Due prove scritte e una orale. Questo attende studentesse e studenti che ogni anno intendono mettersi alla prova nel concorso per allievi ordinari di Testi, tradizioni, culture del libro. Studi italiani e romanzi. Nel caso delle verifiche in cui bisogna mettere nero su bianco, si tratta di effettuare l’analisi stilistica e tematica di un testo nella prima occasione, mentre nella seconda si è chiamati a tradurre un testo in lingua latina con commento.
Il terzo step, invece, verte sulla capacità di orientarsi sui principali movimenti e autori della tradizione letteraria italiana e, soprattutto, misura l’autonomia di giudizio e l’inclinazione all’analisi critica – questo è probabilmente il vero spartiacque per guadagnarsi un posto nella Scuola Superiore Meridionale. Per entrare più nel dettaglio, anche del materiale suggerito dalla Scuola, e per qualche consiglio pratico su come approcciare il concorso, Ateneapoli ha intervistato il prof. Giancarlo Alfano, uno dei referenti per l’orientamento.
Che ci tiene subito a rassicurare: “chi si accinge a candidarsi per la Scuola deve vivere con tranquillità il momento delle prove, perché la prima cosa a essere valutata è la formazione scolastica, in particolare per la parte scritta, che verte su testi, opere e autori che i ragazzi hanno già incontrato durante il percorso, quindi le basi le posseggono, non devono preoccuparsi”.
Entrando più nel merito, il docente si sofferma sulle singole prove. Per quanto concerne la prima scritta, ha detto: “è importante perché si valuta la capacità di leggere un testo, un frammento di opera, e individuarne gli aspetti tematici, la dimensione formale, se in versi o in prosa (è il candidato a scegliere l’uno o l’altro). Il consiglio in questo caso è di riferirsi agli esempi di analisi del testo che si trovano sui libri scolastici, sempre molto chiari”. Sul secondo scritto: “anche in questo caso è un vantaggio l’esperienza scolastica, la traduzione dei classici avviene in diversi indirizzi di studio, anche se in maniera più o meno intensa a seconda del caso”.
Il suggerimento è il medesimo: “gli interessati all’area di Testi possono affidarsi ai libri di scuola sia per la traduzione, ma soprattutto per la parte relativa al commento, che richiede di mettere in evidenza le strutture principali che organizzano le opere. Ci tengo a sottolineare che si può stare tranquilli: la traccia è accompagnata da indicazioni precise”. Detto questo, Alfano chiarisce che le prime due prove servono “a fare da filtro rispetto alla preparazione scolastica”.
Quanto all’orale, lo si potrebbe suddividere a sua volte in due momenti: “Il primo, che definirei importante ma non davvero dirimente, riguarda autori e opere (da Dante a Calvino) che i ragazzi hanno sicuramente studiato: viene chiesto di orientarsi su queste grandi figure e sui principali movimenti della tradizione letteraria italiana”. Lo stesso spartito riguarda anche un testo latino: “si richiede la capacità di comprendere e tradurre, con la guida della Commissione, e di orientarsi sui principali movimenti e autori della tradizione letteraria latina”. Il secondo momento, invece, è quello dove si fa davvero la differenza e che consente “alle commissioni di scegliere in maniera più serena”.
In questo caso i candidati dovranno scegliere una disciplina tra Filologia italiana, Filologia romanza, Storia della lingua italiana e Paleografia latina e optare per uno dei classici della critica riportati in un elenco fornito dalla Scuola. Il docente spiega: “questo momento fa davvero il potenziale allievo della Scuola, poiché ci si aspetta la capacità di leggere un’opera di critica e di ragionarne, entro i limiti di un diciottenne chiaramente, facendo quel passo in più.
Se le prime prove sono la testimonianza di aver studiato bene al liceo, questa ultima fase consente di capire di che stoffa sia il potenziale allievo, perché è già un momento di riflessione avanzata”. Alfano, infine, riflette su cosa potrebbe significare entrare a far parte della Meridionale: “chi decide di mettersi alla prova qui, si misura con due realtà. La prima, molto pratica: dopo cinque anni ci si ritrova con un curriculum molto più robusto rispetto a quello dei propri coetanei, per studio e titoli.
Poi esiste una ragione più alta, di tipo intellettuale e umano: essere un allievo della Scuola significa vivere in una realtà pienamente urbana, connessa alla vita di tutti i giorni, che al tempo stesso apre alla vita di college e di condivisione con i colleghi, all’interno di una dimensione internazionale – ormai accogliamo persone da molti continenti, nei corridoi si parla più di una lingua”.
Claudio Tranchino
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Ateneapoli – n.4 – 2026 – Pagina 28







