Uscire dall’aula della Federico II con la testa ancora tra i codici e fermarsi di botto davanti a una vecchia lapide a Mezzocannone: è iniziato tutto così, per una curiosità che non riusciva a stare ferma e che oggi è diventata un impero digitale. Federico Quagliuolo, l’anima di Storie di Napoli e oggi anche di Storie della Campania, è la prova vivente che l’università non è un binario morto ma un trampolino, a patto di restare aperti al mondo.
“Ero lo studente chiacchierone che in aula studio cercava sempre la connessione con gli altri”, racconta ricordando gli anni passati a dividersi tra i libri di diritto e i primi lavoretti come fotografo per eventi. Proprio quel bisogno di comunicare lo ha spinto a tentare un salto che per molti sembrava un azzardo, passando dai tribunali al giornalismo attraverso un Master all’Università Suor Orsola Benincasa che è stato decisivo. “È stato un provarsi”, spiega Federico, confessando che mentre studiava Giurisprudenza sentiva già che la sua strada era l’immagine e il racconto, non l’avvocatura. In quel percorso, la sfida più grande è stata battere la timidezza: “prima ero abituato a stare solo dietro la fotocamera, ma uno dei docenti, Pierluigi Camilli, mi ha forzato a mettermi davanti all’obiettivo e lì mi sono sbloccato”.
Quello che era nato come un semplice hobby condiviso sui social con gli amici del liceo è diventato un lavoro vero e proprio durante il 2020. In pieno lockdown la sua pagina è esplosa perché la gente non cercava più solo una bella foto, ma contenuti con una marcia in più. Da lì la percezione del suo lavoro è cambiata totalmente, tanto che persino un ricercatore universitario gli ha chiesto dei consigli: “ho pensato: oh mio Dio, sta succedendo davvero a me!”.
Federico però non ha dimenticato quello che ha imparato sui libri; anzi, usa la ratio appresa a Giurisprudenza per analizzare i fatti e il metodo del giornalismo per dare un contesto a ogni aneddoto. Oggi la sua missione è uscire dalle mura della città per raccontare la fame di storia che c’è nelle province, dove le persone gli aprono letteralmente le porte di casa pur di fargli scoprire i segreti dei loro paesini. Ma, guardando al futuro, lo sguardo va già oltre i confini regionali unendo divulgazione e tecnologia.
Attraverso un’associazione dedicata, sta portando la storia locale nelle scuole grazie a ‘Ferdinando’, la prima intelligenza artificiale educativa d’Italia. “Abbiamo allenato l’AI basandoci su dodici anni di lavoro di Storie di Napoli – spiega – ed è come fare una chiacchierata con ChatGPT, solo che a spiegarti la storia fatta bene è la voce di un Re”. Il progetto, già online in versione beta, è solo l’inizio: all’orizzonte c’è anche ‘Fra’, abbreviazione di San Francesco, un’altra intelligenza artificiale pensata stavolta per il turismo, un vero ‘weekend designer’ capace di disegnare l’uscita perfetta.
È un invito a non restare fermi, lo stesso che rivolge a chi oggi siede tra quei banchi: “Se tutti dicono che la tua idea è stupida, allora è quella vincente. Abbiamo l’obbligo di inventarci strade nuove perché quelle vecchie non funzionano più, e l’università te la devi mangiare per prenderti solo quello che serve davvero a te”.
Lu.Es.
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Ateneapoli – n.3 – 2026 – Pagina 42







