L’identità di una città non si legge solo nei suoi monumenti ufficiali, ma nelle pieghe di una storia spesso taciuta o distorta da una percezione superficiale. Parte da questo presupposto ‘Destinazione donna: itinerari alla scoperta delle donne di Napoli’, il ciclo di incontri e attività coordinato dalla prof.ssa Vittoria Fiorelli. Il progetto, che si snoda dal 26 marzo al 10 dicembre, si rivolge agli studenti di Scienze dei Beni Culturali e Digital Humanities con l’obiettivo di mappare e restituire dignità all’operato femminile nel tessuto urbano partenopeo.
Il punto di partenza teorico è una suggestione di Italo Calvino: la città non dice il suo passato, ma lo contiene scritto negli spigoli delle vie. Tuttavia, leggere questi ‘spigoli’ richiede uno sforzo di decodifica non indifferente. “Scoprire la presenza femminile tra le strade di Napoli non è una cosa semplice”, osserva con realismo la prof.ssa Fiorelli. E sottolinea un paradosso toponomastico: “la presenza delle donne è stata cancellata.
Non ci sono strade intestate alle donne e, quando ci sono, tendiamo attraverso una percezione diffusa a renderle al maschile”. L’esempio di Via Vittoria Colonna, spesso confusa nell’immaginario collettivo con un ipotetico ‘Vittorio’, è un cortocircuito percettivo quasi incredibile, ma emblematico di una resistenza culturale che il corso mira a scardinare. L’iniziativa non si limita però a una sterile rivendicazione, ma scava nell’architettura e nell’urbanistica per ritrovare istituzioni nate dal carisma femminile.
Alla domanda se il progetto punti più sul recupero storico o sulla valorizzazione turistica, la docente chiarisce che la distinzione è controproducente perché: “le due cose devono andare sempre insieme per avere un migliore profilo turistico. Gli itinerari devono essere un racconto denso di messaggi, scoperte ed emozioni per intercettare un turismo migliore”.
Non si tratta dunque di semplice guida turistica, ma di una vera e propria progettazione culturale degli itinerari. Gli studenti saranno preparati attraverso un percorso formativo interno che, soltanto a partire da maggio, li vedrà protagonisti sul campo. La scelta dell’Ateneo non è casuale, ma affonda le radici nella sua stessa genesi. La cittadella del Suor Orsola Benincasa è essa stessa il prodotto di un progetto visionario iniziato nel 1618 da una mistica che impose la gestione laica del patrimonio, evolvendosi poi grazie all’intesa tra due donne a fine Ottocento in una struttura professionalizzante per l’agency femminile.
“Non bisogna crogiolarsi nel valore della storia, ma cogliere la spinta innovativa”, avverte la docente Fiorelli, indicando come questa eredità debba tradursi in competenze moderne. Sebbene il corso non sia direttamente legato allo sviluppo di software per il turismo, l’integrazione con le Digital Humanities resta lo sfondo necessario per formare figure capaci di fondere dimensione umanistica e tecnologica. L’orizzonte ultimo del progetto resta l’occupabilità di qualità: fornire agli studenti gli strumenti critici per far emergere figure eccezionali – dalla Principessa Pignatelli alla chimica Maria Bakunin – trasformando biografie straordinarie in autentici modelli di crescita professionale. Come sottolinea con convinzione la prof.ssa Fiorelli, “l’ispirazione cambia a seconda delle inclinazioni personali.
La storia di Napoli è ricchissima in ogni campo: spero che ogni studente possa lasciarsi guidare dalla storia di una donna che risuoni con le proprie passioni”. In questa prima edizione, la scommessa è trasformare il rigore della ricerca accademica in una risorsa pulsante per l’intera comunità, dimostrando che il racconto del femminile non è un accessorio narrativo, bensì la chiave di volta per interpretare anche la Napoli di domani.
Lu. Es.
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Ateneapoli – n.5 – 2026 – Pagina 38








