Il confine tra centro e margine non è mai un mero dato geografico, ma l’esito di precise volontà politiche. Parte da questo assunto radicale il corso ‘Abitare le soglie: trasformare i margini in luoghi della possibilità’, iniziativa nata dalla sinergia tra la prof.ssa Stefania Ferraro, Presidente dei Corsi di Laurea in Scienze del Servizio Sociale, sia Triennale (con il prof. Ciro Pizzo) che Magistrale, e il prof. Fabrizio Chello.
Il progetto, che ospita come visiting professor il francese Charles Ferard, si propone di scardinare la retorica della marginalità attraverso una comparazione rigorosa tra le banlieue parigine e le periferie napoletane, offrendo agli studenti una lente d’ingrandimento internazionale su dinamiche troppo spesso interpretate solo su scala locale. L’operazione intellettuale della prof.ssa Ferraro non è un’esercitazione accademica fine a sé stessa, ma una strategia di respiro europeo che mira a internazionalizzare i percorsi di studio.
“L’idea nasce nell’ambito dei corsi di Scienze del servizio sociale per favorire i processi di mobilità Erasmus. Da tre anni ospitiamo ogni anno un collega proveniente da altre realtà affinché gli studenti abbiano una visione ampia del mondo”, spiega la docente. Quest’anno la scelta è ricaduta su una figura che incarna il pragmatismo operativo: il prof. Ferard, Direttore dell’associazione di prevenzione specializzata, attiva nei territori di Gennevilliers e Asnières, esperto di interventi a ‘bassa soglia’ per le fragilità giovanili.
“Abbiamo sentito la necessità di dar voce a chi lavora concretamente nei servizi sociali”, prosegue la prof.ssa Ferraro, sottolineando come il tema della prevenzione e dell’educazione pedagogica renda il corso un ponte necessario anche per gli studenti di Scienze della Formazione.
L’attività laboratoriale, strutturata in tre incontri di immersione totale, rifugge l’approccio puramente celebrativo; infatti il docente francese porterà in aula non solo i modelli di successo, ma anche i fallimenti: quelle prese in carico non riuscite che costituiscono il vero banco di prova per ogni operatore sociale. Questa analisi cruda della realtà francese servirà da base per il proseguimento dell’attività: il confronto con il contesto campano, mediato da esperti del territorio e dal coordinamento del prof. Chello, incaricato di mettere in dialogo il mondo accademico con quello del lavoro.
“L’idea è dare agli studenti una panoramica sulle politiche di eccellenza europee e fare comparazioni con politiche altrettanto valide nelle nostre periferie, creando interazione tra mondi diversi”, afferma la docente. Per la prof.ssa Ferraro, sociologa della politica, la somiglianza non è estetica, ma strutturale. “Le periferie si somigliano tutte perché sono esito di una progettualità neoliberale. Un’area diventa margine nella misura in cui è chiamata al sacrificio rispetto alle politiche di riqualificazione delle aree centrali. Sono l’esito della scelta politica di sacrificare alcune zone a vantaggio di altre”.
È un’osservazione che spoglia il concetto di ‘periferia’ da ogni alone folkloristico, restituendolo alla sua natura di sottoprodotto di scelte amministrative deliberate. In questo scenario, la conoscenza diventa l’unica arma di difesa: la docente insiste sul fatto che non basta studiare, bisogna ‘annusare’ il territorio. Tuttavia, l’urgenza di questo approccio scientifico si scontra con una narrazione mediatica che spesso confonde i giovani e futuri professionisti. La docente infatti, a riprova di ciò, cita un aneddoto rivelatore: alla domanda sulle motivazioni professionali, non è raro che una matricola risponda di voler diventare “un operatore come quello di Mare Fuori”.
Un dato che i docenti utilizzano per misurare lo scarto tra la rappresentazione televisiva e la durezza della realtà quotidiana. L’obiettivo del corso è dunque duplice: da un lato, sensibilizzare gli studenti rispetto alla rappresentazione mainstream delle periferie; dall’altro, appassionarli a un percorso di mobilità internazionale che li porti, magari, proprio a Parigi. “C’è un grosso investimento sulla sensibilizzazione degli studenti al piano internazionale, sia educativo che del servizio sociale”, commenta la docente.
Dunque, il messaggio finale dell’attività è un invito alla consapevolezza e alla rivendicazione, ed è per questo che la prof.ssa Ferraro si augura che gli studenti escano da questo percorso con la certezza che “le cose si possono cambiare; nell’ambito dei servizi sociali sono stati raggiunti risultati straordinari”. Ma il cambiamento non può poggiare solo sull’entusiasmo dei singoli, affinché il lavoro sociale sia efficace, occorre un potenziamento delle risorse umane, economiche e politiche. Senza questo investimento strutturale, la periferia rimarrà quel ‘sacrificio’ necessario al centro, anziché diventare, come suggerisce il titolo del corso, un luogo della possibilità.
Lucia Esposito
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Ateneapoli – n.3 – 2026 – Pagina 43







