Alla Federico II è in corso un’importante attività di ricerca nell’ambito del progetto GRINS – Growing Resilient, Inclusive and Sustainable, iniziativa finanziata dal Ministero dell’Università e della Ricerca attraverso la Missione 4, componente 2 del PNRR. Il progetto coinvolge numerosi Atenei italiani e centinaia di ricercatori, organizzati in diversi gruppi di lavoro tematici (‘spoke’), con l’obiettivo di analizzare e promuovere modelli di sviluppo economico e sociale più resilienti, inclusivi e sostenibili.
Tra le attività in corso vi è un’indagine dedicata alle studentesse coinvolte nel programma YEP – Young Women Empowerment Program, un’iniziativa destinata a studentesse di Lauree Magistrali in discipline economiche e STEM dei principali Atenei del Mezzogiorno. Con la Yep, promossa dalla Fondazione Ortygia, la fondazione d’impresa ideata dall’economista Lucrezia Reichlin, per sei mesi le studentesse sono supportate da una professionista aziendale, Mentor, che mette a disposizione il proprio tempo e la propria esperienza in un percorso strutturato con la studentessa assegnata, Mentee.
Lo studio, coordinato dal prof. Lorenzo Pandolfi, docente di Economia Politica al Dipartimento di Scienze Economiche e Statistiche, “nasce con l’obiettivo di studiare l’efficacia dei programmi di mentorship rivolti alle studentesse delle Lauree Magistrali – spiega il docente – che vengono affiancate da mentor, donne manager di importanti aziende italiane, e accompagnate nella fase di transizione verso il mondo del lavoro”.
E prosegue: “Il nostro lavoro è costruire questionari e metodologie di valutazione per capire se questi programmi producono effetti concreti”. Per analizzare l’impatto del mentoring è stato utilizzato un disegno sperimentale randomizzato. “Tra le studentesse che hanno richiesto di partecipare al programma, alcune sono state selezionate tramite sorteggio, altre no – spiega il prof. Pandolfi – Questo ci permette di confrontare i due gruppi e valutare se la partecipazione abbia effetti sulle performance accademiche, sulle aspettative e sulla preparazione all’ingresso nel mercato del lavoro”.
L’indagine ha coinvolto circa 500-600 studentesse, appartenenti a due diverse coorti accademiche, intervistate sia all’inizio sia dopo il programma di mentoring. “Abbiamo raccolto informazioni prima, alla fine del percorso e dopo in tre tranche – racconta il professore – per capire se cambiano le aspettative, la percezione delle opportunità professionali e il livello di preparazione per affrontare il mercato del lavoro”.
I risultati preliminari appaiono incoraggianti: “Le prime analisi mostrano un impatto positivo su tutte le attività di preparazione al mercato del lavoro. Le studentesse che hanno partecipato al programma, ad esempio, tendono a preparare meglio il curriculum, partecipano con maggiore frequenza a corsi di orientamento e si sentono più consapevoli delle competenze richieste dalle aziende”.
Il mentoring sembra quindi favorire un passaggio più fluido tra università e lavoro: “I dati suggeriscono che questi programmi possono essere efficaci nel facilitare la transizione verso il mondo professionale”. Nei prossimi mesi il gruppo di ricerca proseguirà l’analisi dei dati raccolti. “Stiamo lavorando per produrre risultati più estesi – conclude il prof. Pandolfi – Entro l’anno saranno disponibili anche i dati di follow-up, che ci permetteranno di capire meglio gli effetti del programma a distanza di tempo”.
Eleonora Mele
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Ateneapoli – n.5 – 2026 – Pagina 7








