Il conflitto in Ucraina e il ruolo dell’Unione Europea: dibattito con gli ambasciatori Risi, Starace e Zazo

Guerra, diplomazia, difesa europea: chi sta davvero ridisegnando il futuro dell’Europa? Se ne è discusso mercoledì 25 febbraio presso il Dipartimento di Scienze Politiche durante l’incontro ‘Ordine e disordine in Europa’.

A quattro anni dall’invasione russa dell’Ucraina, ambasciatori ed esperti hanno messo a confronto visioni e strategie su un continente che sembrava aver trovato un equilibrio dopo il secondo conflitto mondiale e che oggi si ritrova a fare i conti con nuove tensioni globali e un sistema internazionale in trasformazione.

L’iniziativa, organizzata con i rappresentanti degli studenti e con il Centro Studi Internazionali (CSI), ha visto i saluti istituzionali del Direttore del Dipartimento, Francesco Eriberto d’Ippolito, ed è stata articolata in due sessioni: ‘Diplomazia’ e ‘Difesa e assistenza’. Al confronto hanno partecipato l’ambasciatore Cosimo Risi, Giorgio Starace (già ambasciatore a Mosca) e Pier Francesco Zazo (già ambasciatore a Kiev), insieme alla prof.ssa Francesca Graziani (presidente CdS in Relazioni e Organizzazioni Internazionali), al generale Massimiliano Del Casale, presidente del Centro Alti Studi per la difesa, e a Fabrizio Damiani, responsabile dei rapporti con Europa, Centro Asia e Asia Pacifico per la Croce Rossa Italiana.

Al centro del dibattito: la guerra in Ucraina, il ruolo dell’Unione Europea, l’evoluzione degli equilibri militari e le prospettive di un possibile nuovo ordine internazionale. Nell’intervento introduttivo, è stato evidenziato come il titolo dell’incontro rifletta l’inquietudine del momento storico. Per oltre settant’anni, il progetto europeo ha incarnato l’idea di una stabilità fondata su interdipendenza economica, valori condivisi e regole comuni.

Oggi, invece, guerre ai confini, ritorni di nazionalismi e tensioni globali mettono in discussione quelle certezze. Eppure, come è stato ricordato: “il disordine non genera solo caos. Può essere anche l’inizio di una nuova riorganizzazione. Una riorganizzazione che richiede responsabilità politica, consapevolezza storica e partecipazione delle nuove generazioni”. La sessione dedicata alla diplomazia ha offerto uno sguardo diretto sulle due capitali simbolo del conflitto: Mosca e Kiev. Starace ha raccontato la sua esperienza in Russia nel momento dello scoppio della guerra, descrivendo un “sistema politico compatto nella narrativa interna e convinto di non poter perdere il conflitto.

La guerra, nella percezione russa, non è solo uno scontro militare ma una questione esistenziale, legata a identità e sicurezza”. Zazo ha restituito invece il punto di vista ucraino, evidenziando la trasformazione del presidente Volodymyr Zelensky: “da leader politico eletto con promesse di riforma a simbolo della resistenza nazionale. Una leadership segnata da errori e pressioni, ma consolidata dalla scelta di restare a Kiev nei giorni più drammatici dell’invasione”.

Dal confronto è emersa con chiarezza la distanza tra le narrazioni pubbliche occidentali e la realtà strategica sul campo. Se in Europa si è spesso parlato di una Russia in difficoltà, sul piano militare il conflitto si è trasformato in una guerra di logoramento, con costi umani ed economici altissimi per entrambe le parti. Uno dei passaggi più discussi, come ha esordito la prof.ssa Graziani, nell’aprire la seconda parte dell’incontro, è stato il ruolo dell’Unione Europea. Il generale Del Casale ha affrontato il tema della difesa europea, distinguendo tra “l’idea – politicamente suggestiva ma complessa – di un esercito europeo e la più concreta prospettiva di una difesa europea, fondata su coordinamento, investimenti comuni e recupero delle capacità militari progressivamente ridotte dopo la fine della Guerra Fredda”.

Accanto alla dimensione militare, l’incontro ha dedicato spazio all’azione umanitaria. Damiani ha illustrato il lavoro della Croce Rossa Italiana in Ucraina: “evacuazioni sanitarie, sostegno psicologico, riabilitazione degli ex combattenti, rafforzamento delle strutture locali. Il conflitto produce effetti che vanno oltre il campo di battaglia: reintegrazione dei reduci, ricostruzione delle comunità, gestione dei traumi collettivi”.

Il dibattito con gli studenti ha animato la parte finale della mattinata. Tra le domande: il presunto fallimento diplomatico occidentale, la costruzione mediatica del conflitto, la possibilità di una pace negoziata, il ruolo delle Nazioni Unite. Le risposte hanno evidenziato un punto condiviso: “la complessità della situazione rende difficile individuare responsabilità univoche o soluzioni semplici. Tuttavia, il dialogo – anche con l’avversario – resta uno strumento imprescindibile”, come afferma Starace.

Ordine e disordine in Europa non sono solo categorie geopolitiche, ma esperienze concrete che attraversano istituzioni, eserciti, diplomazie e società civili. A quattro anni dall’inizio della guerra in Ucraina, il continente si scopre meno sicuro, ma forse più consapevole della propria fragilità.

Se il disordine segna la fase di transizione, la sfida sarà trasformarlo in un nuovo equilibrio. E il confronto aperto tra accademia, diplomazia e giovani generazioni, come quello ospitato alla Vanvitelli, rappresenta un primo passo in questa direzione.
Elisabetta Del Prete

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Ateneapoli – n.4 – 2026 – Pagina 31

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