I Campionati Nazionali Universitari (CNU) si avvicinano e le arti marziali, uno dei settori di maggiore successo del Cus Napoli, iniziano a scaldare testa, cuore e muscoli. Sono ancora negli occhi i grandi risultati ottenuti per esempio dalla rappresentativa napoletana di karate che, solo lo scorso anno, ai CNU di Ancona, sotto la ormai storica guida del Maestro Salvatore Tamburro, ha ottenuto ben dieci medaglie, tra cui gli ori del federiciano Gennaro Vitulano, nella categoria -75 Kg, e di Vincenzo Pappalardo, della Parthenope, nel Kata. Senza dimenticare l’argento di Manuel Grazia, ancora nel Kata; mentre le restanti sette medaglie furono bronzi.
Ma lo sport insegna a non adagiarsi mai sugli (all)ori; al contrario, spinge a mettersi costantemente in discussione e a superare ogni volta i propri limiti. Come si può alzare l’asticella, quindi, ai prossimi Nazionali? Ateneapoli l’ha chiesto proprio a Tamburro, che ha sgomberato subito il campo: non si deve parlare solo di medaglie.
Il Maestro ribadisce: “abbiamo sempre portato avanti l’idea che più studentesse e studenti possibili debbano provare questa esperienza. Non partecipiamo ai Campionati per stabilire il campione o la campionessa e uscire di scena. A loro, personalmente, chiedo di impegnarsi con rigore e costanza nel proprio percorso di studio ed essere anche atleti. E vedo con soddisfazione che ci sono sempre più ragazzi che intraprendono questa strada. Perciò: non importa essere alle prime armi e non avere esperienza nazionale. Basta un minimo di preparazione, la cintura marrone o quella nera, e serve soprattutto voglia di mettersi in gioco: siamo ben lieti di ospitare tutti coloro che vogliono partecipare”.
D’altronde non si può far finta che il karate partenopeo non abbia una grande tradizione, in entrambe le specialità, Kata e Kumite: “di sicuro faremo di tutto per ripeterci”. Per il 30 e 31 maggio prossimi, i giorni in cui la rappresentativa sarà impegnata in Piemonte, e per il lungo periodo, si punterà sempre “a portare più studenti possibile e ad aumentare la rappresentanza dei Dipartimenti”.
In attesa di mettere su la delegazione – “aspettiamo ancora perché tanti sono impegnati anche in altre competizioni” – Tamburro richiama lo spirito del karate, “un vero e proprio stile di vita che insegna a muoversi bene, dormire, mangiare. E, soprattutto, il karate trasmette il rispetto. Prima per sé e poi per gli altri. Un messaggio che tutti gli sport dovrebbero veicolare, anche se alcune delle scene viste ultimamente non vanno in questa direzione. Dal canto nostro, cerchiamo di andare oltre e ribadire ciò in cui crediamo e a trasferirlo ai ragazzi, per una società migliore”.
Claudio Tranchino
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Ateneapoli – n.5 – 2026 – Pagina 39







