“Dietro l’idea del podcast c’è l’amore per quello che studiamo, la voglia di far conoscere ciò che viene ignorato o di cui non si sa assolutamente nulla. Spesso si pensa che il Nord Africa sia abitato da arabi e basta, ma non è così. In Algeria, Marocco, Libia, Tunisia, ci sono popolazioni amazigh che esistono e resistono con forza, portando avanti tradizioni millenarie e combattendo per la propria identità”. Parole accorate quelle di Mara Pizzarelli, studentessa iscritta alla Magistrale di Lingue e culture dell’Asia e dell’Africa.
Lei e le dottorande Alessia Colonnelli e Mariacarmela Flaviano hanno ideato ‘Frequenze e Onde amazigh. Viaggio sonoro tra identità, lingue e arte nel Mediterraneo’, un podcast di dodici appuntamenti – ognuno verrà pubblicato l’ultimo venerdì di ogni mese, alle 18.00 – dedicati al mondo berbero. La prima puntata porta il titolo ‘Lingua amazigh: tra oralità e digitale’. Il progetto è nato dal basso, si potrebbe dire, e per la sua realizzazione, oltre agli importanti fondi di Public Engagement dell’Ateneo, ha trovato subito l’approvazione della prof.ssa Anna Maria Di Tolla, che ne è la responsabile scientifica.
“Come gruppo – ancora Mara – vogliamo diffondere un messaggio, ovvero raccontare cosa c’è dietro una cultura antica come quella amazigh, che ha patito tanta sofferenza ma che è animata anche da un forte spirito di rivalsa”. Le fa eco Alessia, affermando che il mondo amazigh “è poco conosciuto sia in ambito accademico che tra il pubblico più ampio”.
Per questo, il team ha pensato di approfondire dei temi generali – la lingua, l’oralità, la musica, il cinema, la produzione artistica in generale – per “alimentare il dialogo tra l’Ateneo e la società, pur trattando questioni di nicchia”, e al tempo stesso mettere sul piatto “il legame tra la realtà italiana e l’identità amazigh, dedicando puntate alle seconde generazioni e a come questa identità venga vissuta negli ambienti culturali, artistici e sociali del nostro Paese”. A proposito dei contenuti delle varie puntate, la dottoranda anticipa: “parleremo delle seconde generazioni, ma anche delle comunità immigrate dal Nord Africa in Italia, intervisteremo esponenti della società civile, intellettuali, accademici che hanno un background nordafricano”.
Inoltre, “l’idea è anche inserire voci che provengono da quel mondo, stiamo intervistando due persone, una originaria del Marocco, l’altra un’amazigh spagnola (la diaspora è un ulteriore aspetto che tratteremo) e vorremmo lasciarli parlare il più possibile”. La prof.ssa Di Tolla, dal canto suo, parla di “grande orgoglio, perché rappresenta il culmine di un lavoro ampio, che agisce come ponte tra ricerca accademica e cittadinanza”. La docente sottolinea pure che non si tratta solo di un prodotto divulgativo, ma anche di un “esperimento di narrazione partecipata”. Il cuore del lavoro, infatti, è “la riscoperta dell’oralità come strumento di resistenza culturale.
Da una parte, in un mondo dominato dalla scrittura, per le popolazioni amazigh la parola parlata è sempre stata una biblioteca vivente ed è utile a preservare la memoria storica, dall’altra parte il digitale è nuova casa di questa oralità. Il podcast trasforma il web in archivio sonoro innovativo, quindi non solo conserva la memoria ma è anche fruibile per didattica e ricerca, per la diffusione culturale presso la cittadinanza”. Infine, non è secondaria la componente della valenza sociale: “il formato audio rende il contenuto accessibile per le scuole, per le persone con dsa, per i migranti (in Italia c’è una grande comunità marocchina, per esempio). La conoscenza è uno strumento di dialogo culturale e di inclusione”, conclude Di Tolla.
Claudio Tranchino
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Ateneapoli – n.3 – 2026 – Pagina 40







