Il Dottorato di ricerca in ‘Molecular Sciences For Earth And Space’ (Moses) della Scuola Superiore Meridionale (SSM) ha celebrato e salutato i suoi primi dottori, che hanno conseguito il titolo lo scorso 16 gennaio, giorno in cui hanno discusso la tesi. Un momento importante a livello personale per i ragazzi coinvolti e per la Scuola stessa che, dopo il diploma dei primi allievi della sua storia, vede chiudersi anche il primo ciclo del quadriennio coordinato dalla prof.ssa Nadia Rega.
Dottorato che si propone di fornire gli strumenti critici per comprendere i diversi aspetti delle Scienze Molecolari applicate allo studio della Terra e dello Spazio con particolare riferimento ai cambiamenti climatici e ai processi che sono alla base dell’origine e dell’evoluzione della vita. Per l’occasione, Ateneapoli ha intervistato alcuni dei protagonisti.
Il primo è Attila Tortorella, 28 anni, che ha presentato per l’elaborato finale “l’impatto di condizioni estreme, che si trovano principalmente su Marte, su alcune classi di biomolecole, proteine, membrane e acidi nucleici. Ho provato a capire, in sostanza, se potessero funzionare in un ambiente non terrestre”.
Guardando ai quattro anni trascorsi sotto l’egida della Scuola, Attila si sofferma su un’opportunità in particolare che ha potuto raccogliere: “rispetto ad altri dottorati, abbiamo tanti fondi per la mobilità, fatto che ci consente di partecipare a tanti convegni”. L’esperienza in Islanda a giugno scorso rientra tra questi: “è stata di grande ispirazione, ho potuto confrontarmi con l’ambiente, capire quali sono le tematiche più trattate”.
Il futuro, almeno quello immediato, sarà teutonico: “inizierò un post doc a marzo in Germania, a Dortmund”. Su quello di là da venire, invece, Attila fa i conti con una realtà difficile: “spero sarà nella ricerca, ma il tema grande è che la stabilità in questo campo si raggiunge a 40 anni e non so se potrò permettermelo”.
Rachele Zunino, laureata alla Federico II in Chimica, sia Triennale che Magistrale, per il dottorato alla Meridionale si è occupata di “simulazioni al computer per scoprire catalizzatori privi di metalli (organocatalizzatori) per la sintesi di materiali biosostenibili”. Le applicazioni pratiche potrebbero essere molteplici: “in ambito aziendale, per esempio, perché scoprendo nuovi catalizzatori è come se si migliorasse l’efficienza nella produzione di un processo”.
Sul lungo percorso nella Scuola ha raccontato: “il primo anno è stato incentrato molto sulla didattica, mentre i successivi tre sono stati più di vera ricerca, conditi anche da due soggiorni all’estero. E devo dire che più di un elemento mi ha spinto a fare il dottorato qui alla Scuola: innanzitutto la durata del percorso – quattro anni contro i classici tre, che secondo me sono pochi per completare una ricerca – poi per le collaborazioni attive con l’estero e per la possibilità di restare qui”. Sulle esperienze oltre confine, ha detto: “Sono stata sei mesi in Arabia Saudita e quattro mesi a Stanford, in California. Non ero mai stata in un Paese arabo e ne sono stata davvero felice perché amo fare immersioni; al contrario, pur cogliendo negli Stati Uniti l’alto livello della ricerca, non ci vivrei mai”.
Sul futuro le idee sono chiarissime: “oltre a voler continuare in questo campo – ho appena vinto una borsa di un anno al Dipartimento di Fisica della Federico II – sono sicura che non voglio andare via da Napoli”. Chiude Silvia Di Grande, il cui percorso è un po’ diverso rispetto a quello dei colleghi. Già, perché la ventottenne, originaria di Firenze, ha iniziato e svolto il suo dottorato presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, che tuttavia le ha dato la possibilità di svolgere dei soggiorni prolungati per cicli di seminari alla Meridionale grazie a una borsa congiunta.
La studiosa si è occupata, nella tesi, dello “sviluppo di quelli che vengono chiamati schemi compositi per molecole di dimensioni crescenti. In sostanza, svolgo calcoli molto accurati che possono essere usati da applicazioni biologiche, in campo tecnologico oppure in ambito climatico”.
Sulle qualità della Scuola partenopea, Silvia ha detto: “so che può sembrare strano, ma ho apprezzato davvero molto la gestione dei fondi di missione, quelli che ci consentono di andare a conferenze o di trascorrere periodi all’estero. La Meridionale punta tanto sulla mobilità, che è fondamentale, anzi il fulcro del nostro lavoro: essere interconnessi e a contatto con tante realtà diverse”. L’ultima battuta è sul prosieguo di carriera: “voglio continuare, nessun dubbio”.
Claudio Tranchino
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Ateneapoli – n.2 – 2026 – Pagina 23







