È fatta. La trasformazione degli Edisu, gli enti regionali preposti alla tutela del diritto allo studio, in Adisu, aziende regionali che perseguono lo stesso fine, è finalmente compiuta. Dallo scorso dicembre, i consigli di amministrazione (CdiA) dei cinque Adisu napoletani (Federico II, Parthenope, Orientale, Suor Orsola e Seconda Università) si sono formalmente insediati, nominando le vicepresidenze e il collegio dei Revisori dei Conti. Resta però ancora un nodo da sciogliere: la Regione Campania non ha emanato alcuna legge per il finanziamento del CdiA, che – pare – potrebbe arrivare ad avere un costo annuo anche di 400mila euro. L’interrogativo, pertanto, è: dove prenderanno i soldi le Adisu per pagare gli stipendi ai consiglieri? Non verranno mica sottratti ai fondi riservati all’assistenza studentesca?
In base alla nuova legge regionale sul diritto allo studio, le attuali Adisu sono costituite da un Presidente, un Consiglio di Amministrazione e da un Collegio dei Revisori contabili. In particolare, il CdiA è formato da sette membri, tra cui il Presidente, tre rappresentanti della Regione, un rappresentante dell’Università di riferimento e tre rappresentanti degli studenti di quell’Ateneo. I componenti del Consiglio restano in carica tre anni e possono essere riconfermati una sola volta. Secondo Giuseppe Vito, presidente dell’Adisu Parthenope e preside della Facoltà di Scienze Motorie dello stesso Ateneo, “istituire un’Adisu per ogni Università (prima gli enti accorpavano più Atenei, ndr) ha avvicinato l’Azienda alle esigenze degli studenti”. E, a titolo esemplificativo, cita il caso della Facoltà di Giurisprudenza del Parthenope, ubicata a Nola, “i cui studenti adesso si sentiranno meglio tutelati”.
Sempre a proposito dell’Ateneo di via Acton, l’Adisu Parthenope conta appena quattro dipendenti. “Ereditiamo il vecchio assetto dell’ente che assisteva il Navale, all’epoca un piccolo Ateneo. Oggi gli studenti sono notevolmente aumentati, ma non può dirsi altrettanto per le unità di personale, rimaste tali”. Novecentomila euro per le borse di studio e 450mila euro per il servizio mensa, i fondi stanziati dalla Regione Campania per l’assistenza agli studenti del Parthenope. Nulla, invece, è stato previsto per lo stipendio dei consiglieri d’amministrazione. Norma alla mano, ciascuno di loro percepirà un compenso pari a un massimo del 15% dello stipendio di un consigliere regionale. Il che, tradotto in soldini, equivale all’incirca a mille euro al mese. All’epoca dei vecchi Edisu, invece, ad ogni consigliere di amministrazione spettava un gettone di presenza di 60/70 euro, per un totale di due, al massimo tre sedute mensili. Insomma, la cifra è lievitata da 210 euro del passato agli attuali 1000!
Da dove arriveranno quei soldi? Dai finanziamenti per il diritto allo studio? “No, nel caso del Parthenope – assicura il presidente Vito – perché la nostra Azienda può contare su un fondo cassa di danaro risparmiato nel corso degli anni. Chiaro è che questa situazione non potrà durare in eterno”. Un caso atipico quello del Parthenope, che può contare su di una solida gestione dell’ex ente, tant’è che “in tutti questi anni siamo stati l’unico Edisu in Campania a pubblicare le graduatorie dei vincitori di borse di studio entro il 31 dicembre (e anche quest’anno), garantendoci il diritto ad accedere ad un fondo integrativo del Miur di 270mila euro da destinare ad altre borse di studio”. Vito è un fiume in piena. “Non solo la Regione avrebbe dovuto prevedere una copertura finanziaria per i compensi dei consiglieri d’amministrazione, quanto pare abbia addirittura ridotto i finanziamenti per il diritto allo studio dai 13 milioni di euro dello scorso anno agli attuali 11”. Secondo Luca Carratore, rappresentante degli studenti nel CdiA dell’Adisu Federico II, “anziché appellarsi di continuo all’austerity, l’assessore Teresa Armato farebbe bene ad impegnarsi nell’elaborazione di una legge ad hoc per gli stipendi dei consiglieri”. Mille euro al mese per uno studente è un bel bottino. “È la legge che lo prevede – si difende Carratore -. Tuttavia, abbiamo calcolato che l’ammontare totale degli stipendi per la rappresentanza studentesca che siede nel CdiAa dell’Adisu Federico II incide poco sui soldi destinati alle borse di studio. Le quattro, cinque borse di studio che sottraiamo con i nostri stipendi influiscono davvero poco su quel 40% di idonei e non vincitori di borsa. In ogni caso, saremmo disposti anche a rinunciare alla nostra parte, ma non si risolverebbe il problema, che va affrontato dal punto di vista normativo”. E sempre la legge resta il punto di riferimento per Luigi Serra, presidente dell’Adisu Orientale e preside della Facoltà di Studi Arabo-islamici e del Mediterraneo. “Le retribuzioni sono stabilite per legge”, il suo laconico commento.
In base alla nuova legge regionale sul diritto allo studio, le attuali Adisu sono costituite da un Presidente, un Consiglio di Amministrazione e da un Collegio dei Revisori contabili. In particolare, il CdiA è formato da sette membri, tra cui il Presidente, tre rappresentanti della Regione, un rappresentante dell’Università di riferimento e tre rappresentanti degli studenti di quell’Ateneo. I componenti del Consiglio restano in carica tre anni e possono essere riconfermati una sola volta. Secondo Giuseppe Vito, presidente dell’Adisu Parthenope e preside della Facoltà di Scienze Motorie dello stesso Ateneo, “istituire un’Adisu per ogni Università (prima gli enti accorpavano più Atenei, ndr) ha avvicinato l’Azienda alle esigenze degli studenti”. E, a titolo esemplificativo, cita il caso della Facoltà di Giurisprudenza del Parthenope, ubicata a Nola, “i cui studenti adesso si sentiranno meglio tutelati”.
Sempre a proposito dell’Ateneo di via Acton, l’Adisu Parthenope conta appena quattro dipendenti. “Ereditiamo il vecchio assetto dell’ente che assisteva il Navale, all’epoca un piccolo Ateneo. Oggi gli studenti sono notevolmente aumentati, ma non può dirsi altrettanto per le unità di personale, rimaste tali”. Novecentomila euro per le borse di studio e 450mila euro per il servizio mensa, i fondi stanziati dalla Regione Campania per l’assistenza agli studenti del Parthenope. Nulla, invece, è stato previsto per lo stipendio dei consiglieri d’amministrazione. Norma alla mano, ciascuno di loro percepirà un compenso pari a un massimo del 15% dello stipendio di un consigliere regionale. Il che, tradotto in soldini, equivale all’incirca a mille euro al mese. All’epoca dei vecchi Edisu, invece, ad ogni consigliere di amministrazione spettava un gettone di presenza di 60/70 euro, per un totale di due, al massimo tre sedute mensili. Insomma, la cifra è lievitata da 210 euro del passato agli attuali 1000!
Da dove arriveranno quei soldi? Dai finanziamenti per il diritto allo studio? “No, nel caso del Parthenope – assicura il presidente Vito – perché la nostra Azienda può contare su un fondo cassa di danaro risparmiato nel corso degli anni. Chiaro è che questa situazione non potrà durare in eterno”. Un caso atipico quello del Parthenope, che può contare su di una solida gestione dell’ex ente, tant’è che “in tutti questi anni siamo stati l’unico Edisu in Campania a pubblicare le graduatorie dei vincitori di borse di studio entro il 31 dicembre (e anche quest’anno), garantendoci il diritto ad accedere ad un fondo integrativo del Miur di 270mila euro da destinare ad altre borse di studio”. Vito è un fiume in piena. “Non solo la Regione avrebbe dovuto prevedere una copertura finanziaria per i compensi dei consiglieri d’amministrazione, quanto pare abbia addirittura ridotto i finanziamenti per il diritto allo studio dai 13 milioni di euro dello scorso anno agli attuali 11”. Secondo Luca Carratore, rappresentante degli studenti nel CdiA dell’Adisu Federico II, “anziché appellarsi di continuo all’austerity, l’assessore Teresa Armato farebbe bene ad impegnarsi nell’elaborazione di una legge ad hoc per gli stipendi dei consiglieri”. Mille euro al mese per uno studente è un bel bottino. “È la legge che lo prevede – si difende Carratore -. Tuttavia, abbiamo calcolato che l’ammontare totale degli stipendi per la rappresentanza studentesca che siede nel CdiAa dell’Adisu Federico II incide poco sui soldi destinati alle borse di studio. Le quattro, cinque borse di studio che sottraiamo con i nostri stipendi influiscono davvero poco su quel 40% di idonei e non vincitori di borsa. In ogni caso, saremmo disposti anche a rinunciare alla nostra parte, ma non si risolverebbe il problema, che va affrontato dal punto di vista normativo”. E sempre la legge resta il punto di riferimento per Luigi Serra, presidente dell’Adisu Orientale e preside della Facoltà di Studi Arabo-islamici e del Mediterraneo. “Le retribuzioni sono stabilite per legge”, il suo laconico commento.







