Le prove scritte “sono volte a valutare non solo le conoscenze dello studente, ma anche la capacità di ragionamento”. Accesso al corso ordinario di Matematica, Fisica e Ingegneria: i consigli del prof. Mario di Bernardo.

Per essere ammessi al corso ordinario della Scuola Superiore Meridionale in Matematica, Fisica e Ingegneria bisogna sostenere e superare due prove scritte (una di Matematica, l’altra di Fisica) e poi un colloquio orale. Per capire meglio di cosa si tratti e come prepararsi al meglio, seguendo alcuni consigli pratici, Ateneapoli ha contattato il prof. Mario di Bernardo. Che ha detto: “le prove scritte sono volte a valutare non solo le conoscenze dello studente, ma anche la capacità di ragionamento di risolvere problemi matematici e fisici che non ha visto prima”.

Naturalmente, ci sono una serie di prerequisiti da possedere prima di approcciare le prove: “cognizioni di base di algebra, aritmetica, geometria e teoria degli insiemi per la matematica; cognizioni di cinematica (leggi di Newton), meccanica elementare, meccanica dei fluidi, elettrostatica ed elettromagnetismo per la fisica”.

Il docente mette subito sul piatto alcuni suggerimenti generali: “innanzitutto, prepararsi alle prove leggendo con grande attenzione i test passati pubblicati sul nostro sito, i prerequisiti e i testi consigliati, che sono pensati per essere accessibili a tutti gli studenti delle scuole secondarie. Inoltre, noi docenti siamo a disposizione per fugare dubbi, dare chiarimenti, spiegazioni sul materiale”. Entrando nel merito delle due prove scritte (sei problemi per ognuna di esse), come riferisce di Bernardo, sul sito della Meridionale è possibile reperire i test degli anni passati o degli esempi esemplificativi.

Il seguente è uno di questi ultimi, per la prova di matematica: ‘Un papà ha 10 monete dello stesso valore (indistinguibili). In quanti modi le può distribuire tra i suoi tre figli, tenendone eventualmente alcune per sé (anche tutte!)?’. Quest’altro invece per quella di fisica: ‘Un cacciatore vuole sparare col suo fucile a una scimmia aggrappata sul ramo di un albero. Il cacciatore sa però che appena la scimmia sentirà il colpo di fucile si lascerà cadere dal ramo. Si determini dove deve mirare il cacciatore per essere sicuro di colpire la scimmia’.

Sempre sui due scritti, facendo riferimento anche a qualità e quantità delle risposte, il professore chiarisce: “il nostro suggerimento ai candidati è di rispondere nel modo migliore possibile a quelle domande che si conoscono. Noi valutiamo a quanti quesiti si risponde, certo, ma soprattutto il come. Per questo un altro consiglio è di spiegare come si arriva a una certa conclusione. Non bisogna necessariamente dare la risposta precisa ed esatta, ma proporne una che includa anche i passi compiuti nel ragionamento.

Questo dà modo alla Commissione di valutarne effettivamente le capacità”. Successivamente, se e solo se si superano entrambe le prove, si accede all’orale. Sul quale di Bernardo ha spiegato: “i candidati si trovano davanti alla commissione che tende ad approfondire quelle risposte negli scritti non del tutto esaustive o riportate in modo sommario. Insomma, si possono chiedere delucidazioni. Ma non è tutto: si verifica anche l’entusiasmo, la voglia di intraprendere un percorso intensivo come quello offerto dalla Scuola”.

Ad ogni modo, anche in questo caso, sul sito della Scuola è molto facile rintracciare degli esempi di domande che potrebbero essere poste al colloquio. Questa ne è una: ‘nel circuito refrigerante di un motore a scoppio la pressione p è maggiore di quella atmosferica. Se T0 è la temperatura di ebollizione, una volta spento il motore, che succede a pressione e temperatura di ebollizione dopo che si è aperto il tappo del liquido refrigerante?’.

L’ultima battuta del docente, andando oltre il concorso per diventare allievi, riguarda l’arricchimento che deriverebbe dall’immergersi in questo percorso parallelo a quello da intraprendere alla Federico II: “nei primi due anni si ricevono in più delle lezioni complementari tese a rafforzare le basi di matematica, fisica e modellistica, un aspetto molto apprezzato dagli allievi finora, perché tutto questo consente loro di approfondire in modo più verticale quei temi che incontrano all’università. Senza dimenticare il fatto che possono attingere ad attività di tutorato personalizzate, essendo in pochi, e anche a del materiale aggiuntivo”.

Poi, proseguendo, al terzo anno si può scegliere tra una serie di corsi, anche in base ai propri interessi, tutti interdisciplinari e trasversali. Ed è qui che emerge un altro grande vantaggio: “si segue tutti assieme, non fa alcuna differenza se alla Federico II si studia Fisica, Matematica o Ingegneria. In questo modo ci si contamina, ci si scambia opinioni, si seguono seminari e si svolgono attività progettuali in gruppo”.

Al quarto e quinto anno, quando si ottiene il diploma di licenza magistrale (Master di II livello), si può iniziare a valutare il proseguimento delle proprie attività: “magari la ricerca, scegliendo uno dei Dottorati offerti dalla Scuola stessa, o percorsi di placement in varie aziende, che avviano verso il mondo del lavoro”.
Claudio Tranchino

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Ateneapoli – n.5 – 2026 – Pagina 9

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