L’invito agli studenti: non diradate la frequenza a ridosso degli esami

Come da calendario accademico il 23 febbraio inizierà il secondo semestre dell’anno in corso. Il momento sembra opportuno per lasciare parola ad alcuni Coordinatori delle Triennali per un bilancio generale su come siano andati questi primi mesi e per raccogliere qualche dato – seppur molto parziale e frammentato, essendo i tempi non ancora maturi per un’analisi completa – sulla modifica di ordinamento effettuata di recente in tutto l’Ateneo.
Per Mediazione Linguistica e Culturale parla la prof.ssa Jana Altmanova che parte da un dato emerso da uno degli ultimi Consigli del Dipartimento di Studi Letterari Linguistici e Comparati: un incremento degli iscritti del 14,84%, probabile conseguenza anche della possibilità di accoppiare spagnolo e inglese nella scelta delle lingue.

La docente, però, predica cautela: “l’aumento è lieve, ci occorre avere informazioni molto più dettagliate che al momento non abbiamo. Dal punto di vista della gestione didattica è andato tutto abbastanza bene, senza particolari difficoltà organizzative”. Maggiori certezze ci sono sulla distribuzione degli iscritti sui due curricula introdotti con la riforma, ovvero ‘Mediazione linguistica per le attività economico-culturali’ e ‘Mediazione linguistica e interculturale’: “siamo soddisfatti perché c’è un equilibrio sostanziale tra i due.

C’è un leggero sbilanciamento per il primo, ma di fatto i numeri sono quelli. La cosa è molto positiva, anche per la gestione da parte nostra, che così può essere ottimale”. In prospettiva, sul secondo semestre, la docente si augura che “studentesse e studenti tornino in maniera massiccia in presenza”. E spiega: “dopo la pandemia sono tornati, chiariamo, però non sembra esserci stato un vero e proprio ritorno in massa. Lo stiamo ancora attendendo. Vorrei che si rivalutasse l’apprendimento in presenza, che non è solo quello linguistico, ma consiste anche nella dimensione relazionale, indispensabile per chi studia comunicazione, mediazione.

Talvolta sembra che manchino gli spazi, ma non sempre quelli che ci sono vengono riempiti davvero. La speranza è che tornino, anche per confrontarsi con noi. Senza dimenticare, ovviamente, che esistono problematiche logistiche, lavorative, economiche oggettive”.

Passando al Dipartimento Asia, Africa e Mediterraneo (Daam), è la prof.ssa Luisa Maria Paternicò a parlare di Lingue e Culture orientali e africane. Da ricordare che, in questo caso, la riforma ha introdotto un curriculum unico, ma ci sono nove percorsi consigliati il cui taglio può essere areale, geografico o tematico: Africa; Medio Oriente, Asia Centrale e Caucaso; Asia Meridionale; Asia Orientale; Sudest Asiatico; Cina-Africa; Buddismo; Islam; Oceano Indiano.

Posto che i tempi stimati per un giudizio di ampio respiro sulle modifiche al Corso corrispondono a un triennio, la docente spiega “l’abolizione dei curricula ha portato alcuni studenti a scegliere dei percorsi alternativi, mettendo assieme lingue che fino all’anno scorso non si potevano accoppiare – penso a arabo-cinese, arabo-giapponese, turco-coreano – Naturalmente, quando sono state proposte scelte del genere, più fantasiose, loro in prima battuta hanno contattato me, e a mia volta li ho messi in contatto con i referenti, per mettere su comunque un piano di studio coerente e che avesse senso dal punto di vista didattico e scientifico. Ad ogni modo ho constatato una certa maturità da parte dei ragazzi e per questo li abbiamo sostenuti”.

Sui percorsi consigliati: “con questi cerchiamo di aiutarli e guidarli, considerato che ci occupiamo di aree spesso trascurate a scuola, comunque ci impegneremo a renderli più visibili per il prossimo anno”. A proposito della prima parte di anno accademico che si è appena conclusa, la questione centrale resta sempre la medesima: la frequenza.

“Il calo ci accora parecchio, a livello di Ateneo. A quanto pare, incidono molto il caro affitti, l’aumento del costo della vita in generale. Dunque, le motivazioni possono essere certamente interne, ma soprattutto esterne e sono diffuse su tutto il territorio nazionale: la turistificazione sta condizionando Roma, Venezia e da diversi anni anche Napoli. Se il fenomeno continua dobbiamo trovare tutti risposte al cambiamento della società.

Di sicuro i corsi online non sarebbero la soluzione. Perciò, mi sentirei di dire agli studenti di venire in presenza, socializzare, andare in biblioteca e sporcarsi le mani toccando i volumi, di non ritirarsi a casa a ridosso della sessione di marzo o delle prove intercorso”.

Chiude la prof.ssa Libera D’Alessandro, a capo di Scienze Politiche e Relazioni internazionali, Corso del Dipartimento di Scienze Umane e Sociali (Disus): “Dai numeri parziali ottenuti finora, nel complesso, pur essendo proprio all’inizio, la riforma ha registrato un impatto positivo”.

La Triennale ha introdotto quattro differenti curricula. “I due percorsi internazionalistici soprattutto, la nostra vera peculiarità: Relazioni internazionali e l’altro Scenari areali (Asia, Africa, Americhe), modificato proprio nell’impianto”. Gli studenti pare abbiano apprezzato anche gli altri due, “grazie agli specifici focus tematici, che danno ampia possibilità di concentrarsi sui sistemi economico-giuridici o sui processi storico-politici complessi – prima approfondivamo tutto ciò attraverso singole discipline, oggi hanno un proprio percorso”.

Le prime sensazioni sono buone, quindi: “in generale ci sembra che sia stato molto ben intercettato l’intreccio tra le lingue e le specificità citate”. Sulla frequenza, la docente dice: “da ciò che mi hanno riferito i colleghi del primo semestre la risposta è stata buona. Il punto non è tanto la scarsa presenza, ma il suo graduale diradamento nel corso dei mesi, soprattutto a ridosso della sessione d’esame, è qualcosa che riscontriamo da qualche anno e in molti. Tanto si può fare in fase di orientamento in entrata, facendo capire l’importanza della frequenza, che consente di capire come studiare, al di là del cosa. Tuttavia, bisogna ancora attendere dati più certi per un giudizio complessivo”.
Claudio Tranchino

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Ateneapoli – n.3 – 2026 – Pagina 39

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