Un momento di restituzione scientifica e di confronto che ha rappresentato il culmine di un percorso di ricerca e ha visto la collaborazione di tre Atenei del Mezzogiorno – le Università del Salento, di Palermo e della Campania ‘Luigi Vanvitelli’ – il webinar conclusivo del PRIN 2022 RESTO – Ready Set Work, dal titolo ‘Promuovere la transizione dall’università al mondo del lavoro’, che si è tenuto il 22 gennaio. Coinvolti studenti e neolaureati, con l’obiettivo di promuovere l’occupabilità, lo sviluppo delle competenze trasversali e una transizione università-lavoro sostenibile.
Patrocinato dal gruppo tematico MeMos, ha favorito una partecipazione ampia di docenti, ricercatori ed esperti dell’orientamento e job placement provenienti da diversi atenei italiani.
Dopo i saluti istituzionali della prof.ssa Tina Iachini, Vice Direttrice del Dipartimento di Psicologia della Vanvitelli, l’incontro è stato introdotto e moderato dalla prof.ssa Emanuela Ingusci (Università del Salento), che ha sottolineato il significato simbolico e operativo dell’incontro conclusivo: “Questo momento rappresenta un punto d’arrivo, ma anche un punto di partenza per nuove collaborazioni. È un tema che ci è particolarmente caro e siamo felici che si continui a investire sull’orientamento e sull’employability”.
Il keynote speech, dal titolo ‘Aprirsi alle possibilità della transizione tra università e lavoro’, è stato affidato alla prof.ssa Rita Chiesa (Università di Bologna), che ha proposto una riflessione ampia sul significato e sulle sfide di questo snodo cruciale della carriera: “Pensare alla transizione tra università e lavoro come un viaggio aiuta a comprenderne la complessità. Ogni viaggio richiede una preparazione, delle scelte, un itinerario e un equipaggiamento, che in questo caso è rappresentato anche e soprattutto da un bagaglio di competenze trasversali”.
Al centro dell’intervento il tema dell’incertezza, considerata una componente strutturale dello sviluppo vocazionale: “L’incertezza ha spesso una connotazione negativa, perché viene percepita come qualcosa che non controlliamo. Ma, quando la viviamo solo come minaccia, rischiamo di diventare passivi”. Secondo la prof.ssa Chiesa, l’orientamento deve aiutare le persone a convivere con l’ambiguità, con l’imprevedibilità delle carriere contemporanee: “Gli imprevisti fanno parte del viaggio e non significano che abbiamo sbagliato strada. L’esito della transizione non dovrebbe essere solo un successo oggettivo, ma qualcosa che si inserisce in un progetto di vita capace di garantire benessere, soddisfazione nel lungo periodo”.
Oltre il 40% dei neolaureati cambierà tre lavori in un decennio
Il prof. Fulvio Signore (Università del Salento) ha presentato i risultati di una revisione bibliometrica sull’imprenditorialità e le competenze trasversali nell’istruzione superiore, che ha costituito il fondamento teorico del progetto RESTO. L’analisi ha mostrato come il mondo del lavoro sia sempre più caratterizzato da instabilità e carriere non lineari: “Oggi interagiamo con un contesto in cui la stabilità occupazionale si riduce e aumentano le carriere flessibili. A livello europeo, oltre il 40% dei laureati cambierà almeno tre lavori nei primi dieci anni post-laurea”.
In questo scenario, l’imprenditorialità viene intesa come meta-competenza: “Non parliamo più solo di creazione d’impresa, ma di imprenditorialità personale, intesa come capacità di trasformare le proprie competenze in opportunità e di riprogettare attivamente la propria traiettoria professionale”.
Un’altra revisione è stata presentata dalla dott.ssa Assunta De Rosa, revisione compiuta nell’ambito della letteratura sugli interventi per sviluppare l’occupabilità degli studenti universitari, sottolineando l’evoluzione di questo concetto: “Oggi l’occupabilità non è più solo la capacità di trovare o mantenere un lavoro, ma il risultato di un’interazione dinamica tra individuo, risorse personali e contesto”. L’Università emerge come attore chiave nel supportare i laureati nella loro transizione: “Abbiamo notato che si è cercato di implementare iniziative per supportare gli studenti, consolidando i servizi di orientamento, proponendo attività curriculari ed extra, organizzando giornate di job fair, sviluppando programmi di mentoring e incoraggiando la mobilità”.
La revisione offerta racconta che i modelli teorici identificati sottolineano il ruolo fondamentale dell’esperienza pratica e dell’interazione dinamica tra individuo, ambiente e comportamento, come elementi essenziali per il potenziamento dell’occupabilità dei laureati. Ha restituito un punto di vista quantitativo, entrando nel merito delle impressioni e prospettive degli studenti universitari e degli esperti del lavoro, la dott.ssa Giulia Sciotto: “Dalla letteratura e dai nostri dati emerge una discrepanza significativa tra le percezioni degli studenti e le aspettative dei datori di lavoro su cosa significhi essere occupabili”. Gli studenti tendono a sovrastimare la preparazione professionale basandosi sui risultati accademici, mentre gli esperti sottolineano l’importanza di esperienze concrete: “per i datori di lavoro, l’occupabilità è una combinazione di competenze tecniche, trasversali e interpersonali che devono essere dimostrate in contesti reali”. Entrambi i gruppi riconoscono criticità strutturali, come la disparità territoriale tra Nord e Sud e tirocini poco professionalizzanti.
Il prof. Francesco Pace (Università di Palermo) ha poi illustrato il percorso laboratoriale del progetto RESTO, mettendo in evidenza la centralità dell’agentività: “Abbiamo concepito l’esperienza universitaria come un periodo di crescita non solo intellettuale, ma anche personale e professionale”. L’obiettivo era allenare gli studenti alla proattività: “Abbiamo bisogno di creare la scintilla dell’agentività; le soft skills devono essere messe in atto rispetto al percorso di carriera, perché l’individuo deve sentirsi consapevole di avere delle carte da giocare”.
A chiudere il webinar il prof. Alessandro Lo Presti della Vanvitelli, che ha presentato i risultati del progetto. I dati sono relativi ad una valutazione prima, subito dopo la fine dei laboratori e tre mesi dopo. I risultati relativi all’occupabilità e alle competenze imprenditoriali mostrano un incremento significativo nei partecipanti; ma allo stesso tempo “l’intervento ha prodotto un vero e proprio reality check: inizialmente ha messo in crisi alcune sicurezze, portando i giovani ad un’autovalutazione più severa che, dopo tre mesi, ha favorito una maggiore autoconsapevolezza e una crescita più realistica”.
Tra le principali implicazioni pratiche di questo progetto: “Il tema del capitale sociale. Studiare non significa isolarsi, ma, in realtà, RESTO ha mostrato l’importanza di coltivare relazioni anche durante gli studi. Agli studenti abbiamo fornito un paio di occhiali o un binocolo per leggere meglio dentro sé stessi e nel mondo del lavoro, così da cercare opportunità dentro di esso”.
Angelica Cioffo
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