Accesso al Corso ordinario in Archeologia e culture del Mediterraneo antico: i consigli del prof. Carlo Rescigno. Ad Acma “il mondo antico si interfaccia con tante discipline”

“Vogliamo creare una fusione di competenze già al triennio: avere allievi di Lettere classiche, Beni culturali, ma anche di Architettura e, perché no, Chimica. Punti di vista diversi sull’antichità da curvare in rapporto alla conservazione, alla conoscenza del patrimonio. Oggi, nel mondo del lavoro, sono molto richieste figure di scienziati applicati”.

Il prof. Carlo Rescigno, Coordinatore del Corso ordinario in Archeologia e culture del Mediterraneo antico (Acma) della Scuola Superiore Meridionale, spiega così alcuni cambiamenti apportati alle prove di ingresso rispetto agli anni passati. L’obiettivo è aprirsi a competenze finora escluse. Ma senza prescindere da un centro di gravità che resta immutabile: “l’archeologia”.

Poi ha specificato: “quest’anno c’è stata un’opera di revisione delle prove. La Scuola, in questo caso Acma, guarda all’antichità, ma ne prevede la commistione con competenze di architettura, storia dell’architettura, restauro, progettazione, il tutto con lo studio di testi storici e della filologia. È il mondo antico che si interfaccia con tante discipline”. Lo scheletro del concorso resta lo stesso – due prove scritte e un orale – ma muta la struttura interna. “Abbiamo deciso di aprire anche a chi ha meno dimestichezza con latino e greco: si chiederà l’analisi, il commento e l’interpretazione di un testo o immagine su cui argomentare (c’è una bibliografia di riferimento).

Si forniranno due documenti in alternativa, un testo di un autore classico in lingua e in traduzione o un testo di uno studioso o una immagine inerenti al repertorio bibliografico fornito e se ne chiederà un commento alla luce delle proprie conoscenze”. Sulla seconda prova scritta: “in questo caso parliamo di un questionario con domande a risposta aperta su argomenti trattati nei testi da leggere e studiare, a loro volta indicati nella sezione dei riferimenti bibliografici fondamentali. Il tutto è alla portata di chi viene dalle scuole superiori”.

Poi l’orale davanti alla Commissione: “avrà luogo una discussione delle due prove scritte e un esame sui contenuti dei testi indicati nella sezione del sito web dedicata alla procedura. Inoltre, si richiederà la discussione di un percorso di approfondimento orale a scelta. O su un testo classico, da commentare; oppure sull’inquadramento e identificazione di una o più immagini di reperti, monumenti, iscrizioni, sempre a scelta del candidato”. Il suggerimento, segnatamente a quest’ultimo passaggio: “leggere e studiare ciò che è riportato nel repertorio bibliografico fondamentale e scegliere un argomento che appassiona e mettere assieme tutte le domande scientifiche, la bibliografia e discuterlo con la commissione, mostrando interesse”.

A tal proposito, infatti, Rescigno offre il vero consiglio da tenere bene a mente: “oltre alle competenze, la Commissione coglierà anche le inclinazioni nello studio dell’antichità. Bisogna mostrare davvero le proprie motivazioni, perché si sceglie questo percorso; consiglio di raccontare le spinte personali e culturali, quali sono le aspettative. Dimostrare di avere compreso che mondo è la Scuola, dove si inizia un percorso di formazione che prevede anche lavoro sul campo, oltre che studio individuale. Insomma, è richiesta una certa maturità per uno studio già improntato alla ricerca e non solo alla nozione”.

Già perché, come ricorda il docente, chiudendo l’intervento, ad Acma “ci si confronta fin da subito con dottorandi, ricercatori. Per tutti i futuri allievi è possibile avere un rapporto diretto con la ricerca. Subito. Abbiamo poi tanti cantieri di scavo, rapporti con musei, parchi archeologici, il mondo della conservazione tutto.

E a loro chiederemo di partecipare innanzitutto per creare il senso di comunità scientifica che talvolta si perde in ambito universitario per rincorrere una scadenza, un esame. La crescita avviene anche nel rapporto con i docenti e tra studenti stessi – non a caso gli spazi sono collettivi, i seminari prevedono una partecipazione diretta, un confronto vivo. La struttura della Scuola propone tutto questo con convinzione”.
Claudio Tranchino

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Ateneapoli – n.6 – 2026 – Pagina 31

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