Iniziativa di Terza Missione. ‘Pensieri di Libertà’: un ciclo di incontri al carcere di Poggioreale

L’Università porta la cultura oltre le sbarre e inaugura, dal 3 marzo al 15 luglio, il ciclo di incontri ‘Pensieri di Libertà’ nella Casa Circondariale ‘Giuseppe Salvia’ di Poggioreale, a Napoli, per offrire ai detenuti strumenti concreti di crescita, riflessione e promozione sociale.

È un progetto di Terza Missione del Dipartimento di Giurisprudenza, realizzato in collaborazione con la Direzione dell’istituto penitenziario, che trasforma il sapere in occasione di riscatto civile. A presentare e illustrare nel dettaglio finalità e struttura del progetto è stata la prof.ssa Mena Minafra, tra le promotrici del progetto, che ha evidenziato la portata educativa e umana del percorso: “Sette gli appuntamenti che scandiranno i prossimi mesi”. L’obiettivo è “aprire un dialogo diretto tra accademici, studenti e popolazione detenuta su temi che attraversano cultura, scienza, arte e filosofia”.

Un confronto che nasce da un assunto: “la pena, per essere autenticamente rieducativa, deve affiancarsi a percorsi di responsabilizzazione e consapevolezza”. In questa prospettiva, ha continuato Minafra, “l’università assume un ruolo attivo nel territorio e si fa ponte tra istituzioni, contribuendo a costruire occasioni di inclusione là dove il rischio di isolamento è più forte”. Ad aprire il ciclo, il 3 marzo, mentre andiamo in stampa, è il Rettore Giovanni Francesco Nicoletti, con un intervento dal titolo ‘La conoscenza come strumento di promozione sociale e civile’, che ha delineato “il valore del sapere come leva di emancipazione e cittadinanza”.

‘Pensieri di Libertà’, ha poi evidenziato la prof.ssa Minafra, “non è soltanto un calendario di seminari, ma un progetto che interpreta in modo concreto la Terza Missione universitaria: mettere competenze, ricerca e formazione al servizio della collettività”. E in questo caso, ha aggiunto, si tratta “di una comunità spesso invisibile, ma centrale nel dibattito sul senso della pena e sulla funzione rieducativa del carcere”.

Il confronto diretto tra docenti, studenti e detenuti crea uno spazio di parola e ascolto reciproco. “L’aula, per alcuni mesi, si sposta tra le mura dell’istituto penitenziario, ribaltando simbolicamente la prospettiva: non più solo il carcere come luogo chiuso ma come spazio in cui il pensiero può circolare”, ha spiegato Minafra. Determinante è la sinergia con la Direzione della Casa Circondariale, che ha accolto e sostenuto il progetto, “rendendo possibile un’iniziativa che coniuga dimensione formativa e dimensione umana”.

L’impegno congiunto delle istituzioni dimostra come il dialogo tra università e sistema penitenziario possa generare percorsi di reale inclusione. “La cultura, quando diventa accessibile – ha concluso la prof.ssa Minafra – non si limita a trasmettere nozioni, ma offre strumenti di orientamento e di speranza”. Ed è proprio questa la sfida: rendere il sapere un motore di libertà interiore, anche in un contesto di restrizione fisica.

Portare l’università a Poggioreale significa affermare che la conoscenza non conosce confini. ‘Pensieri di Libertà’ restituisce al carcere una dimensione di dialogo e crescita e ricorda che la rieducazione non è un principio astratto, ma un percorso che si costruisce con azioni concrete. Perché anche dietro le sbarre, quando si accende il pensiero, può cominciare un nuovo cammino.
Elisabetta Del Prete

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Ateneapoli – n.4 – 2026 – Pagina 32

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