Spesso dicembre rappresenta un mese di attese rimandate, celate dietro chiusure apparenti. Una consuetudine che non vale per la Scuola Superiore Meridionale. Già, perché la mattina del 15 è avvenuto qualcosa di tutt’altro che ordinario: si sono diplomati i primi 30 allievi dell’intera storia recente della Scuola. Un giorno che ha segnato un passaggio concreto: l’ingresso in una fase nuova, in cui i progetti cominciano a misurarsi con risultati verificabili.
Come hanno raccontato proprio alcuni di coloro che hanno festeggiato il traguardo, con tanto di tocco e foto di rito, in Aula Magna. Il primo è Salvatore Vecchiè, 24 anni, finora tra i banchi di Matematica, Fisica e Ingegneria: “Da un lato è stato un sollievo chiudere questo percorso – esordisce – perché ho raggiunto un traguardo frutto di tanti esami, prove.
Ma provo anche tanta fierezza e un pizzico di tristezza, perché lascio una famiglia. Ho pranzato, cenato e vissuto per cinque anni con le stesse persone. Sono diventate casa. Infatti, il ricordo più bello che porto con me sono proprio quelle chiacchierate che nascevano dal nulla, in residenza, che potevano sconfinare in qualsiasi argomento”.
Il giovane ha lavorato a una tesi pubblicata su una importante rivista internazionale sul “meccanismo non lineare che si sviluppa quando due fluidi con diversa densità si incontrano”, un fenomeno al quale ha dato una giustificazione e che ha provato a controllare.
A tal proposito, pochi dubbi su ciò che la Scuola gli ha trasmesso dal punto di vista scientifico: “tutte le marce in più che si possono ingranare, la Meridionale te le dà. Non è tutto bastone, ma anche carota. Se si riesce a seguire gli spunti che i docenti offrono, si possono cogliere tante opportunità. Per esempio, io ho avuto la possibilità di andare in Grecia per presentare il mio lavoro a un convegno. Sono cresciuto personalmente ma anche scientificamente, senza questo posto e le persone che ci sono non avrei potuto mettermi così in vetrina”.
Al momento Salvatore è a Lucca per un dottorato in un’altra Scuola di alta formazione, dove si sta focalizzando sulla fluidodinamica delle navi. Sul futuro non si spinge troppo avanti: “cito il film Parasite: dì a Dio i tuoi piani e aspetta che si faccia una risata. Ho capito che è utile pensare a una cosa alla volta”.
Per Chiara Rita Di Gennaro, diplomata in Testi, Traduzioni e Culture del libro, l’obiettivo è chiaro invece: “voglio insegnare, è un pensiero che ho sempre coltivato”. Ed è già al lavoro per diventare docente di scuola: “sto studiando per superare il prossimo concorso”. Sul mondo accademico ammette: “è difficile”.
Se alla Federico II ha studiato Lettere Classiche – “l’antichità mi ha sempre affascinata” – alla Meridionale ha optato per Testi, un percorso “per non abbandonare il moderno”. Dei cinque anni appena trascorsi, prova a tirare le somme, da diversi punti di vista: “sono stati intensi, in alcuni momenti non è sempre stato semplice conciliare i due cammini. Alla fine tutto è andato bene, sono molto soddisfatta. E mi ha fatto piacere che il prof. Francesco Montuori mi abbia proposto di pubblicare la mia tesi su una rivista”.
E su questo ha detto: “Ho scelto di parlare di un autore napoletano contemporaneo quasi sconosciuto, Gennaro Esposito. È interessante perché affronta tematiche socio-politiche in dialetto. Io mi sono soffermata sull’aspetto lessicografico”. Le difficoltà ci sono state anche emotivamente, dice Chiara. “Trovarsi in un contesto del tutto diverso, a tratti competitivo, mi ha formato, poco ma sicuro; inoltre, avendo vissuto il Covid, ho stretto poche amicizie”.
La soddisfazione più intensa, nemmeno a dirlo, “il giorno del diploma, senza dubbio, mi hanno messo sotto con tante domande ma ho dimostrato di esserci. All’inizio credevo di non essere all’altezza. Per questo spero di realizzare qualsiasi cosa desideri, come questo percorso”.
Tornando di nuovo all’ambito scientifico, chiude Gianluigi Galasso, che è stato allievo di Molecular Sciences for Earth and Space e dopo essersi diplomato è rimasto tra le mura della Scuola: oggi frequenta un dottorato: “Per la tesi mi sono occupato di catalisi per la produzione di materiali plastici”.
Sul suo percorso condotto finora alla Meridionale ha raccontato: “accettare la convivenza con un certo numero di persone non è stato facile all’inizio, soprattutto perché in precedenza non avevo mai avuto esperienze del genere. La rifarei, così come rifarei la scelta per le opportunità di crescita accademica che si possono avere. Si viene preparati fin da subito più in ottica di ricerca e si approfondiscono molto di più gli argomenti”.
Sul prosieguo del cammino: “quale che sarà la scelta sul futuro, l’obiettivo è uscire da qui con una visione più ampia possibile della chimica”. La soddisfazione più grande raccolta finora: “essere riuscito a superare il primo anno, rispettando in pieno tutte le scadenze”.
Claudio Tranchino
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Ateneapoli – n.1 – 2026 – Pagina 38







