Federico II, il bilancio del rettorato targato Matteo Lorito. “Lascio un’Università che ha ritrovato il suo orgoglio e una percezione di sé altissima, sia in Italia che all’estero”

Si chiude un ciclo per la Federico II. Sei anni intensi di rettorato con il prof. Matteo Lorito, iniziati sotto il segno dell’incertezza globale causata dalla pandemia che ha però compreso anche il trionfo dei festeggiamenti per gli 800 anni di vita dell’Ateneo laico più antico del mondo.

Un mandato caratterizzato da un’espansione fisica senza precedenti e da una solidità finanziaria che proietta l’Università verso le sfide del futuro. Abbiamo incontrato il prof. Lorito per tracciare un bilancio di questo percorso: tra successi scientifici, l’istituzione di una ‘no tax area’ ed una buona salute finanziaria dell’Ateneo.

Magnifico Rettore, il suo mandato è iniziato in salita, tra forti divisioni interne, restrizioni COVID ma anche con i festeggiamenti per le celebrazioni degli 800 anni dalla fondazione. Che fotografia lascia dell’Ateneo oggi?
“Lascio un’Università che ha ritrovato il suo orgoglio e una percezione di sé altissima, sia in Italia che all’estero. Paradossalmente, il Covid ci ha uniti, accelerando l’uso della tecnologia e rafforzando il senso di comunità. Siamo partiti, dopo l’elezione, con l’Università divisa, abbiamo lavorato per ricucire l’Ateneo ed insieme abbiamo dimostrato che la Federico II non è solo una grande istituzione storica, ma un motore di innovazione contemporaneo.

Gli ottocento anni non sono stati solo una festa, ma il sigillo su un percorso di crescita che ci ha visti protagonisti, oggi anche a New York e Scampia”.
Parlando di numeri, uno dei pilastri della sua gestione è stata l’inclusività. Oltre 50.000 studenti non pagano le tasse. È un modello sostenibile?
“Assolutamente sì. La ‘no tax area’ oggi copre circa il 60% dei nostri iscritti, come la capienza dello stadio Maradona.

È una scelta politica precisa: nessuno deve essere escluso dal sapere per motivi economici. Abbiamo affiancato a questa misura anche una scontistica meritocratica e basata sul reddito per coloro che non hanno i parametri per usufruire di questa agevolazione. La nostra stabilità finanziaria è solida; abbiamo assorbito costi crescenti senza gravare sui Dipartimenti e lasciamo un ‘tesoretto’ per chi verrà dopo”.

Sotto la sua guida la Federico II si è espansa fisicamente. Da Scampia a Bacoli, fino alle province di Avellino e Salerno. Qual è l’impatto sul territorio?
“Siamo diventati un Ateneo regionale. L’inaugurazione del Polo di Scampia è stato un segnale di civiltà, una presenza di grande valore sociale e culturale, ma abbiamo acquisito spazi da Napoli Est fino alla costa. È importante evidenziare che ogni euro investito dal Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) ne genera 3 o 4 di impatto economico sul territorio. Non siamo più una ‘torre d’avorio’, ma un partner strategico per le istituzioni e le aziende”.

Una crescita apprezzata anche dall’ANVUR
“La recente valutazione dell’ANVUR ha certificato un livello qualitativo molto alto. Inoltre abbiamo quasi raggiunto i 3.200 docenti, con un forte ingresso di giovani, e rafforzato, formato e offerto più servizi anche al personale tecnico-amministrativo”.

La ricerca scientifica ha toccato vette d’eccellenza. Dodici Dipartimenti di eccellenza e una pioggia di fondi PNRR. Come si gestisce questa massa d’urto di ricercatori e risorse?
“Siamo leader in Italia per i finanziamenti PNRR ottenuti su bandi competitivi. La sfida vera è l’assorbimento dei ricercatori: quest’anno copriremo oltre l’85% di quelli in scadenza, garantendo loro un futuro e all’Ateneo la continuità della ricerca. Le borse di ricerca ERC e FIS vinte dai nostri docenti confermano che la qualità scientifica è ai massimi storici”.

Internazionalizzazione: avete aperto anche una sede a New York. Gli studenti stranieri sono triplicati. La Federico II parla inglese?
“Parla tutte le lingue della ricerca globale. Abbiamo siglato oltre 400 accordi internazionali e l’aumento del 300% di studenti stranieri dimostra che siamo diventati una destinazione ambita, non solo per la storia, ma per l’offerta formativa. Le nostre 16 Academy, citate come best practice dall’ANVUR, sono un ponte diretto con le multinazionali e il mercato del lavoro globale”.

Se dovesse indicare un obiettivo che non è stato pienamente raggiunto?
“Gli alloggi per studenti. Nonostante i nostri sforzi, fattori esterni burocratici e normativi hanno rallentato questi progetti. È una ferita aperta per il diritto allo studio su cui il prossimo Rettore dovrà lavorare intensamente fin dal primo giorno, ma non partirà da zero, i progetti sono avviati, bisogna solo seguirli”.
Quale consiglio si sente di dare a chi siederà al suo posto?
“Di cercare sempre l’equilibrio tra l’ideale e la sostenibilità. Bisogna sognare in grande, ma con i conti in ordine. E, soprattutto, di preservare la pluralità culturale della nostra università”.

Qual è la sfida immediata che attende la Federico II dopo di Lei?
“La sfida che ci attende è rafforzare ulteriormente il dialogo tra le due anime dell’Ateneo: quella umanistica, che rappresenta la nostra radice più profonda, e quella tecnologica e digitale, oggi capace di attrarre risorse significative e di costruire relazioni sempre più solide e proficue con il mondo del lavoro, a beneficio dei nostri giovani. Oggi siamo ormai un’unica comunità, un solo corpo che in molti ambiti si muove in modo armonico — basti pensare agli interventi di terza missione — e questa coesione va preservata e consolidata nel tempo. È proprio questa integrazione la vera forza di un grande ateneo generalista come la Università degli Studi di Napoli Federico II”.

Un pensiero per la Sua squadra?
“Devo davvero ringraziare tutti e in particolare chi mi è stato anche quotidianamente più vicino, incassando anche gli effetti dello stress quotidiano e dell’enorme impegno, associati inevitabilmente alla carica. A loro va il mio affetto più grato”.

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Ateneapoli – n.6 – 2026 – Pagina 3

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