Sogni di cartapesta e visioni digitali: Napoli esporta la magia della lirica

La sfida di portare la lirica fuori dai contesti canonici non è un semplice esercizio di stile per l’Università Suor Orsola Benincasa ma l’approdo di un percorso di ricerca iniziato nel 2024 attorno al prezioso nucleo di 1300 figurini della Collezione Pagliara.

L’idea nasce dalla necessità di inventariare e digitalizzare questo patrimonio: “un lavoro di catalogazione non semplice – confessa il prof. Pierluigi Leone de Castris, coordinatore scientifico della ricerca – perché competenze di tipo musicologico e teatrale non sono comuni”, richiedono così la collaborazione di esperti esterni di scenografia.

Da questa base scientifica, grazie all’impulso del Rettore Lucio d’Alessandro e in sinergia con il Comitato Nazionale per i 2500 anni di Napoli, è scaturita la volontà di riproporre in una forma diversa questa mostra, attraverso un percorso espositivo che si articola in tre sezioni: i disegni originali, la ricostruzione sartoriale dei costumi e un’area immersiva con un ‘camerino virtuale’ animato da ologrammi e tecnologie digitali.

L’iniziativa attualizza così il patrimonio attraverso due diverse facce: quella del presente e quella del futuro. Il presente è affidato alla materia e alla riprogettazione ideale delle creazioni di Odette Nicoletti, storica costumista del San Carlo, che ha dato vita ai disegni d’archivio. “Sono dei costumi molto affascinanti, imponenti, realizzati come se dovessero essere pronti per un’opera teatrale, ma montati su manichini di cartapesta che sono essi stessi opere d’arte”, osserva il prof. de Castris ed evidenzia come l’impatto scenografico sia lo strumento per dare corpo fisico a un’eredità che altrimenti resterebbe confinata ai disegni.

Tuttavia, lo si fa con uno sguardo al futuro grazie al ruolo delle Digital Humanities. Il camerino virtuale non è una concessione alla spettacolarità, ma una sperimentazione molto avanzata che consente al visitatore di sentirsi parte della mostra contemporaneamente all’abito indossato. Nonostante il fascino tecnologico, il docente chiarisce fermamente la sua posizione: “Il nostro intento non è quello di sostituire l’esperienza fisica, ma di affiancarla. Esistono mostre virtuali che sostituiscono totalmente l’oggetto artistico; ecco, il nostro scopo non è questo”.

Il virtuale agisce, dunque, come un’alleanza per avvicinare i nativi digitali a produzioni dell’Ottocento che potrebbero apparire distanti, senza però rinunciare alla “tradizione artigianale che è parte dell’identità napoletana”. Questa identità si prepara anche a varcare i confini nazionali con un tour che toccherà Strasburgo e Praga, mete scelte per la loro natura di città ‘molto musicali’ e per il supporto degli Istituti Italiani di Cultura. Come sottolinea il docente, l’iniziativa, finanziata dal Ministero degli Affari Esteri, rappresenta a tutti gli effetti “un modo anche per parlare di Napoli all’estero attraverso una delle sue grandi tradizioni”, portando la narrazione del Teatro San Carlo e della lirica fuori dai confini locali.

“L’emozione di vedere il Suor Orsola Benincasa come luogo trainante di questa sinergia tra musei, teatri e ricerca scientifica si traduce in un’apertura concreta verso la città”, osserva il prof. de Castris.
Per chi volesse immergersi in questo percorso prima della partenza per Strasburgo (fissata per il 19 febbraio) e successivamente per Praga tra aprile e maggio, la mostra è accessibile a tutti, non solo agli studenti.

“È aperta tutti i giorni dalle 9.00 alle 13.00, con aperture pomeridiane il martedì e il giovedì”, precisa il coordinatore scientifico, il quale raccomanda ai gruppi di contattare il museo per gestire i flussi, specialmente per il camerino virtuale che, pur essendo “studiato per una modalità semplice”, richiede un accesso scaglionato per godere appieno dell’esperienza degli ologrammi.

Anche se segue il ritmo dell’attività universitaria e resta chiusa nel fine settimana, l’esposizione si pone come un modello didattico e scientifico. “Il futuro della lirica sta nel fare rete”, conclude il prof. de Castris, suggerendo che la sopravvivenza di questo patrimonio passi per una capacità di abitare il futuro attraverso un affiancamento costante tra la memoria storica e le nuove frontiere della visione.
Lucia Esposito

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Ateneapoli – n.1 – 2026 – Pagina 43

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