Prendere decisioni in momenti di stress, gestire la pressione e controllare le emozioni. Nel mondo dello sport e non solo. Sono stati questi i temi al centro dell’incontro con Nicola Rizzoli, ex arbitro internazionale e oggi formatore sui temi della leadership e della gestione dello stress, ospite dell’Università Parthenope, l’11 marzo, per un talk dedicato alle dinamiche decisionali nei contesti complessi.
Ad aprire la giornata è stato il Prorettore al Welfare Claudio Porzio, che ha sottolineato come lo stress sia ormai una componente inevitabile della vita contemporanea: “viviamo in un mondo che ci stressa tutti, basti pensare alle vicende belliche che caratterizzano il nostro tempo. Ma lo stress non riguarda solo i grandi eventi: lo viviamo ogni giorno perché siamo continuamente chiamati a prendere decisioni”. Secondo Porzio, la pressione nasce proprio dalla necessità di scegliere spesso in condizioni di incertezza, quando non si possiedono tutte le informazioni: “Il filosofo Kierkegaard diceva che siamo condannati a scegliere.
Io direi che siamo obbligati a prendere decisioni. E questo inevitabilmente genera stress. La vera sfida non è eliminarlo, ma imparare a gestirlo nel modo migliore”. Un tema ripreso anche dalla dott.ssa Alessia Ricciardi, Dirigente della Ripartizione Risorse Umane dell’Ateneo, che ha evidenziato quanto la gestione delle emozioni sia centrale nei contesti lavorativi: “gestire lo stress mantenendo il controllo delle emozioni è la cosa più difficile. Significa riuscire ad arbitrare le nostre condizioni di lavoro, mantenere gli equilibri, dare regole, gestire il personale e allo stesso tempo formarlo”, ha spiegato.
Iniziative come questa “aiutano a rafforzare la capacità di mantenere stabilità emotiva all’interno delle organizzazioni”. A entrare nel cuore del tema è stata poi la prof.ssa Filomena Buonocore, docente di Organizzazione Aziendale, che ha introdotto l’intervento di Rizzoli sottolineando l’importanza della decisione come atto di leadership: “Spesso dobbiamo decidere con poche informazioni, sotto pressione temporale e con conseguenze potenzialmente molto rilevanti. La non decisione è comunque una scelta, ed è la più sbagliata.
Meglio decidere commettendo un errore che non decidere affatto, perché l’assenza di decisione genera sfiducia e demotivazione”. Secondo la docente, proprio nei momenti di maggiore pressione emergono le difficoltà maggiori: “Quando ci facciamo travolgere dallo stress e dall’emotività perdiamo lucidità. È allora che rischiamo reazioni impulsive e poco efficaci”. A questo proposito, l’intervento di Rizzoli, costruito come un talk interattivo con il pubblico, ha portato l’esperienza del campo da calcio come esempio concreto per spiegare le pressioni e le decisioni della vita affermando infatti che “la cosa peggiore è non decidere”. “Io ho iniziato a fare l’arbitro perché odiavo la figura dell’arbitro. Ma la odiavo perché non la conoscevo.
Questo è un principio che condiziona moltissimo: se conoscete siete liberi di decidere, se non conoscete sarete sempre condizionati”, l’ex arbitro ha iniziato il suo intervento con un focus centrale sulla conoscenza e sullo studio. Rizzoli ha raccontato agli studenti come molti arbitri preferiscano non conoscere troppo le squadre prima di una partita per evitare condizionamenti.
Lui, invece, ha sempre scelto l’approccio opposto: “voglio sapere tutto delle squadre e dei giocatori perché una partita è fatta di variabili e più variabili conosco prima di iniziare, più la partita sarà semplice; più sono preparato, più sarà facile decidere”. E, infatti, cita Einstein, la cui frase è la sua guida: “devi imparare le regole del gioco e poi essere in grado di giocare meglio di chiunque altro”. La conoscenza infatti, ha spiegato, orienta lo sguardo e aiuta a stabilire le priorità: “Ciò che sappiamo e in cui crediamo influenzerà il nostro modo di vedere le cose e la nostra capacità di interpretarle.
La decisione quindi è il risultato di conoscenza e preparazione”. Accanto alla competenza, però, resta decisivo il fattore umano: “dentro ogni decisione c’è la persona: la personalità, la capacità di gestire le emozioni, il modo di comportarsi. Per questo è fondamentale conoscere sé stessi. Se non vi conoscete bene perderete sempre”. Nel racconto della sua carriera, Rizzoli ha ricordato alcune partite particolarmente complesse, come il derby Messina-Catania, che definisce la più difficile da gestire per il clima, per le problematiche con gli ultras e la tensione in campo.
Ha poi citato anche la semifinale europea del 2016 tra Germania e Francia, in cui dovette prendere una decisione delicata su un calcio di rigore: “C’erano due visioni diverse. In momenti così devi metterci la faccia nel prendere una decisione e gestire la tensione”. Un passaggio importante del suo intervento ha riguardato il lavoro di squadra. “Oggi quasi tutti lavoriamo in team. Gli yes man non servono a nulla – ha spiegato – Servono regole chiare e condivise, fiducia reciproca, un obiettivo comune e la capacità di distinguere tra rapporto personale e professionale”. Rizzoli ha anche mostrato al pubblico un semplice esercizio visivo con due cerchi identici che, a seconda di come vengono presentati, sembrano diversi.
Un modo per spiegare quanto i preconcetti, i cosiddetti bias, possano influenzare il giudizio. “La qualità delle informazioni che riceviamo dipende anche dalle domande che poniamo. Se un’informazione diventa un preconcetto, non possiamo essere neutrali, e l’arbitro è sempre neutrale. Studiare e conoscere le squadre non lo rende schierato, anzi. Ciò che lo schiera sono i preconcetti, che si creano non conoscendo”. Per questo, ha aggiunto, le persone di successo sono quelle che si pongono più domande e che continuano a studiare se stesse. Fondamentale è poi quello che Rizzoli definisce “il terzo passo”: sacrificio, disciplina e allenamento continuo.
“Allenarsi sempre, con passione e dedizione è fondamentale in ogni obiettivo da raggiungere”. Un messaggio ripreso in chiusura dalla prof.ssa Buonocore: “Il grande insegnamento di oggi è che lo studio è alla base di tutto. Anche quando sembra che si improvvisi, la vera improvvisazione non esiste: è sempre il risultato di preparazione e analisi”. Tuttavia, lo stress, ha concluso Rizzoli, non è necessariamente negativo ma “può essere anche positivo, perché ci attiva; senza stress spesso non reagiamo, non studiamo, non ci prepariamo”. La chiave sta nel prepararsi alle situazioni complesse, ragionare sulle variabili e costruire un istinto allenato: “Bisogna fare in modo che le nostre azioni diventino automatiche perché sono state preparate razionalmente”.
Infine, sottolinea l’importanza dell’essere fisicamente nel presente ma con la concentrazione sugli step successivi. “Il fisico lavora sul presente e la mente sul futuro, così sarete anche in grado di evitare gli effetti sorpresa, gli imprevisti. Non perdete mai di vista il vostro obiettivo, anche se questo presupporrà delle sliding doors”. E racconta: “ho rifiutato anche la mia carriera da architetto ad un certo punto, frutto di una decisione importante, perché ero intenzionato a diventare sempre più bravo come arbitro, avevo il desiderio di dimostrare quanto avevo imparato e cosa ero diventato”.
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