La tutela dei dati nell’era digitale: un corso per gli allievi ordinari della Scuola

Nell’era digitale i dati personali sono diventati una moneta assai preziosa. Accessi, acquisti, ricerche: tutte tracce che vengono analizzate e pure commercializzate. È una spia rossa accesa, quella sulla tutela della privacy, che non è più solo una questione giuridica, ma un elemento pervasivo che incide ogni giorno sulla vita dei cittadini, sulle strategie delle aziende e sulle responsabilità delle istituzioni.

Tra fughe di informazioni, profilazione e nuove tecnologie, la protezione dei dati si afferma come una delle partite decisive del nostro tempo. Di tutto questo si occuperà la prof.ssa Angela Ferrari Zumbini in ‘La tutela dei dati nell’era digitale’, corso in italiano del secondo semestre dell’area di Global History and Governance che avrà luogo dal 10 marzo al 5 maggio ogni martedì pomeriggio, e rivolto a tutti gli allievi ordinari della Scuola.

“Ho scelto l’argomento in continuità con quello dello scorso anno, la regolazione dell’intelligenza artificiale, attraverso il quale sono emerse tantissime criticità su molteplici fronti – ha detto la docente, che insegna alla Scuola Superiore Meridionale fin dagli albori, ovvero dal 2019 – e la tutela dei dati personali ha destato molto l’interesse dei ragazzi, soprattutto rispetto all’utilizzo di intelligenze artificiali da parte di soggetti privati, ovvero le grandissime piattaforme social, per esempio, sia da parte di soggetti pubblici, tanto in termini di controllo che di aumento dell’efficienza.

Insomma, partendo da tutto questo ho deciso di fare un intero corso sulla tutela dei dati personali, ma specificamente nell’era digitale”. Sulla struttura dei due mesi di lezioni, la docente ha spiegato: “innanzitutto, ho intenzione di avvicinare i ragazzi al concetto di trattamento dei dati personali, poi mi soffermerò su come si è evoluta la storia dal punto di vista giuridico.

A quel punto potrò affrontare il famosissimo GDPR (General Data Protection Regulation, in italiano diventa Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati), il regolamento europeo che si occupa del tema, soprattutto nel contesto dell’attualissima proposta di modifica presentata dalla Commissione Europea, con un pacchetto denominato Digital Omnibus, che inciderebbe su tutta la regolamentazione del digitale, dunque sull’AI Act e di riflesso sul regolamento europeo, perché c’è l’articolo 22, che disciplina il trattamento dei dati personali all’interno di procedimenti in cui è presente un’automazione (algoritmo, intelligenza artificiale) e in cui è possibile profilare il soggetto”.

Inoltre, per dare agli allievi strumenti per la vita quotidiana – perché “il diritto è anche e soprattutto possibilità di esercitarlo” – la docente passerà in rassegna quali sono i diritti del soggetto interessato: “quello di accedere, di sapere quali dati personali sono trattati, con quali finalità, da quali soggetti”.

Ci sarà anche un breve approfondimento sul contesto sanitario: “anche in questo caso il trattamento dei dati personali ha un grande impatto. Ripeto, non sono critica da questo punto di vista, l’utilizzo dell’IA può portare risvolti positivi enormi – riesce ad analizzare un’enorme quantità di dati – D’altro canto bisogna essere consapevoli anche dei rischi”.

L’ultima parte del corso verterà sulla Legge 132 (italiana) del 2025, che disciplina “lo sviluppo, l’uso, la sperimentazione dell’Intelligenza Artificiale e in cui si fa riferimento anche al trattamento dei dati personali”. Quanto alla metodologia che adotterà la docente, questa sarà sempre in linea con quella della Scuola stessa, ovviamente: “da sempre noi docenti storici ci siamo dati delle linee guida molto precise, frutto di una visione condivisa. Le nostre lezioni non sono semplici corsi aggiuntivi, hanno uno stampo diverso, direi più anglosassone, volendo utilizzare un termine di paragone. Prima di ogni appuntamento, i ragazzi ricevono con ampio anticipo delle letture da portare a termine.

Dopodiché, durante la lezione, si effettua una introduzione che dura un massimo di 25 minuti, per lasciare spazio alla discussione sugli argomenti da affrontare, cercando di coinvolgere tutti. Infatti, il voto finale dipende dalla frequenza, dalla partecipazione e dal paper che gli allievi sono chiamati a scrivere su un argomento attinente al corso, che poi devono discutere e presentare a tutti”, conclude Ferrari Zombini.
Claudio Tranchino

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Ateneapoli – n.3 – 2026 – Pagina 32

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