interni: il progetto valorizza anche le aree esterne, trasformandole in zone verdi destinate all’interazione sociale, agli scambi con la cittadinanza e all’organizzazione di eventi.

“Il nostro è un esercizio all’interno di un corso universitario, inerente alla trasmissione del sapere, di cui il docente è datore”, precisa il professore e confida: “Sarebbe bello che queste idee venissero colte dalla comunità come spunti di riflessione e si recuperasse un edificio che, altrimenti, andrebbe disperso”. Centrale, secondo Pitzalis, è il rapporto tra studenti e territorio: “Attraverso progetti come questo gli studenti si identificano con il territorio, ne conoscono le problematiche”.

In Dipartimento, d’altra parte, il tema del recupero degli edifici in disuso rappresenta un filo conduttore della didattica, che forma gli studenti non solo sul piano progettuale, ma anche nello studio dei sistemi strutturali, ingegneristici e architettonici alla base del restauro.

Nel campo del riuso degli edifici dismessi si inserisce anche il lavoro di ricerca della dott.ssa Marcella Zanchetta, impegnata in un Dottorato sul tema e attivamente coinvolta nel Laboratorio. Gli studenti hanno lavorato divisi in coppie e, dopo varie revisioni e una prova intercorso, hanno sostenuto l’esame il 13 febbraio con la presentazione delle tavole progettuali, alle quali è seguita la realizzazione di un plastico definitivo. In questa data è stata allestita anche una mostra didattica.

“Abbiamo seguito diverse strategie – spiega Zanchetta – come la sopraelevazione e l’inscatolamento, aggiungendo volumi sopra o all’interno del lotto esistente, ancora tramite aderenza, creando nuovi volumi staccati dalla preesistenza o mediante interferenza, quindi facendo dialogare i nuovi volumi con la preesistenza”. Il lavoro ha previsto non solo elaborazioni digitali, ma anche disegni tecnici e la realizzazione di modelli fisici. Il percorso è iniziato con lo studio di architetture similari al progetto da realizzare, seguito dalla definizione di un concept e dalla successiva organizzazione degli spazi. “Questi laboratori sono fondamentali perché lavorare con le mani è ancora molto importante. Attraverso il plastico ci si rende conto se il progetto può davvero funzionare”, conclude Zanchetta.
Filomena Parente

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Ateneapoli – n.3 – 2026 – Pagina 35

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