La Winter School ‘Accendi il tuo futuro’ interviene “dove c’è il talento ma mancano i mezzi”

È partita poche settimane fa la seconda edizione della Winter School di “Uni.ON – Accendi il tuo futuro”, un progetto ambizioso che unisce l’orientamento accademico al sostegno economico diretto degli studenti. Abbiamo incontrato il prof. Tullio Jappelli, responsabile del progetto per l’Ateneo federiciano, per capire come questa iniziativa stia cambiando le regole dell’accesso all’istruzione superiore.

Prof. Jappelli, Uni.ON non è una semplice borsa di studio, ma un percorso che parte dai banchi di scuola. Qual è il valore aggiunto della Winter School?
“Il valore risiede nel colmare quel ‘gap’ che spesso separa la scuola superiore dall’Università, non ci limitiamo a premiare chi è già arrivato, ma accompagniamo 300 studenti di quinta superiore in un percorso di 100 ore di formazione. Con i colleghi della Federico II: Marialaura Pesce, Maria Gabriella Graziano, Francesco Caruso, Oreste Tarallo, Vincenzo Russo e Giancarlo Artiano lavoriamo su logica, matematica e scienze. L’obiettivo è duplice: potenziare le competenze disciplinari e fornire quelle soft skills necessarie per sopravvivere e prosperare nel mondo accademico”.

Il bando è indirizzato a studenti con un ISEE entro i 22.000 euro. È un segnale forte contro la dispersione scolastica e universitaria?
“Esattamente. Il diritto allo studio è sancito dalla nostra Costituzione, ma sappiamo che le barriere economiche sono ancora un ostacolo insormontabile per molte famiglie. Uni.ON, grazie alla sinergia tra UniCredit Foundation, Fondazione Don Gino Rigoldi, Università di Napoli Federico II e l’Università di Milano, interviene proprio lì: dove c’è il talento ma mancano i mezzi. Vogliamo che la scelta di un Corso STEM o economico non sia preclusa dal portafoglio, ma guidata solo dalla passione e dal merito”.

Parliamo del sostegno concreto: 100 borse di studio da 5.000 euro all’anno per il triennio di studi universitari, una cifra significativa.
“È un investimento reale sul capitale umano. Ricevere 5.000 euro all’anno permette allo studente di concentrarsi totalmente sugli studi senza l’ansia della sussistenza. Ma attenzione: non è un ‘assegno in bianco’. Il rinnovo della borsa per gli anni successivi dipende dai risultati accademici conseguiti. È un patto di fiducia e responsabilità, un serio impegno che prende lo studente”.
Come vengono selezionati i docenti e quali materie peseranno di più nel test finale?

“Abbiamo coinvolto eccellenze della Federico II per coprire i pilastri delle aree scientifiche ed economiche. La matematica e la logica sono trasversali e fondamentali, ma diamo grande rilievo anche alla statistica, alla fisica e alle scienze naturali. La valutazione finale non terrà conto solo del test conclusivo, ma anche dell’impegno dimostrato durante la Winter School. I tutor monitorano costantemente il percorso: intendiamo premiare chi ‘accende’ davvero il proprio futuro”.

Un’ultima battuta: che consiglio si sente di dare ai ragazzi che hanno da poco iniziato questo percorso?
“Di non avere paura di puntare in alto. Spesso i ragazzi provenienti da contesti meno avvantaggiati tendono all’autoesclusione, pensando che certi percorsi non facciano per loro. Uni.ON è qui per dire il contrario: l’Università è di tutti e per tutti. Sfruttate queste 100 ore, fate domande ai professori, confrontatevi con i tutor. Questo è il vostro trampolino di lancio”.

Gli studenti della 1a edizione: un’esperienza da consigliare

Un percorso utile dal punto di vista formativo ma anche un’esperienza umana importante. La borsa di studio: un sostegno per non dipendere dai genitori. Sono entusiasti i diplomandi, oggi al primo anno di università, che hanno partecipato alla prima edizione della Winter School e si sono visti attribuire il riconoscimento economico.

Diplomato all’Istituto Tecnico ‘Pacinotti’ di Scafati, indirizzo informatica, oggi iscritto a Ingegneria Informatica alla Federico II, Fausto La Mura racconta una passione nata da lontano: “Fin da piccolo sono sempre stato appassionato di informatica, quindi la scelta del Corso è stata naturale”. La scoperta della Winter School è stata casuale: “Ho appreso del bando sulla bacheca di Argo e ho deciso di provarci”. Nonostante gli impegni – “per i tre o quattro mesi del percorso avevo anche un lavoretto e altri corsi” – rifarebbe tutto: “È stato impegnativo, ma ne è valsa la pena”.

Il valore aggiunto? “La possibilità di stringere amicizia con tanti ragazzi della mia età in un ambiente tranquillo, senza la competizione che c’era a scuola. Eravamo molti di più delle borse disponibili eppure è stato l’esatto opposto di quello che immaginavo: abbiamo creato legami fortissimi e ci sentiamo ancora oggi”. Da dicembre ad aprile dello scorso anno ha seguito moduli di 80 ore tra matematica, fisica e logica, con una prova finale scritta.

Oggi si sente avvantaggiato: “Dopo il primo semestre mi sento più avanti rispetto ad altri del corso e abbastanza preparato su tutte le materie”. Il suo consiglio è chiaro: “La consiglierei veramente a tutti: è importante anche per lo sviluppo personale. Sfruttate ogni opportunità, perché mancate il 100% dei colpi che non lanciate”.

Annaclaudia Marchese ha scoperto la Winter School grazie a un avviso nella bacheca del suo istituto: “Mi sono iscritta insieme a una mia compagna. Pochi hanno approfittato dell’occasione, anche se potevamo farlo in tanti: è stato uno spreco”. Il percorso, basato su criteri come ISEE e media scolastica, le è stato particolarmente utile per prepararsi al TOLC: “Abbiamo approfondito soprattutto la parte di logica, che a scuola si tratta poco. Mi è stato davvero utile per superare il test”.

Oggi frequenta Ingegneria Aerospaziale e traccia un bilancio positivo: “Mi sto trovando molto bene, la referente del progetto, Marta Bianchi, è sempre disponibile. Ci siamo sentiti anche la settimana scorsa per confrontarci sull’andamento del primo semestre”. Nonostante i pochi incontri in presenza, il gruppo è rimasto unito: “Sono bastati per creare un gruppo coeso, ci sentiamo ancora”. Studentessa del liceo scientifico ‘Siani’ di Casalnuovo, ha scelto la sede universitaria anche per la facilità negli spostamenti. “Le materie mi sono piaciute, anche se inizialmente ho avuto qualche difficoltà. Ho superato due esami su tre e il terzo lo darò a breve”.

Dal punto di vista umano, l’esperienza è andata oltre le aspettative: “Non ho trovato un clima di competizione, ma di aiuto reciproco. Anche durante la Winter School, pur competendo per la borsa, ci siamo scambiati appunti e sostenuti”. L’impatto è stato anche personale: “Ho iniziato in un periodo in cui non mi trovavo a mio agio in classe. Lanciarmi in una nuova esperienza mi ha fatto bene. All’inizio mi sentivo incapace, ma bisogna cogliere le occasioni”. Oltre al sostegno economico, sottolinea il valore formativo: “Anche solo per la preparazione al TOLC, ti porti a casa qualcosa di importante”.

Diplomato con 100 e lode al liceo scientifico ‘Siani’ di Aversa, indirizzo scienze applicate, Nicolas D’Alterio ha appreso del bando grazie alla sua professoressa. “Ero preso dall’esame di Stato e da quello per la patente, è stato complicato, ma sono riuscito a vincere”. Oggi è iscritto a Ingegneria Informatica alla Federico II: “Ho già sostenuto Analisi e Fondamenti di Informatica e mi sto impegnando per raggiungere il 50 percento di crediti formativi richiesti dalla borsa”.

La preparazione ricevuta è stata determinante: “Con logica, algebra lineare e matematica per Analisi ero già pronto. Per il TOLC non c’è stato quasi bisogno di studiare”. Ma non solo studio: “A livello sociale ho conosciuto tanti ragazzi e mi sono aperto molto”. La borsa rappresenta anche un passo verso l’autonomia: “Mi aiuta con libri e tasse. Non dover chiedere sempre ai miei genitori mi rende felice”. La Winter School gli ha dato fiducia: “È stato uno dei primi traguardi importanti che ho raggiunto. Se sono riuscito a vincere questo, posso fare anche di meglio”.

Diplomato al liceo scientifico di Ponticelli, Alessandro Mignano ha scoperto la Winter School grazie a una persona dell’ambiente universitario. “A scuola non c’era molta attenzione alle attività extrascolastiche. Me l’ha consigliata qualcuno già all’università che conosceva i miei obiettivi nelle materie STEM”. All’inizio aveva qualche timore: “Arrivavo stanco il venerdì pomeriggio e pensavo di trovare professori distanti. Invece è un falso mito: ho trovato docenti disponibili, capaci di rendere le lezioni leggere e piacevoli”.

Il gruppo si è formato subito: “Già al primo incontro prima di Natale abbiamo legato. Anche se poi molti erano online, con il gruppo whatsapp siamo rimasti in contatto. Ancora oggi ci sentiamo, anche con chi si è trasferito a Bologna o Torino”. Oggi frequenta Ingegneria Meccanica a San Giovanni, spinto anche dalla passione per la Formula 1: “Analisi è andata bene, ora devo affrontare altri esami. Speriamo bene”. Il suo messaggio è diretto: “Se fai una cosa, devi metterci tutta l’energia possibile. La Winter School la consiglierei perché lascia qualcosa nel bagaglio culturale e umano. Non è solo un’attività in più: si stringono nuove amicizie, si potenzia la preparazione e la borsa di studio è un riconoscimento concreto dell’impegno. Il traguardo si vede”.

Studente del liceo scientifico ‘Cristoforo Colombo’ di Marigliano, Roberto Benevento ha scoperto la Winter School sui social: “un post su Instagram, poi anche la bacheca scolastica. Ho pensato che potesse essere un primo approccio all’università e anche un aiuto a livello economico”. La partecipazione non è stata semplice. “È stato un periodo complicato: c’era la maturità e il venerdì e il sabato lavoravo. Finivo la Winter School e andavo direttamente a lavoro”.

Un’esperienza intensa che però lo ha formato: “Mi ha aiutato molto nella gestione del tempo e nell’organizzazione”. Per Roberto la Winter School è stata soprattutto un ponte verso il mondo universitario: “È stato il mio primo vero approccio all’università, qualcosa che all’orientamento non si capisce fino in fondo. Anche solo i tre incontri in presenza sono bastati per prepararmi mentalmente al passaggio tra scuola e Ateneo: non mi sono sentito spaesato”. Le basi acquisite si sono rivelate preziose nel percorso di laurea in Fisica: “matematica e chimica mi sono state utili, non ho avuto grandi problemi con il primo esame. Anche la prova finale della Winter School mi ha fatto capire cos’è davvero un esame universitario e come gestire l’ansia”.

Oltre all’aspetto accademico, resta quello umano: “È un’ottima occasione perché si stringono amicizie che non si perdono. Ancora oggi continuiamo a confrontarci su come stanno andando i nostri percorsi”. Il suo consiglio è pratico e diretto: “Ambientarsi il prima possibile, stringere amicizie e costruire un metodo di studio efficace. All’università servono gestione del tempo e organizzazione, non è come al liceo. Io mi sto ancora abituando, ma esperienze così ti mettono già sulla strada giusta”.
Eleonora Mele

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Ateneapoli – n.4 – 2026 – Pagina 4-5

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