Intervista alla prof.ssa Simonetta Fraschetti, docente di Ecologia. I coralli bianchi, nursery per i pesci, “sono i condomìni del mare”

Lo si potrebbe definire – gli esperti perdoneranno la semplificazione – un cugino del più celebre e non meno minacciato corallo rosso e svolge un ruolo molto importante nell’ecosistema dei nostri mari. È il corallo bianco presente anche nel Golfo di Napoli, in particolare nel canyon Dohrn.

“È fondamentale – dice la prof.ssa Simonetta Fraschetti, docente di Ecologia alla Federico II e profonda conoscitrice e studiosa del mare e delle creature che lo popolano – per almeno due ragioni. I coralli bianchi assorbono anidride carbonica in mare perché la utilizzano per costruire i loro scheletri. Sono inoltre una nursery per i pesci, compresi quelli di importanza commerciale che peschiamo e che mangiamo.

Questi nella fase giovanile si rifugiano nelle foreste di corallo bianco, dove sono più al riparo che altrove dai predatori, e hanno l’opportunità di crescere fino ad una certa taglia, quando poi affronteranno gli spazi aperti”. Insomma, sottolinea la docente, “i coralli bianchi, compresi quelli del canyon Dohrn, sono i condomìni del mare. Se scompaiono, se il condominio non c’è più, perdiamo anche tutti quelli che in esso abitavano”.

La tutela del corallo bianco e la sua rigenerazione è dunque un’azione strategica per il mare e i suoi abitanti. Su questi presupposti è nato tre anni fa Life Dream, un progetto che coinvolge Italia, Spagna e Grecia e ha come obiettivo “la protezione e il ripristino delle biocostruzioni profonde attraverso approcci innovativi e sostenibili e che punta anche a sensibilizzare l’opinione pubblica sul ruolo ricoperto dalle biocostruzioni nel funzionamento dell’ecosistema marino profondo”. La Federico II è parte della squadra con diversi altri soggetti.

Tra essi il Cnr, l’Ateneo di Bari, la Stazione zoologica Dohrn, l’Hellenic Center of Marine Research, l’Università delle Marche, lo spagnolo Csic, Federpesca. “Il Life si svolge – informa la docente federiciana – in 4 aree del Mediterraneo. Il mare davanti a Monopoli, in Puglia; il Seco de los Olivos, che è un’importante area marina protetta (Rete Natura 2000) situata al largo della costa di Almería, nel sud-est della Spagna; Alonyssos, in Grecia; il canyon Dohrn nel golfo di Napoli.

In particolare, relativamente a quest’ultima area, monitoriamo la presenza del corallo bianco, del quale è stata recentemente individuata una nuova foresta a 500 metri di profondità; lo ripuliamo da detriti, plastiche, rimanenze di reti a strascico e altri rifiuti. Proviamo a restaurare, per così dire, i pezzi mancanti con l’introduzione in situ di grossi substrati artificiali che dovrebbero da un lato agire come dissuasori della pesca a strascico e dall’altro favorire la colonizzazione di larve che si insedino e diano origine a nuove zone di corallo bianco”.

Combustibile dalla plastica, dimostrazione nel porto di Ischia

In tutte queste operazioni svolgono un ruolo essenziale i rov, robot dotati di pinze e telecamerine che sono in grado, manovrati dagli operatori in superficie, di lavorare anche a profondità considerevoli. ‘Il Life’, spiega ancora la docente, “prevede anche una parte molto innovativa sulla gestione delle plastiche raccolte in mare.

È stato realizzato un prototipo che trasforma la plastica in combustibile per le imbarcazioni dei pescatori. Incomincia a funzionare e tra qualche giorno, a scopo dimostrativo, lo porteremo nel porto di Ischia. Purtroppo c’è sempre più plastica in mare e i pescatori che la raccolgono con le reti e la portano a terra hanno poi difficoltà a gestirla, anche per una normativa abbastanza complicata. L’idea di incentivarli alla raccolta affinché dalla plastica venga fuori combustibile è molto interessante”.

Il settore che riguarda il mare è uno dei filoni più interessanti delle ricerche che impegnano in questo periodo la Federico II. Se ne è discusso anche durante la conferenza ‘Un futuro probabile nel subacqueo’ che si è svolta nell’Aula Magna del Rettorato lo scorso ottobre e che è stata organizzata nell’ambito del Progetto Università per il subacqueo a cura di Futuri Probabili – Associazione per la formazione del capitale umano e della Marina Militare.

Un altro importante evento è in fase di preparazione e si terrà a Napoli dal 19 al 21 maggio: “È il forum nazionale della biodiversità. Lo sto organizzando insieme ad Agritech, il centro di ricerca ed innovazione che fa riferimento al Dipartimento di Agraria del nostro Ateneo”.

Gli impegni non mancano, dunque, e resta davvero poco tempo alla prof.ssa Fraschetti per indossare muta, pinne e bombole e andare sott’acqua. Rinuncia non da poco per chi come lei, un paio di anni fa, si è aggiudicata il Tridente d’Oro. È un premio prestigioso creato nel 1960 e considerato il ‘Nobel delle attività subacquee’.

Rappresenta il massimo premio d’eccellenza a livello mondiale per attività particolarmente meritorie svolte nei vari ambiti della subacquea. Viene attribuito a chi si è impegnato per lo sviluppo, la conoscenza e la divulgazione delle attività subacquee (scientifiche, tecniche, artistiche, culturali, divulgative e sportive) e per la diffusione della cultura del mondo sottomarino in un contesto disciplinare.

“Sono tutto il tempo davanti al computer – conferma la docente – e mentirei se dicessi che il contatto diretto col mare non mi manca. La subacquea è una delle passioni della mia vita ed è quella che mi ha convinto ad intraprendere la strada della ricerca nell’ambito della Ecologia e della Biologia marina. Sono però contenta di contribuire, sia pure all’asciutto, a progetti che aiutano il mare e grazie ai quali si mettono alla prova e si formano tanti giovani molto validi, capaci e motivati”.
Fabrizio Geremicca

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Ateneapoli – n.2 – 2026 – Pagina 4

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