Gli studenti di Arbe imparano a rigenerare l’ambiente costruito

“L’architetto oggi è chiamato a lavorare su ciò che già esiste. A livello internazionale quanto nazionale e locale, il tema è ridurre il consumo di suolo e provare a rigenerare”. La riflessione è della prof.ssa Adriana Galderisi, Ordinaria di Urbanistica e Presidente di Architecture – Regeneration of Built Environment (ARBE), Magistrale in inglese (Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale) nata nel 2024 ed erede di Architettura per la Progettazione degli interni.

Che ha aggiunto: “Nei nostri contesti è fondamentale, abbiamo tantissime aree abbandonate, inutilizzate. La domanda è: come le rendiamo nuovamente utili lavorando da prospettive diverse? Rendendole sicure, energeticamente efficienti, più belle dal punto di vista estetico e destinando spazi in disuso ad aree verdi, che prevedano nuove forme di mobilità”. Quanto allo specifico stato dell’arte del Corso, i posti banditi ogni anno sono 50 più 15 per studenti stranieri.

Al momento, in attesa degli immatricolati del prossimo anno, “gli iscritti sono sui 25, la maggior parte arriva da Scienze e Tecniche dell’Edilizia, è una filiera che abbiamo costruito anche in termini di contenuti, senza contare diversi studenti Erasmus. Insomma, la classe è abbastanza piccola, in prospettiva andiamo verso un incremento del numero di immatricolazioni”.

A due anni circa dall’istituzione del Corso, per la docente il bilancio è “estremamente positivo, grazie anche ai riscontri ottenuti dal territorio”. Quanto all’aspetto segnatamente didattico, ci sono state delle innovazioni: “proviamo a lavorare in modo interdisciplinare sul medesimo tema e sulle stesse aree, pure tramite accordi con le pubbliche amministrazioni”. Con la Fisica tecnica, con il Laboratorio di architettura e con l’insegnamento di Rilievo, il primo anno sta lavorando “su un grande edificio scolastico dismesso del Comune di Dugenta”.

L’obiettivo è che “tutto concorra a realizzare un progetto di rigenerazione del manufatto e dell’area”. Con la stessa Galderisi, docente di Urbanistica, gli studenti del secondo anno invece sono concentrati sulla creazione di “spazi verdi, nello stesso Comune, con annessa mostra a febbraio, proprio a Dugenta. Vogliamo far lavorare gli studenti su questioni reali, utilizzando le diverse discipline in modo sinergico”.

In chiave futura, la docente affronta altre due questioni: prospettive lavorative e miglioramenti da apportare al Corso. Sulla prima: “certamente il Corso amplia le opportunità per il futuro, soprattutto rispetto alla capacità di affrontare un progetto di rigenerazione, dalla scala edilizia a quella urbana, tutti strumenti che penso favoriranno l’inserimento dei ragazzi nel mercato del lavoro locale (e non solo).

Aggiungo che offriamo anche due doppi titoli, uno con un’università cinese e uno con una università turca di Istanbul – il primo risulta impegnativo perché si trascorre un anno in Cina, però ci si porta a casa un background di esperienze davvero importante, da investire poi a livello locale”.

Essendo di recente istituzione, naturalmente ARBE deve migliorare: “dobbiamo incrementare la platea studentesca internazionale, al momento abbiamo grande difficoltà però con le residenze universitarie, parliamo di ragazzi che vengono da contesti difficili – Pakistan, Iran, Bangladesh – e la nostra capacità di accoglienza deve migliorare a livello di Ateneo. Segnatamente al Corso, con la Triennale che confluisce in noi, con il Coordinatore, il prof. Rosato, lavoriamo sull’inglese con seminari in lingua”.

Poi agli studenti: “non ci sono tanti esami da sostenere ma competenze da assorbire che devono confluire in un buon progetto di architettura o di scala urbana. Non si tratta di una sommatoria di insegnamenti, ma capire le sinergie tra le cose”.

Fa eco alla docente Simona Pace, studentessa e rappresentante che risulterà tra i primi laureati della Magistrale. Parte innanzitutto dai numeri contenuti di iscritti: “In questo modo riusciamo a creare un rapporto diretto con i professori. Ognuno di loro è molto concentrato su ogni singolo studente. C’è una prossimità tra noi e i docenti assolutamente non scontata. Avere riferimenti costanti è importantissimo durante il percorso”.

L’inglese può essere una barriera all’inizio, ma sul lungo periodo si rivela un’esperienza formativa: “all’inizio fa strano e c’è timore, ma già dopo il primo mese il passaggio da una all’altra lingua diventa del tutto naturale. Certamente ci sono studenti che hanno problemi e traballano un po’, ma ci aiutiamo molto tra noi. E, comunque, più si frequenta più si migliora, anche perché si è costretti dalla situazione – il limite linguistico forse permane ancora – Tuttavia è una grandissima opportunità”.

Simona chiude con una battuta sulle esperienze pratiche: “ne ho vissuta una bellissima a Berlino di circa otto giorni – con programma intensivo BIP – confrontandomi con ritmi e realtà completamente diversi dai nostri”.
Claudio Tranchino

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Ateneapoli – n.1 – 2026 – Pagina 32

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