Un insegnamento trasversale, aperto a tutti gli studenti dell’Ateneo e articolato in tre moduli dedicati alla sostenibilità ambientale, sociale ed economica. All’Università Vanvitelli torna ‘Fondamenti di sostenibilità’, il percorso formativo da 6 crediti formativi che punta a integrare stabilmente i temi dell’Agenda ONU 2030 nella formazione curriculare.
Il corso, oggi incardinato presso il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Ambientali, Biologiche e Farmaceutiche (DISTABIF), rientra in una strategia avviata dall’Ateneo già dal 2020. “Questo insegnamento – spiega il prof. Furio Cascetta, Prorettore alla Green Energy e alla Sostenibilità Ambientale – rientra in una serie di azioni che l’Ateneo ha messo in campo nel proprio piano strategico per promuovere la cultura della sostenibilità, anche attraverso la didattica”.
La prima edizione aveva una funzione prevalentemente divulgativa ed era rivolta non solo agli studenti, ma anche al personale tecnico-amministrativo. “Poi il corso ha preso la sua piega naturale – prosegue – ed è stato suddiviso in tre moduli che rappresentano le colonne portanti della sostenibilità”. Secondo il Prorettore, oggi si è entrati in una ‘seconda fase’ della sostenibilità.
“La prima fase era ancora teorica: si trattava di definire gli indicatori e costruire consapevolezza. Oggi bisogna riportare quegli indicatori nella realtà concreta. La formazione 1.0 accultura; la formazione 2.0 consente di mettere in azione questi indicatori”.
L’obiettivo non è solo formativo, ma culturale. “Lo strumento culturale è l’arma più potente. Oggi qualunque professione non può essere svolta prescindendo dagli argomenti della sostenibilità”. In questo senso, gli studenti diventano veri e propri ‘ambasciatori’: ovvero “porteranno queste conoscenze a casa, nel lavoro, tra gli amici. È anche una forma di terza missione: formare con coscienza e sensibilità alla sostenibilità. Crediamo che la sostenibilità debba far parte della formazione curriculare – aggiunge il Prorettore – non solo di attività extracurricolari come seminari occasionali”.
L’obiettivo è quello di fornire i concetti base legati all’Agenda 2030. “Lo scopo è offrire agli studenti i fondamenti della sostenibilità in una prospettiva realmente trasversale”, spiega la prof.ssa Claudia De Biase, referente del modulo di sostenibilità sociale (si terrà nel mese di aprile). La modalità online è stata scelta proprio per garantire la massima accessibilità. “Raggiungiamo studenti di molti Dipartimenti: dal DISTABIF a Medicina, da Architettura a Economia. L’interdisciplinarietà non è teorica, ma reale”.
Il modulo sociale affronta tematiche che spesso nei singoli percorsi di laurea non trovano spazio sistematico: disuguaglianze, parità di genere, nutrizione, dimensione economica e giuridica. “La conoscenza nei Corsi di Laurea è sempre più settoriale – osserva De Biase – ma nella vita professionale gli studenti si troveranno a confrontarsi con queste tematiche. Il confronto è fondamentale”.
Il corso prevede momenti di confronto post-seminario e un’organizzazione pensata per non entrare in conflitto con gli altri insegnamenti. “È un percorso attrattivo anche perché compatibile con le altre attività didattiche. Offre una formazione aggiuntiva rispetto a quella tradizionale e consente agli studenti di ascoltare voci che altrimenti non incontrerebbero mai”.
“Non possiamo che considerare la sostenibilità un obiettivo reale da perseguire”, conclude De Biase. E per l’Ateneo, come ribadisce Cascetta, non si tratta di un tema accessorio, ma di una responsabilità strutturale: integrare stabilmente la sostenibilità nella formazione universitaria significa preparare professionisti capaci di leggere e trasformare la realtà.
A curare concretamente l’organizzazione del percorso è la prof.ssa Flora Rutigliano, che coordina il progetto nell’ambito delle attività legate alla Rete delle Università per lo Sviluppo Sostenibile (RUS), dove “i referenti di ogni Ateneo sono stati invitati a proporre un’offerta formativa accessibile a tutti gli studenti, con l’obiettivo di renderli consapevoli rispetto ai temi dell’Agenda 2030”. La struttura da 6 crediti, suddivisa in tre moduli da 2 crediti ciascuno, è stata pensata proprio per ampliare la partecipazione.
“Gli studenti possono scegliere quali moduli seguire e quali crediti acquisire: questo ha ampliato moltissimo l’audience, permettendo di raggiungere una platea più ampia”. I seminari affrontano i 17 obiettivi dell’Agenda 2030. “Ogni docente illustra le criticità connesse al singolo obiettivo e propone strategie concrete per avvicinarsi al suo raggiungimento”.
Il dato più significativo riguarda la partecipazione interna all’Ateneo: “sono coinvolti 35 docenti, che coprono 28 settori scientifici e 9 Dipartimenti”, un elemento su cui la docente insiste. Giunto alla quarta edizione, il corso registra numeri che superano i 100 partecipanti, “molto alti per essere un esame a scelta”. La struttura è stata mantenuta nel tempo perché “ha funzionato molto bene e ha ricevuto diversi apprezzamenti”.
Il modulo di sostenibilità ambientale (che si terrà per tutto marzo), di cui Rutigliano è referente, si concentra su quattro obiettivi dell’agenda 2030 considerati fondamentali anche per il raggiungimento di quelli sociali ed economici: l’obiettivo 6 (acqua pulita e servizi igienico-sanitari), l’obiettivo 13 (lotta al cambiamento climatico), l’obiettivo 14 (vita sott’acqua) e l’Obiettivo 15 (vita sulla terra).
“Ad esempio – spiega la docente – si affronta il tema dell’impronta idrica e di come anche il singolo cittadino possa ridurla”. Ultimo modulo quello della sostenibilità economica (si svolgerà nel mese di maggio), responsabile la prof.ssa Clelia Fiondella, neo-Direttrice del Dipartimento di Economia.
Non si tratta, dunque, di un semplice insegnamento a scelta, ma di un tassello di una strategia più ampia che punta a rendere la sostenibilità una competenza trasversale e strutturale nella formazione universitaria.
Dalla gestione dell’acqua alla lotta alle disuguaglianze, dalla tutela degli ecosistemi alla rendicontazione della sostenibilità aziendale, il corso intende offrire agli studenti strumenti concreti per leggere la complessità del presente. In un contesto in cui le sfide ambientali, sociali ed economiche sono sempre più interconnesse, la formazione diventa così il primo passo per trasformare consapevolezza e conoscenza in responsabilità e azione.
Daniela Francesca De Luca
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Ateneapoli – n.4 – 2026 – Pagina 30







