Si è fatto avanti un terzo candidato nella corsa per il Rettorato della Federico II: è il professore Alessandro Pezzella, che si aggiunge così ai professori Andrea Mazzucchi e Santolo Meo. Ha inviato il 2 aprile una lettera alla comunità accademica. “Afferisco al Dipartimento di Fisica – dice ad Ateneapoli – e mi occupo di bioelettronica, una disciplina di frontiera. Ho studiato molte cose. Ho una laurea in Chimica, una in Farmacia e una in Matematica e sono affezionato a tutte”.
Aggiunge: “Metto a disposizione la mia esperienza negli organi di governo. Sono stato al CUN (Consiglio Universitario Nazionale), tuttora ne faccio parte, col ruolo di vicecoordinatore della Commissione Bilancio. Sono stato responsabile di progetti competitivi, senatore accademico, componente del Consiglio di Amministrazione”. La presenza di più candidati, sottolinea poi, “è un fatto positivo. Si confronteranno visioni e programmi differenti. Tengo a precisare che per me gli altri candidati non sono avversari, ma colleghi con alternative di programma”.
Nella missiva con la quale ha annunciato che correrà per il rettorato parte da una constatazione: “Nonostante il livello nominale, la capacità di spesa derivante dal Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) ci vede oggi, in valori dell’epoca, ai livelli del 2009; un recupero in termini assoluti, che pure è ovviamente necessario, non è al momento all’orizzonte. Ad oggi, l’attribuzione dell’FFO agli atenei è competitiva e si basa prevalentemente su indicatori relativi alla didattica (costo standard) e alla ricerca (VQR).
Questo è dunque il quadro in cui lavorare per migliorare il nostro posizionamento e acquisire le risorse necessarie per la gestione ordinaria, per i progetti di lungo respiro, per le politiche di reclutamento e di progressione del personale tecnico amministrativo, dei ricercatori e docenti, delle figure pre-ruolo, dei ricercatori precari che con il loro impegno quotidiano danno un supporto fondamentale a ricerca e didattica”.
Dice poi: “Il lavoro che ho svolto negli ultimi anni nel Consiglio di Amministrazione e nella commissione bilancio del CUN mi consente di dire che ci sono margini di incremento della nostra quota FFO, margini significativi conseguibili attraverso un lavoro mirato e pianificato sulle voci di bilancio”. Chiarisce: “Ogni elemento dei temi, delle azioni e del percorso che immagino per il nostro Ateneo nei prossimi anni parte dalla considerazione delle necessità di quanti studiano da noi e delle ricadute sulla loro vita e sulla loro crescita fra noi e con noi”.
Supporto, innovazione e organizzazione
Individua tre elementi fondanti: il supporto (infrastrutture didattiche e welfare), l’innovazione (culturale e tecnologico-digitale) e l’organizzazione (cooperazione piena tra Dipartimenti, Scuole e organi di governo). Nel dettaglio: Il supporto materiale “richiede di potenziare i servizi, le comunicazioni, le infrastrutture didattiche, gli spazi di studio e di lavoro.
Altrettanto, se non più cruciale, il supporto immateriale parte dal rafforzare il coinvolgimento degli studenti nella vita dell’Ateneo e si articola nei tanti processi di sostegno alle iniziative studentesche, ai percorsi di inclusione degli studenti con difficoltà specifiche, al counseling, al supporto alla genitorialità, ai programmi di orientamento in ingresso e in uscita”. L’innovazione “significa sviluppo e adeguamento dei percorsi formativi sulla base delle complesse e mutevoli esigenze che il mondo del lavoro (e il mondo tout court) pone in uno scenario globale”.
L’organizzazione: “richiede due elementi: azione continua e regolare; cooperazione. Con una azione continua e regolare vanno programmati e sostenuti gli investimenti nelle infrastrutture e nei servizi: aule, laboratori, biblioteche, sale studio. Occorre quindi una gestione edilizia che coniughi efficacemente manutenzione e crescita e un adeguamento continuo dei supporti tecnologici (Rete, App dedicate, strumenti di AI).
La cooperazione sinergica tra i Dipartimenti, le Scuole e soprattutto gli organi di governo è fondamentale per affiancare la gestione ordinaria delle attività con lo sviluppo di azioni strategiche”. Sottolinea poi che c’è un nesso imprescindibile tra didattica e ricerca: “La cifra della didattica universitaria è la nostra immersione quotidiana nella ricerca. In questi anni la Federico II ha confermato e consolidato il suo altissimo profilo, grazie all’impegno di tutti noi. Questa crescita e questi risultati meritano una visione di prospettiva per il futuro: senza un lavoro continuo, nessun risultato è garantito per sempre.
Allo stesso tempo è evidente a ciascuno di noi come l’attività di ricerca debba affrontare problematiche quotidiane e anche di sistema, rispetto alle quali serve immaginare nuove soluzioni. Fondamentale sarà il ruolo dei soggetti nati dalle azioni PNRR, come anche quello della Fondazione Federico II”. In prospettiva, “un tema particolarmente attuale riguarda la nostra collocazione collettiva, dei Dipartimenti e dell’intero Ateneo, nel panorama della ricerca internazionale.
Certamente, siamo noti a livello internazionale per le nostre punte, gruppi di ricerca e singoli ricercatori; occorre però rafforzare la nostra riconoscibilità a livello delle collettività, delle nostre strutture, Dipartimenti e Centri. La Federico II deve guadagnare visibilità non solo come luogo dove si fa buona ricerca e dove lavorano ottimi ricercatori, ma anche come meta ambita in cui spostarsi per fare buona ricerca.
Internazionalizzazione quindi non solo come obiettivo strutturale (più accordi, più mobilità, più collaborazioni…), ma come vocazione culturale e per un rafforzamento del nostro ruolo nello spazio europeo dell’istruzione superiore”. Il tutto, puntualizza poi, “fonda sulla organizzazione amministrativa. Quasi ottantamila studenti, cinquemila unità di personale, diverse migliaia di figure precarie di varie tipologie, centinaia di Corsi di Laurea, laboratori, centri museali e librari, orti botanici, plessi e campus nella città, sedi decentrate e tanto altro. La dimensione di tutto questo si legge in filigrana nel bilancio economico patrimoniale con cui ogni anno si pongono le basi per il nostro funzionamento, dalla scala dei singoli a quella dei centri di spesa, per confluire nel sistema Ateneo.
Una gestione efficace fluida e collaborativa è imprescindibile; a maggior ragione in questa complessa fase di riduzione della capacità di spesa del Fondo di Finanziamento Ordinario, ma anche di annunciate riforme normative, che richiederanno adeguamenti gestionali e regolamentari in Ateneo e non solo – e penso all’Azienda Ospedaliera. E una gestione collaborativa sarà imprescindibile anche nei rapporti con le diverse realtà che integrano l’ecosistema universitario nella nostra città: la Scuola Superiore Meridionale, gli altri Atenei campani e gli enti territoriali.
Penso, infine, ai rapporti con il Ministero, rispetto al quale vanno valorizzate tutte le nostre potenzialità in termini qualitativi e quantitativi”. Conclude: “L’università non esiste fuori dal mondo, non è una bolla di formazione isolata, ma un nodo di un sistema diffuso. In questa ottica, le nuove prospettive della didattica legate all’intelligenza artificiale, il rapporto pubblico privato nella ricerca, le questioni energetiche e ambientali rappresentano temi complessi, ma anche opportunità per innovare e migliorare il nostro Ateneo”.
Fabrizio Geremicca
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Ateneapoli – n.6 – 2026 – Pagina 4








