Il percorso di Dario Marchetti, oggi giornalista presso Rainews24, non è frutto del caso, ma di una traiettoria tracciata con lucidità fin dall’università, quando l’informazione digitale era ancora una terra di frontiera. Tutto inizia tra le aule de L’Orientale, una scelta dettata da un obiettivo preciso: “avevo già le idee abbastanza chiare su quello che volevo fare, quindi mi sono lanciato in maniera molto decisa verso il Corso di Laurea in Lettere a indirizzo giornalistico”.
Così, terminata la Triennale, Marchetti punta al Master del Suor Orsola Benincasa per acquisire un approccio pratico al mestiere. Era il 2011, “un’era geologica fa” in termini tecnologici, un periodo in cui Facebook appariva ancora come un’innovazione assoluta. In quel contesto, circondato da colleghi già esperti, Marchetti ha iniziato da zero con la fame di chi vuole “rubare il mestiere” in una città come Napoli, dove, come per sua stessa ammissione, “le notizie ti arrivano addosso! Il terreno è fertilissimo, spaziando dalla cronaca alla cultura”.
Oggi quella prontezza si è trasformata in una riflessione profonda sull’etica professionale nel suo lavoro per RaiNews24, dove si trova a fronteggiare uno scenario radicalmente mutato. Se un tempo i social venivano accolti con ingenuità, oggi il sistema impone una velocità estrema a discapito delle condizioni di lavoro, ma la vera sfida resta non cedere alla tentazione di trasformarsi in opinionisti per inseguire i follower.
“Dobbiamo resistere, non dobbiamo dire quello che gli altri vogliono sentirsi dire, ma i fatti così come stanno”, sottolinea con forza, avvertendo che il pericolo reale non è la notizia assurda, ma quella versione della realtà leggermente alterata che fa più breccia nell’utente. “Il pericolo si nasconde dietro una versione dei fatti edulcorata o letta attraverso una particolare lente che fa comodo a chi la diffonde: lì bisogna stare particolarmente attenti”.
In questo caos, Marchetti rivendica il valore di arrivare dopo gli altri se serve a garantire un’analisi corretta, perché la fiducia del pubblico si costruisce sulla precisione, non sulla fretta. Questa stessa filosofia guida anche il suo racconto del gaming per RaiNews24, dove eleva il videogioco a strumento di lettura dell’attualità: se un content creator può raccontare qualcosa solo perché gli piace, “il giornalista deve sempre riportarsi alla notizia: ti sto raccontando questa cosa perché, dov’è la notizia? Qual è il senso?” proprio come si fa per un film o un libro.
Per rimanere rilevanti in un mercato dominato dagli algoritmi, il segreto è non farsi sfruttare dalle piattaforme ma usarle come vetrine per una carriera a lungo termine. A uno studente che oggi sogna questa professione, Marchetti ricorda che le possibilità si sono moltiplicate per chi sa usare i nuovi strumenti con intelligenza, ma il confronto con una redazione resta il cuore del mestiere. “Bisogna bussare alle porte, credere in sé stessi e buttarsi.
Il peggio che succede è che ti becchi un no, ma almeno ci hai provato e sai come riprovarci ancora”. In un mondo che illude che da soli si possa fare tutto, la verità è che le grandi storie nascono solo quando ci si sporca le mani lavorando insieme agli altri.
Lucia Esposito
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