Due assegni di ricerca di 10.000 euro ciascuno per la lotta al glioblastoma, tra i tumori cerebrali più aggressivi e mortali. Li ha devoluti la Fondazione Bartolo Longo III Millennio Onlus, ispirata alla figura di Bartolo Longo, Santo di Pompei. L’obiettivo del progetto di ricerca, che avrà il suo hub nella Vanvitelli, è quello di “migliorare la comprensione dei meccanismi biologici del glioblastoma e contribuire allo sviluppo di nuove strategie diagnostiche e terapeutiche”, come spiega il prof. Giovanni Cirillo, docente di Anatomia umana che sta pilotando uno dei due gruppi di ricerca, in particolare quello del Laboratorio di Morfologia delle reti neuronali e dei sistemi biologici complessi, il cui responsabile senior è il prof. Michele Papa; mentre a capo dell’altro c’è la prof.ssa Lucia Altucci.
“Sia io che lei ci siamo trovati a lavorare sul medesimo tema, il glioblastoma, pur affrontando aspetti del tutto diversi”. E qui si entra nello specifico di ciò che studiano Cirillo e il suo gruppo: “noi siamo morfologi, ci occupiamo di sistema nervoso centrale, lì dove cresce il tumore – parliamo del più aggressivo, non lascia quasi nessuno scampo ai pazienti. E infatti, se per altri tumori si è arrivati a un livello terapeutico avanzato che consente di guarire, purtroppo la stessa cosa non si può dire per il glioblastoma, la cui biologia è davvero complessa e non è ancora ben compresa. Proprio per questo ci siamo chiesti come il sistema nervoso centrale si adatti alla crescita del tumore, che appartiene al sistema stesso. La nostra ipotesi è che ci sia una sorta di tolleranza da parte del sistema immunitario, che lo lascia passare quasi da inosservato.
Il glioblastoma è come se avesse il telepass, non si ferma a nessuno stop adoperato dal sistema di controllo. La biologia che ci interessa è quella dell’interfaccia tra il sistema nervoso centrale sano e il tumore. Da un lato stiamo provando a trovare i marcatori molecolari, che sono la pista su cui si muovono e crescono le cellule tumorali, dall’altro a capire la reazione contenitiva o finto-contenitiva che opera il tessuto sano nei confronti del tumore”.
Dunque, nel rimarcare lo scopo, il docente sottolinea che non si è ancora riusciti bene a identificare un marcatore che al tempo stesso sia un target di una terapia molecolare o biologica, “questo perché i marcatori, nel caso del glioblastoma, non sono sempre gli stessi. La cellula tumorale, in poche parole, trova sempre una scappatoia per sfuggire al blocco operato dalla temozolomide, il farmaco utilizzato finora, che a oggi non ha cambiato la sopravvivenza dei pazienti, che non supera in media i 14 o 16 mesi nonostante il trattamento”.
Per quanto riguarda la parte sperimentale, se ne occupa la prof.ssa Assunta Virtuoso, Rtd-A, che si è formata a Friburgo. Cirillo spiega in cosa consista l’importante contributo: “abbiamo creato in vitro un organoide del sistema nervoso centrale, un surrogato, utilizzato come sistema complesso in cui far crescere il tumore. Inoltre, grazie alla collaborazione con la nostra neurochirurgia al CTO, riceviamo pezzettini di tumore e sistema nervoso sano che studiamo direttamente e che poi trasportiamo nel modello in vitro.
L’obiettivo, ripeto, è trovare il marcatore e, dopo averlo caratterizzato, con il supporto dell’industria farmaceutica creare un farmaco che lo blocchi”. L’ultima battuta del docente è sull’incrocio tra mondo accademico, terzo settore e impegno etico-sociale, quando si rivela virtuoso: “può risultare fondamentale, perché una fondazione può costruire una rete solidale, non a caso la Bartolo Longo ha rapporti con i maggiori centri oncologici italiani.
E, in secondo luogo, sempre di più, nei progetti europei, le fondazioni, che creano network, diventano importanti perché possono identificare e selezionare pazienti che hanno malattie completamente diverse tra loro e portarli nei progetti di ricerca”.
Claudio Tranchino
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Ateneapoli – n.1 – 2026 – Pagina 35







