Il Diritto si fa smart. Viaggio nel Centro di eccellenza Jean Monnet

Dimenticate l’immagine polverosa del giurista sommerso da tomi in biblioteche silenziose: il futuro del diritto parla il linguaggio dei codici informatici, dell’intelligenza artificiale e del legal design. La prof.ssa Lucilla Gatt, coordinatrice del Centro di Ricerca di Eccellenza Jean Monnet presso l’Università Suor Orsola Benincasa, racconta di un percorso che parte da lontano, per l’esattezza dal 2016, con una sfida che oggi risulta lungimirante: “innovare la metodologia della ricerca in ambito giuridico attraverso la ricerca applicata”.

Non si tratta più solo di scrivere saggi, ma di utilizzare la tecnologia per creare prodotti che servano davvero ai cittadini. Proprio quest’anno, il Centro ha tagliato un traguardo storico, diventando ufficialmente Centro di Eccellenza Jean Monnet, il primo dell’Ateneo, coronando un decennio di vittorie e cattedre europee. Ma in cosa consiste? La prof.ssa Gatt ci guida tra i prototipi nati dalla collaborazione tra giuristi e informatici (delle Università Federico II e di Salerno), come il progetto Legal Clarity.

Qui l’IA viene addestrata non per sostituire l’uomo, ma per rendere i contratti – quelli complicatissimi di banche, energia e telco – finalmente comprensibili per il ‘soggetto debole’, ovvero noi consumatori. “Lo abbiamo addestrato su materiali giuridici verificati con un grado di attendibilità elevato, uno strumento dual use che può usare sia il consumatore sia l’impresa per migliorare la comprensibilità ed evitare il contenzioso”, spiega la coordinatrice, sottolineando come la trasparenza sia il vero cuore del legal design.

E la tecnologia non si ferma ai contratti: il Centro sta sviluppando piattaforme di conciliazione per liti ereditarie o separazioni coniugali, sistemi di misurazione del rischio per l’IA (il progetto di punta entro il 2028) e persino una sorta di ‘carta d’identità digitale’ degli immobili per eliminare errori e intoppi burocratici nelle compravendite. Ma la domanda sorge spontanea: il giurista umano rischia l’estinzione? La risposta della docente è un mix di pragmatismo e visione: “un giovane giurista deve saper usare l’intelligenza artificiale, e il mio compito è stare nel presente per prepararli al futuro”. Eppure, rassicura chi teme la rivoluzione delle macchine.

Sebbene l’IA possa processare dati a velocità folle e suggerire procedure, ci sono confini invalicabili, come l’ascolto di un minore o la sensibilità necessaria in un’aula di tribunale. “La definizione del puzzle può farla solo l’essere umano, la macchina è come un’amica con cui dialoghi, ma poi la decisione a chi spetta? A noi”, commenta con un sorriso che sa di chi la tecnologia la governa, non la subisce. Questo approccio si riflette anche nella didattica dove gli studenti dell’Ateneo vengono accompagnati dal primo al quinto anno in un percorso che integra informatica giuridica e Ethics Design.

S’impara così anche a dare le istruzioni giuste alle macchine, perché il giurista di domani sarà un professionista ibrido, capace di navigare tra commi e algoritmi. Con partnership che vanno dal Belgio all’Europa dell’Est, dal Politecnico di Milano alla San Raffaele, il Centro di Eccellenza coordinato dalla prof.ssa Gatt, supportata dal suo team, si conferma una bussola fondamentale e il messaggio è chiaro: l’intelligenza artificiale non è un mostro da demonizzare, ma un alleato potente che, se guidato con etica e competenza, può rendere la giustizia più veloce, chiara e, soprattutto, umana.
Lucia Esposito

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Ateneapoli – n.4 – 2026 – Pagina 40

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